Lettere Al Futuro

29 Febbraio 2008

Ballata per la mia piccola iena: ovvero la banalità del tradimento

Archiviato in: Canzoni — Audrey @ 21:48

E’ qualche giorno che mi ronza per la testa questa canzone degli Afterhours.
L’ho ascoltata casualmente, dopo diversi anni, e mi ha nuovamente colpita ed affondata, come già a suo tempo.
Credo che il perchè sia nelle parole del testo:

Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene
anche il sole sorge solo se conviene.
Fra piccole iene, solo se conviene,
mia piccola iena, solo se conviene.
L’amore rende soli!.. ma è ben più doloroso
se per nemici e amici non sei più pericoloso.
La testa è così piena che non pensi più..
Ti si aprono le gambe oppure le hai aperte tu? Aiutami a trovare qualcosa di pulito!
Uccidi ma non vuoi morire,
uccidi ma non vuoi morire.
Fra piccole iene, solo se conviene.
Mia piccola iena, solo se conviene.

Chi non ha mai incontrato, nella sua vita, una piccola iena? Anzi tante piccole iene.
Perchè è questa la differenza tra la IENA con le lettere maiuscole:

colui/colei che ti tradisce, che ti delude, che si ciba dei tuoi resti dopo che ti ha sconfitto, tramortito, ma che comunque riesce ad assumere una sua statura, un suo significato per quanto triste e doloroso,
e le PICCOLE IENE , bestiole quotidiane, che annusano e colpiscono solo se conviene, per opportunità.

Confesso che,dal mio punto di vista personale, non sono una molto sensibile al tradimento (almeno in senso sentimentale/erotico/sessuale/affettivo).
Ho sempre pensato (a torto o ragione) che il ns reale istinto sia quello di riprodurci, e che questo comporta, inevitabilmente, una ricerca di altri.
Tutto il resto è sovrastruttura..religiosa, culturale, sociale, economica, antropologica.
Questo non significa (ovviamente) che per me il tradimento non abbia implicato (in alcuni casi) sofferenza data e ricevuta, ma “ideologicamente” l’ho sempre considerato inevitabile, nel senso del profondamente ed istintivamente umano.

Ma non è di questo che io voglio parlare qui. IO voglio parlare di quei “piccoli” tradimenti che si abbattono su di noi quotidianamente, stillicidio di delusioni e banalità.
Io qui, non voglio parlare del tradimento drammaticamente significativo, personificato tragicamente e classicamente (nel ruolo di vittima) da Medea.
Qui voglio parlare di piccole iene, iene solo se conviene, in piccoli mondi…
iene che senza alcuna aura tragica e dolente, ti pugnalano alle spalle in piccolezze,in miserrime cose della vita quotidiana e facendolo ti sorridono anche.

Perfette iene ridens, perfettamente adatte alla pochezza dei tempi attuali, e che nei loro allegri ed affamati branchi, fiutano ogni tua minima difficoltà, ogni tuo minimo passo falso, o magari solo incerto, aspettando il momento giusto per spartirsi il frutto della caccia….ma solo se conviene.

28 Febbraio 2008

Dopo 40 anni dal 68. Il riflusso impegna i giovani emergenti nel movimento anti-68. Dai “figli dei fiori” ai “figli di papà”.

Archiviato in: PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 21:03

Articolo per il movimento anti-68

di Alfonso Magliocco

…..“Ebbene è lo stesso sentimento che animava Marinetti a doverci guidare ad una rottura netta con la cultura instaurata con il´68.

«Siano sepolti i morti / dalle più profonde / viscere della terra! / Sia sgombra di mummie / la soglia del futuro! / Largo ai giovani, / ai violenti, / ai temerari!»
F. T. Martinetti

Un sentimento non soltanto distruttivo, ma anche capace di immaginare prima e realizzare poi una società diversa e realmente proiettata nel futuro, dove ci attendono sfide importanti e ardue.
Meritocrazia, velocità e precisione; questi devono essere i cardini della nostra ribellione. Meritocrazia, perché un sistema che non tenga conto delle capacità, delle peculiarità e della volontà di ciascun individuo è destinato a trasformarsi in un coacervo di sufficienza, quando non di totale incapacità ed è, quindi, destinato a fallire.

