Molti sono i libri che, drammaticamente o con poesia ricordano il dramma del popolo Ebraico degli anni della seconda guerra mondiale, tristi e drammatiche testimonianze per i posteri, per non dimenticare quanto di orribile il genere umano possa esercitare con atrocita inumane verso un altro popolo, solo perchè non della stessa religione o pensiero. Tra i tanti voglio segnalare quello di Bassani, volto noto della letteratura italiana , scrittore di capolavori rimasti nella mente e nei cuori italiani.
Una lapide in via Mazzini
racconto di GIORGIO BASSANI tratto da Dentro le mura - Il romanzo di Ferrara
L’autore
Giorgio Bassani è nato a Bologna nel 1916 da una famiglia ferrarese. Tra i suoi libri più famosi ricordiamo: Cinque storie ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini, Il romanzo di Ferrara.
La storia
Il libro parla di un giovane operaio, che, nell’agosto del 1945, sta murando una lapide con incisi i nomi degli ebrei deportati. Ad un tratto l’operaio si sente chiamare da un uomo piuttosto strano, molto grasso, vestito di stracci e con un colbacco in testa e si scusa di dover correggere quello che è scritto sulla lapide. Questo perché tra i nomi c’è il suo, ma lui, Geo, è vivo, anche se ha sopportato due anni di Lager ed è l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Finalmente è approdato alla città di origine dopo una lunga peregrinazione attraverso l’Europa. Ora torna nel suo palazzo, riprende i vecchi vestiti e ricomincia a passeggiare per Ferrara, guardando con occhi ironici i suoi concittadini. Non vuole parlare con nessuno, in particolare lo disturba il fatto che molti si siano lasciati crescere la barba “da partigiano” per mascherare il loro passato di fascisti. Quello che vorrebbe Geo, anche se nessuno lo capisce, è che Ferrara fosse la stessa della sua adolescenza, come se in questo modo fosse possibile riempire quegli anni atroci, a cui è sopravvissuto per miracolo. Arrivata la primavera, tutto torna come prima e ricompare il Conte Scocca, famoso filonazista. Geo lo incontra, Scocca gli parla e Geo gli dà due schiaffi. Da questo momento Geo cambia. Ormai è dimagrito, con i capelli diventati bianchi, riprende i vestiti da ex deportato ed inizia a raccontare le vicende del Lager: la morte per sfinimento del padre, il saluto della madre prima di essere portata via, la “selezione” del fratello minore. Per convincerlo a cercare di dimenticare quella brutta esperienza, ormai ci vuole ben altro che un giaccone di cuoio. Per più di un anno Geo gira per Ferrara con la testa nuovamente rasata e ormai in città tutti lo prendono per matto. Nella primavera del 1948 Geo sparisce e gli interrogativi sono molti: nessuno a Ferrara riesce a capire. Forse per spiegare tutto questo bisogna ripensare all’episodio con Lionello Scocca: Geo aveva dato due schiaffi, che erano stati la sua risposta alle domande insistenti se pure di cortesia del conte. Ma a quelle domande avrebbe potuto rispondere un urlo così alto che tutta la città l’avrebbe udito con orrore.