Era il 2004. Facevo ancora i conti con la mia infanzia e la mia adolescenza tormentate e scrivevo poesie… insomma, “poesie” è una parola grossa: componevo sciocchezze in versi. All’inizio dell’anno, tra gennaio e febbraio, scrissi una filastrocca che di lì a pochi mesi si rivelò profetica.
Seconda ballata del saggio pagliaccio
Era primo mattino,
il sole appena sorto,
nessuno in cammino
sulla strada del porto.
Sul mare verde e blu,
nell’aria rosa e bianca,
non vedevo ormai più
l’ultima stella stanca.
«Questa è ora di magia,
come all’imbrunire
quando il giorno va via:
c’è tanto da scoprire!».
Mi voltai per cercare
chi avesse parlato:
una voce dal mare?
Forse avevo sognato.
«Non guardare lontano
fino all’orizzonte.
Chi ti parla è vicino,
segue le tue impronte».
«Il mio amico pagliaccio!
L’amato cantastorie!»
esclamai nell’abbraccio
«Porti sempre baldorie?».
Trascorsero le ore,
cantando in allegria,
bimbi d’ogni colore
s’unirono per via.
Ballammo e ridemmo
fino a perdere il fiato;
allora ci accorgemmo:
il tempo s’è fermato!
«Spècchiati nelle acque,
mia piccola amica»
mi disse; e poi tacque
la saggia voce amica.
«Non capisco perché»
e mi misi a sedere
«Non so che cosa c’è
di nuovo da vedere».
Ma curiosa mi sporsi
sull’acqua trasparente
e allora mi accorsi,
ed era sconvolgente.
Non era più la mia
l’immagine riflessa,
vedevo una bambina,
non ero più la stessa.
Mi rivolsi di scatto
all’amico pagliaccio:
rideva come un matto
vedendomi in impaccio.
Non c’era più nessuno
dei bimbi accanto al mare;
il clown serio ed arguto
mi spinse a confessare:
«Come sempre hai capito
quello che ho nel cuore:
quel dolore sopito
che segue le mie ore».
Taceva il pagliaccio,
con lo sguardo profondo;
di nuovo sciolse il ghiaccio
che avevo nel profondo.
Piansi come una bimba
stringendomi al suo petto,
piansi tutta la rabbia,
l’inganno e il dispetto.
«Ti ho concesso il tempo
per piangere l’infanzia
che fu tradita un tempo.
Ma ora guarda avanti!
Il corso è ripreso
e non si ferma più:
il tempo che fu speso
non ritorna mai più.
Si sta alzando la luna,
con le stelle intorno,
se vuole la fortuna
sarai madre un bel giorno.
E se non permetterai
che il male ti corroda,
per i tuoi figli sarai
la voce che consola,
colei che sa guidare,
l’amica che consiglia,
colei che più sa amare
la vita che l’è figlia!».
In ottobre arrivasti tu, mio splendido bambino!