Velocità, perché soltanto un sistema snello può essere efficiente e in grado di adattarsi facilmente ai cambiamenti veloci e spesso repentini che la società e, ahimè, il mercato ci impongono.

Precisione, perché soltanto avendo bene in mente l’obiettivo può realizzarsi un percorso di rinnovamento realmente efficace.

La nuova stagione politica sarà per noi il test fondamentale per misurare la vitalità e la forza delle nostre idee e per valutare se realmente possiamo chiamarci avanguardia e classe politica responsabile.
Sono finiti i tempi degli squallidi giochi interni, delle faide correntizie; davanti a noi c’è solo una possibilità, quella di annientare un sistema marcio e fallito che ci vuole schiavi in nome di un avvenire inconsistente e inesistente.

Dalle Università, dalle fabbriche, dalle scuole e dalle piazze parte la nostra ribellione che deve avere il gusto di una rivincita contro chi ha tradito il proprio popolo e le proprie tradizioni per barricarsi in un fortino di ricchezza e di beatitudine personale.”…………

Non vi dirò l’età, la provenienza e nemmeno l’indirizzo politico, vi voglio sottoporre solo questo ritaglio di articolo dell’autore che assieme ad altri lancia un movimento ANTI’68 (http://www.anti68.it/) .

Mi interesserebbe la vostra opinione, la mia la troverete tra i commenti.

27 Febbraio 2008

Quando sciopera il prossimo tuo

Archiviato in: AngoloRelax — mt70 @ 13:02

Un pomeriggio di qualche giorno fa. Ipermercato Panorama di Roma Aurelia.

Ricotta, pane, latte, prosciutto …. Si, ho preso tutto, e si è fatto anche tardi meglio mettersi in fila alla cassa.

La solita fila interminabile, i soliti treni di carrelli colmi a sfidare le più elementari leggi fisiche, ma è un prezzo che ho deciso di pagare quando sono entrata qui, e pago pegno senza fiatare, come sempre.

Una voce sacrilega rompe all’improvviso il rito dell’acquisto quotidiano e pronuncia, con voce neanche troppo ferma: “CASSA CHIUSA”.

“Ma che’ sta’ a dì” è la risposta che si leva dalla folla inferocita, “ce dovevi avvertì prima, è n’ora che stamo in fila”.

Il cassiere continua : “Siamo in agitazione, il personale sciopera per protestare contro il piano di licenziamenti approvato dall’azienda, ma stanno aprendo altre casse, se volete potete andare lì, ma sbrigatevi perché potrebbero chiudere anche quelle se non vi decidete”.

Da lontano penso con enorme stizza: “che cavolo di protesta assurda, gli unici che ci rimettono sono i clienti ….”

 E nel frattempo si forma un turbine di gente che insegue una cassa disponibile paragonabile a questa celeberrima scena:

io, che riguardai, vidi una ‘nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d’ogne posa mi parea indegna; 

e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta

Io insisto, chiedo e ottengo di terminare la mia avventura alla cassa alla quale ho cominciato la fila, perché ci sono solo due carrelloni davanti a me, e verranno accontentati. Ascolto con malcelata rabbia il dialogo tra il cassiere e il cliente che sta servendo:

“Non potete scioperare senza regole, dovevamo essere avvertiti prima di entrare qui di questa situazione, capisco la vostra protesta ma non ci si comporta così!”

“Se dici che mi capisci, allora sappi che sono 25 anni che lavoro qui e verrò mandato via senza una motivazione plausibile, se dici che mi capisci non puoi rispondermi così, altri clienti hanno lasciato la spesa qui, sul nastro, e sono venuti con noi fuori l’altro giorno … Loro capivano …”

Io, non mi vergogno di dirlo, parteggiavo sfacciatamente per il cliente, non mi è mai piaciuta l’assenza di regole.

