Lettere Al Futuro

17 Marzo 2008

Fiori d’acciaio

Archiviato in: Lettere — mt70 @ 19:22

“Fiori d’acciaio” è un film di qualche anno fa, un po’ mieloso, come lo sanno essere i film holliwodiani, ma che racconta una indiscutibile verità: ogni donna è bella, ogni donna è coraggiosa, ed è tanto più bella quanto più è coraggiosa.

E questo è vero oggi, con tutte le difficoltà del nosto tempo che ci impone di essere sempre in prima linea, come lo era ieri, quando sommessamente le nostre antenate con piccoli gesti cercavano di conquistarsi un po’ di libertà.

A volte però il nostro essere d’acciao fa dimenticare a qualcuno che siamo sempre dei fiori e che non vogliamo smettere di esserlo, perchè in quel caso cesseremmo di essere quello che siamo, un inscindibile miscuglio di dolcezza e forza, di comprensione e fermezza, di accettazione e volontà.

E allora voglio dedicare questo piccolo post alle donne che conosco e che rappresentano questo archetipo:

Alle mie bisnonne Eugenia, che ha pianto un figlio morto a vent’anni per una stupidaggine e Sofia, uno scricciolo di quaranta chili che ha partorito 17 figli, alle mie nonne Veronica che ho amato tanto di più da quando non posso più parlarle, ed Assunta che non ho mai conosciuto, alla mia mamma che tra tante difficoltà e contro ogni ostacolo mi ha fatto crescere con la curiosità del mondo e mi ha insegnato che un libro in più è più bello di un vestito in più, a me quando sono madre e padre per tre figlie, alle mie ragazze, quando i loro professori mi dicono che si sente che provengono da una famiglia “femminile” per la loro forza da donne adulte, a mia sorella che nel terzo millennio ha preso una decisione che rimanda al passato, ma non per questo è meno degna del mio rispetto, ed è diventata una suora, all’altra mia sorella che in una famiglia cattolicissima è dichiaratamente atea, e l’estate scorsa a Villa Ada si è presa un bello spavento al concerto della Banda Bassotti.

Ognuna di noi è come è , e il nostro rivendicarlo ogni giorno con intensità, è simile all’ostinazione che ha un fiore nel cercare la luce e la vita.

Lo voglio però dedicare anche alle tante donne che ho conosciuto nella mia recente frequentazione del web, che conosco solo con il loro nick o poco più, e che però dicono tanto di loro, della loro solo apparente contraddizione, che le fa essere fragili e tenaci, tutte diverse, tutte con la loro personalissima maniera di interpretare il loro modo di essere donne, e poichè non posso nominarvi tutte, care mie amiche, lo voglio dedicare in particolare ad una di voi:

Audrey, Sara, se me lo permetti, queste righe sono per te.

 

 

17 Marzo 2008: il crollo del liberismo?

Forse un giorno i posteri ricorderanno la data di oggi, caratterizzata dal crollo delle borse mondiali e da pareri di numerosi esperti (come il direttore generale dell’FMI, Strauss-Kahn) che ritengono che la crisi statunitense e mondiale durera’, come il giorno del crollo del liberismo e affiancheranno questa data al 9 novembre 1989, quando il crollo del muro di Berlino ha portato al crollo del comunismo. Il liberismo rappresenta l’altra grande ideologia materialistica oltre al comunismo ed e’ retaggio anch’essa dell’800 e del ‘900.

Il materialismo, sia nella sua versione liberistica che socialista ha dato molto al dibattito dialettico, ma ha fallito. Ha fallito perche’ non ha saputo dare delle risposte alle esigenze dell’Umanita’. Ha fallito perche’ ha ritenuto che l’essere umano fosse solo materia, ma non e’ cosi’, non e’ mai stato cosi’, non sara’ mai cosi’.

Ha fallito perche’ ha voluto sostituire Dio con delle presunte entita’ onniscienti: lo Stato per il Comunismo, il Mercato per il Capitalismo/Liberismo. Dio non solo non e’ morto, ma si e’ dimostrato piu’ forte. Piu’ forte dello Stato, piu’ forte del Mercato. Dio non si occupa prevalentemente di politica o di economia ma, piuttosto, si occupa principalmente dell’uomo, sia come singolo, sia come collettivita’.

Dio e’ in ciascuno di noi che possiamo, se vogliamo, costruire un futuro migliore andando al di la’ delle ideologie 800/’900esche e farci promotori/-trici di nuove, impensabili forme di convivenza umana.

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