Lettere Al Futuro

8 Gennaio 2008

difficile

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E’ difficile
scrivere in una lettera
quello che non ti ho detto

Ce ne sarebbero di cose
di tempo non dato
di errori fatti

E’ successo,
per mia sorella
mio padre scrisse una lettera

Quando le parole
non bastavano
e la realtà chiedeva molto

Scrisse, io
e le mie sorelle
leggemmo

Si vedeva il cuore
in quelle frasi
il desiderio che nulla vada perso

Noi che leggevamo
le conoscevamo già
anche se non erano state pronunciate

Quelle frasi erano con noi
da anni
da quando siamo stati voluti

Conoscevamo quell’uomo
meglio di lui
che scriveva

E’ difficile scriverti adesso
mi conosci
anche se parlo poco

E’ necessario però che ti scriva
per te
per me

Per lo stesso dono:
il tuo essere figlia
e il mio essere padre

Era il 2004

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Era il 2004. Facevo ancora i conti con la mia infanzia e la mia adolescenza tormentate e scrivevo poesie… insomma, “poesie” è una parola grossa: componevo sciocchezze in versi. All’inizio dell’anno, tra gennaio e febbraio, scrissi una filastrocca che di lì a pochi mesi si rivelò profetica.

Seconda ballata del saggio pagliaccio

Era primo mattino,

il sole appena sorto,

nessuno in cammino

sulla strada del porto.

Sul mare verde e blu,

nell’aria rosa e bianca,

non vedevo ormai più

l’ultima stella stanca.

«Questa è ora di magia,

come all’imbrunire

quando il giorno va via:

c’è tanto da scoprire!».

Mi voltai per cercare

chi avesse parlato:

una voce dal mare?

Forse avevo sognato.

«Non guardare lontano

fino all’orizzonte.

Chi ti parla è vicino,

segue le tue impronte».

«Il mio amico pagliaccio!

L’amato cantastorie!»

esclamai nell’abbraccio

«Porti sempre baldorie?».

Trascorsero le ore,

cantando in allegria,

bimbi d’ogni colore

s’unirono per via.

Ballammo e ridemmo

fino a perdere il fiato;

allora ci accorgemmo:

il tempo s’è fermato!

«Spècchiati nelle acque,

mia piccola amica»

mi disse; e poi tacque

la saggia voce amica.

«Non capisco perché»

e mi misi a sedere

«Non so che cosa c’è

di nuovo da vedere».

Ma curiosa mi sporsi

sull’acqua trasparente

e allora mi accorsi,

ed era sconvolgente.

Non era più la mia

l’immagine riflessa,

vedevo una bambina,

non ero più la stessa.

Mi rivolsi di scatto

all’amico pagliaccio:

rideva come un matto

vedendomi in impaccio.

Non c’era più nessuno

dei bimbi accanto al mare;

il clown serio ed arguto

mi spinse a confessare:

«Come sempre hai capito

quello che ho nel cuore:

quel dolore sopito

che segue le mie ore».

Taceva il pagliaccio,

con lo sguardo profondo;

di nuovo sciolse il ghiaccio

che avevo nel profondo.

Piansi come una bimba

stringendomi al suo petto,

piansi tutta la rabbia,

l’inganno e il dispetto.

«Ti ho concesso il tempo

per piangere l’infanzia

che fu tradita un tempo.

Ma ora guarda avanti!

Il corso è ripreso

e non si ferma più:

il tempo che fu speso

non ritorna mai più.

Si sta alzando la luna,

con le stelle intorno,

se vuole la fortuna

sarai madre un bel giorno.

E se non permetterai

che il male ti corroda,

per i tuoi figli sarai

la voce che consola,

colei che sa guidare,

l’amica che consiglia,

colei che più sa amare

la vita che l’è figlia!». 

In ottobre arrivasti tu, mio splendido bambino!

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