Ma poi avvicinandomi alla cassa, oltre a sentire, ho potuto anche vedere. E ho visto un gesto che ha mutato la mia rabbia, la mia indignazione in perplessità prima, in comprensione e partecipazione subito dopo.

Il cassiere teneva le labbra strette strette , serrate e tremanti.

Superficialmente questo atteggiamento può essere scambiato per paura, ma non è così. Io lo so bene, è qualcosa che fa parte di me, è un gesto che ho fatto per tanto tempo, tanto da modellare il mio viso e formare le uniche due pieghe di espressione che ho ai lati della bocca.

Non è paura, ma tensione estrema, continuata fino al limite, senza tregua. E’ il risultato della consapevolezza che sei in una situazione senza uscita e in questa situazione ci hai trascinato anche tutti quelli che dipendono da te, di cui sei responsabile.

E allora penso che solo ora vedo questo povero diavolo come un essere umano, e mi vergogno .

Spero cassiere senza nome di aiutarti un po’ con questo post. Anche perché ho visto che solo due giornali locali si sono occupati  di te e dei tuoi 88 colleghi, e forse se non si fa parte di una categoria forte, come quella dei camionisti, ad esempio, non ti ascolta nessuno.

Qui i link per chi vuole saperne di più:

http://www.corriereromano.it/news/2818/Dipendenti-Panorama-in-protesta.html

http://spqr.magazineroma.it/articolo/lavoro-sciopero-e-protesta-a-via-rigamonti

  

24 Febbraio 2008

La storia siamo noi….. siamo noi questo piatto di grano – Ecco perchè io sto dalla parte di chi sa ancora sognare

Archiviato in: Canzoni — rossaurashani @ 12:40

“La storia siamo noi”

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Francesco De Gregori
Album: Schacchi e Tarocchi

http://video.libero.it/app/play?id=0f4c6cb0682cf89fa9d0a2363ff5529c

from video.libero.it posted with vodpod

22 Febbraio 2008

La favola rotonda. Comicomix ci parla di questa splendida iniziativa. Ascoltarlo e supportarlo può fare solo del bene soprattutto a noi stessi :-)

Archiviato in: Lettere — Audrey @ 12:59

Presentare Carlo alias Comicomix agli utenti di OKNO, credo sia più inutile a senza senso che cercare di convincere gli stessi che Kuros sia il più grande amico di Panettoni, che Swa abbia il poster autografato del berlusca appeso in cameretta, o che Good Luck sia un simpatico seguace di Bertinotti.

Insomma tutta la comunità che frequenta, in misura e maniera più o meno approfondita, OKNO, conosce Carlo, il suo Sito Comicomix e le attività che porta avanti, con tanto coraggio e dedizione.

Nello scorso dicembre Carlo Comicomix ha partecipato, nell’ambito di PiùBLOG tenutosi al Palacongressi di Roma EUR,   all’incontro Più & Libri.

Qui ha presentato la pubblicazione “La favola rotonda“, narrando anche il percorso esistenziale ed esperienziale  che lo ha portato a ideare a realizzare questa bellissima iniziativa.

Ricordiamo che il ricavato dalle vendite del libro, che uscirà a marzo, sarà interamente devoluto alla Ricerca per la Lotta al Neuroblastoma.
.
Vi voglio qui proporre la clip di questo incontro, che ci dà modo di ascoltare e vedere direttamente le parole e la testimonianza di Comicomix.

Io credo che aiutare e diffondere il più possibile questa iniziativa editoriale, possa fare solo del bene, in primis a noi stessi.

Personalmente non vorrei aggiungere altro, se non un grazie come persona, come donna e come mamma per tutto quello che Carlo fa e rappresenta per tutti noi.
Audrey

Per vedere ed ascoltare  la presentazione…clikkate

http://www.piublog.splinder.com/post/16033435/Blog+%26+Libri%3A+4%C2%B0+ed+ultima+pa

21 Febbraio 2008

Nuovo premio D eci e lode..nuova nomination :-)

Archiviato in: Lettere — Audrey @ 00:25
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Ho ricevuto ieri una nuova nomination al Premio D eci e Lode da parte di Riciard.(wooooowww)

http://riciardengo.blogspot.com/2008/02/premio-d-eci-e-lode.html

Motivazione:Audrey perchè è onnipresente ed ha sempre una parola misurata e giusta,
o quantomeno che mi trova concorde, ma che stimola a riflettere.

Le regole riguardo al premio sarebbero queste:

Esporre il logo del “Premio D eci e Lode, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto.
E’ un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
Inserire il regolamento;
Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Questa volta voglio premiare e nominare Guerrillaradio perchè leggendo il suo blog ho trovato una testimonianza non solo a parole ma anche esistenziale, di un impegno per la pace e per l’aiuto a paesi e popoli in situazione critiche.

Se potete andate a visitarlo perchè è un sito davvero interessante.

http://guerrillaradio.iobloggo.com/

Audrey

20 Febbraio 2008

Lettera al futuro

Archiviato in: Canzoni — rossaurashani @ 00:09

E’ una vecchia storia questa qua
raccontata già tanti anni fa
è una vecchia storia-ma qualcosa ti dirà…
erano anche quelli tempi bui
tempi in cui soffiava più che mai
il cattivo vento di un’orrenda malattia.
fu cosi-che il principe pensò-di chiudersi nel suo castello
solo con gli amici suoi-fu cosi che lui pensò
di rimanere fermo lì
fino a che non passerà-quella paura
e tutta quella oscurità…
nel castello c’era l’allegria-e si stava bene in compagnia
si mangiava un po’ di tutto
si ballava un po’.- e nessuno immaginava mai
che potesse giungere anche lì-il cattivo vento
che alla fine poi entrò…-scrivo a te
queste cose che-sono di un passato che
sembra non passare mai-tutto questo scrivo a te
che in un futuro nascerai-e chissà come sarà
se questo vento-avrà lasciato le città…
tutto questo scrivo a te-che in un futuro nascerai
e chissà come sarà-se questo vento
avrà lasciato le città.
io non so che mondo troverai
spero solamente che sarai
figlio di una nuova
e più giusta umanità

Eros Ramazzotti

18 Febbraio 2008

IL DOLORE DEL NEONATO

Archiviato in: PuntoD'Incontro — violainevercors @ 16:49

Qualche anno fa lessi con commozione un libro del neonatologo, Carlo Bellieni, L’alba dell’io  e mi commosse profondamente lo scoprire che il bimbo, quando è nel seno materno a partire da poche settimane di vita, comincia a percepire il dolore. Nel dibattito attuale particolarmente acceso sul diritto al concepito di venire alla luce si dimentica o si omette questo fatto tragico: che il bimbo prova sofferenza.


Oggi leggo nel blog di Bellieni  di un interessante articolo da lui scritto sul dolore del neonato: ne riporto le battute iniziali.

Il dolore del neonato 

Il rapporto del neonato con il dolore è estremamente particolare e articolato, dato che sappiamo bene che:1. il neonato sente il dolore in modo più intenso che l’adulto2. il neonato non può esprimere verbalmente le sue necessità e sensazioni3. il neonato ospedalizzato va incontro ad un’alta serie di interventi potenzialmente dolorosi

4. abbiamo a disposizione efficaci strumenti farmacologici e procedure analgesiche per combattere il dolore. Per una rassegna completa ci si può rifare alla recente pubblicazione edita a cura del Gruppo di Studio sul dolore della Società Italiana di Neonatologia1

Curare il dolore

Purtroppo e inspiegabilmente il dolore neonatale è ancora non adeguatamente trattato2; simili risultati vengono anche da una nostra recente indagine italiana3 e da lavori australiani4. Ci si domanda perché il dolore del neonato sia così poco considerato e abbiamo cercato di dare una risposta, che considera vari punti.

1. La stessa definizione della parola “dolore” non si addice al piccolo paziente. Infatti la IASP (Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore) ne ha fissato una definizione che lega la sensazione di dolore alla capacità del paziente di esplicitarlo e di esserne cosciente: questo crea diversi problemi nella sua applicazione al neonato5. Inoltre è difficile poter valutare oggettivamente il dolore mediante scale di misurazione, come avviene nell’adulto: attualmente per il neonato ne esistono oltre 30, ma ancora non si è arrivati ad avere il cosiddetto “golden standard”

2. Confusione tra “dolore” e “sofferenza”: si pensa che i due termini siano un tutt’uno e invece non si distinguono in maniera corretta, con conseguenze spiacevoli, dato che i farmaci analgesici hanno effetto nel primo caso, mentre nel caso di una sofferenza psicologica, da isolamento, delusione ecc. non hanno motivo di essere impiegati. Inoltre, anche il dolore fisico, se non viene approcciato tenendo conto del carico di sofferenza che esso porta con sé, non verrà mai trattato in modo soddisfacente

3. Medicina difensiva6-9: si tratta della tendenza a moltiplicare gli esami che si fanno ad un paziente per evitare il rischio di conseguenze legali, così da poter prevenire ogni possibile lamentela o rivalsa per una possibile trascuratezza, anche se di questi esami (o ricoveri) non c’è stretto e impellente bisogno. È un fenomeno ben descritto in letteratura, che ha un rovescio della medaglia: il rischio che dove non ci sia la possibilità di un contenzioso legale, non ci sia nemmeno un alto livello di attenzione. Un esempio di questo è la cura del dolore nel neonato: difficilmente qualcuno verrà accusato di aver provocato al neonato un dolore non necessario, come invece potrebbe succedere in un adulto (pensiamo al dentista che estraesse un dente senza anestesia); anche le conseguenze fisiche o morali che il dolore suddetto potrà provocare al neonato non sono dimostrabili, dunque il livello di vigilanza rischia di diminuire

4. Alla scarsa capacità di sopravvivere che culturalmente attribuiamo al neonato, specialmente al prematuro, si associa anche una scarsa “umanità”. In altre parole, non ci si vuole affezionare al neonato e per questo non lo si tratta completamente da persona, la quale ha diritto a tutti i comfort, come ogni altro. Ci si limita, e questo è già un buon passo, a curarlo, ma ancora i passi da fare per passare dalla “cure” alla “care” sono tanti. Eppure sappiamo che una cura umanizzata, in particolare centrata sulle esigenze del singolo neonato e della sua famiglia, non solo costituiscono un modo etico di procedere, ma riducono il danno cerebrale5.

Empatia: per curare correttamente bisogna in parte immedesimarsi nel malato. Questo è particolarmente difficile nel caso del paziente preverbaleTutti questi ostacoli vanno vinti e oggi abbiamo gli strumenti per farlo. Trincerarsi dietro l’idea che il dolore non sia trattabile significa vivere la preistoria della neonatologia e non fare gli interessi del paziente.Continua a leggere qui.
 
 

Aggiungo la bella foto di una bimba che alla nascita pesava appena 300 grammi, con la domanda accorata del neonatologo: Volete bloccare la medicina che aiuta i piccolissimi?

 

17 Febbraio 2008

Riflessioni sulla parola di Dio e sul termine eugenetica.

Archiviato in: PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 13:28

Cara Violaine,

Con il termine eugenetica ci si riferisce a quella disciplina pseudoscientifica volta al perfezionamento della specie umana attraverso lo studio, la selezione e la “promozione” dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi (eugenetica positiva) e la rimozione di quelli negativi (eugenetica negativa).
Storicamente l’eugenetica è stata inventata da Platone (Pol. 458 segg.). Il Cristianesimo medioevale, dando per scontata la degenerazione umana dal peccato originale e l’intrinseca negatività dell’atto sessuale, lascia alla sfera ultraterrena ogni possibilità di “miglioramento”. Nel rinascimento Campanella, nella prospettiva utopica della “Città del sole” sostiene l’opportunità di combinare i matrimoni e controllare la vita sessuale dei cittadini. Tra Settecento e Ottocento si afferma la frenologia, disciplina che sosteneva di riuscire ad individuare dalla forma del cranio le tendenze psicologiche delle persone, in primis la propensione a devianza e criminalità. Successivamente, Herbert Spencer prese a prestito i concetti chiave dell’evoluzione darwiniana e li applicò alle scienze sociali, sostenendo l’opportunità e la necessità delle differenze sociali allo scopo di assecondare il naturale processo di selezione dei più adatti. http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenetica

Inutile spiegarti che già il termine eugenetica dà un valore negativo e deviante al lavoro di molti scienziati che studiano e ricercano nuovi percorsi per aiutare l’uomo e non come velatamente si fa intendere di uomini che ricercano a scopi amorali la razza perfetta e priva di ogni malattia.

Eppure anche il vostro dio che ha un amore filiale nei confronti degli uomini, dovrebbe stare a fianco dei genetisti per aiutarli ed ispirarli in questa terribile lotta.

Ho come la sensazione che voi interpretiate la vita, in modo non obiettivo, e che ( forse non ve ne rendete conto) vi allontaniate sempre più dalla volontà di un dio misericordioso.
Purtroppo la tua posizione e quella di altri sulla sofferenza è alquanto illusoria e parte dal principio che tutto è un dono di dio, sia la vita, sia il dolore che la morte.

Discutibile è il fatto che il tuo dio voglia proprio per noi anche il dolore e che non faccia niente per darci sollievo. Beh certo per voi il sollievo è la fede. Ma per tutti quelli che non la conoscono? Possibile che dio, sia come lo immaginate voi, settario e autoreferenziale?

Le mie domande sono retoriche ovvio. Sono nata in un mondo cattolico e ne conosco bene tutti i meandri. Malgrado ciò che sostenete dio non è la chiesa e la chiesa non è dio, fortunatamente.
Voi che appartenete alla chiesa e siete dei piccoli uomini, non arrivate neanche vicino alla volontà di dio. Anzi probabilmente lo avete frainteso e professate un credo che vi allontana da dio. Sarebbe bello che poteste dimostrarci il contrario?
Dio forse è più vicino all’eugenetica che alla catechesi?

Il correlare la scienza, che aiuta l’uomo, alla scienza che veniva utilizzata da persone per la selezione della razza è un fatto demagogico e basta. Come dire che tutti i romeni sono delinquenti o i rom ladri.

Non possiamo ritornare alle caverne ed accettare il destino per paura del nuovo e della scienza. Questa paura non fa onore alla tua intelligenza e sensibilità. Tirare una teoria, perchè di questo si tratta, per i capelli, per adattarla ad una visione quasi onirica della vita è triste e non produce consolazione.

Non è che ti dico, cara Violaine, cambia il tuo modo di vedere, ma ti sollecito a riflessioni profonde su qual è veramente la parola del Signore e la volontà di Dio. Se forse, per caso, la tua fede è un’illusione e se per caso le tue parole, alla fine appaiono degli involucri vuoti.

Come vedi, molte persone che hanno sofferto e che hanno avuto storie veramente toccanti, (e credo che siamo in molti tu compresa) hanno diversi approcci e propongono diverse soluzioni.

Io come madre, e lo ripeterò fino alla nausea, con l’esperienza della mia vita e della mia età, ho raggiunto la maturità dell’idea che non esiste atto più umano, amorevole e rispettabile di quello che conduce una madre all’aborto preventivo di un figlio affetto da gravi problemi. E credimi quando aspettavo mio figlio, non avrei mai abortito, anche se avessi saputo…. Io accetto e l’ho sempre fatto la mia sofferenza quello che, come madre, non posso più accettare è la sofferenza di mio figlio, di fronte a questa non solo avrei abortito, ma mi sarei fatta squartare

Non neghiamoci l’evidenza, queste discussioni sono fomentate da una chiesa che avendo molto potere sia sulla vita privata che sulla vita pubblica, frena i progressi della scienza e la libertà dell’individuo di decidere qual è il suo minore dei mali, favorendo una visione buonista e illusa che la vita dolorosa contiene una bellezza che quasi sempre non c’è, un calore che la società non dimostra mai e una fede che t’illude di recuperare nell’aldilà quello che hai perduto o non hai ricevuto nella vita terrena.

Voi che vi considerate i paladini di dio, i suoi soldatini, l’esercito d’amore, vi siete mai chiesti chi vi ha dato questa investitura? Forse basate le vostre illusioni per il solo fatto che dio anche con voi ha mostrato molta misericordia, senza mandarvi segni tangibili della sua ira e del suo scontento.

Sia chiaro o il dolore e la sofferenza sono doni di dio o sono frutto dell’uomo, in entrambi i casi sono un’ingiustizia sia divina che umana. Di fronte a questo abbiamo degli atteggiamenti differenti che permettono, a quelli come voi, di rinunciare a qualsiasi rivendicazione per un bene supremo (che forse esiste, ma non credo) mentre per gli altri è una lotta quotidiana per cercare di superare questi limiti con i mezzi che abbiamo a disposizione.

Io non ti impongo le mie scelte che non sono solo umane ma anche spirituali. Tu solleciti il mondo ad una morale cattolica, che non capisco, ma che trova tutto lo spazio che vuole. Tutto questo però non può andare a scapito della libertà mia o tua che sia. Io voglio che la scienza aiuti l’uomo e che sia l’uomo ad essere fautore di se stesso, chiederò sempre leggi che vanno in questo senso. Tu chiederai sempre un rapporto naturale con la vita e la morte, vivrai bene o male qui sulla terra, non approfitterai della ricerca scientifica che io chiedo, a meno che tu non lo voglia fare e morirai come ti è dato morire, ma sarà solo una tua scelta che non condiziona la mia.

Solo in questo modo noi possiamo essere fratelli.

Senza volerti imporre le mie idee

con stima Rossaura

16 Febbraio 2008

Una società eugenetica è una società felice?

Archiviato in: PuntoD'Incontro — violainevercors @ 11:49

Inconsapevolmente ci stiamo avviando verso una società eugenetica e sono molto preoccupata.

Quello che vent’anni fa era anche solo un pensiero da censurare, cioè la possibilità di una società senza disabili o menomati, sta diventando quasi l’aspirazione più interessante del nostro tempo.

Si sbandiera il diritto al figlio e al figlio sano, ma poi bisogna anche capire in cosa consista la “sanità” del figlio, tanto che anche il pericolo di un morbo curabile diventa motivo per abortirlo.

Ma dove sta la sanità? ed è proprio vero che il dna del bambino nel seno materno lo garantirà da eventuali incidenti invalidanti durante la vita?

Come si fa a dire che un figlio che nasce malato dà alla madre più dolore di un figlio che ha un grave incidente che lo costringerà per la vita ad essere disabile?

Che si fa: il disabile non ha comunque diritto a vivere?

Una società che vuole eliminare il dolore e il sacrificio dalla vita è destinata a sparire: alla fine ognuno è in qualche modo di peso all’altro, perché nessun uomo può vivere solo. E allora? eliminiamo tutti, così non c’è più nessuno che disturbi? Cosa resta allora? Vogliamo forse il nulla, la desolazione, la solitudine immensa senza voci umane?

Quanto più umano e bello invece assumersi con coraggio e letizia il dolore, il grande fardello di dolore che ci circonda offrendo il proprio sia pur piccolo contributo, perché siamo tutti fratelli dentro questo grande mare in tempesta che è la nostra società: se ci si sostiene l’un l’altro, se ci si accetta, se si tengono presenti certi bisogni reali di tutti, senza la pretesa di prevaricare sull’altro solo perché è più debole, la vita diventerà certo più accettabile per un maggior numero di persone. E ci scopriremo fratelli.

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