Lettere Al Futuro

10 Maggio 2008

Come di consueto, la seconda domenica di maggio è dedicata alla ricorrenza della Festa della Mamma.

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foto by Adriano 2006

 

Come di consueto, la seconda domenica di maggio è dedicata alla ricorrenza della Festa della Mamma.
La festa ha radici molto antiche, legate al culto delle divinità della fertilità, che veniva ricordata proprio nel periodo di passaggio dall’inverno alla primavera, quando il mondo contadino cominciava a raccogliere i frutti della terra risvegliatasi dal letargo.

A togliere i connotati di festa religiosa, contribuì Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista della schiavitù che nel 1870 propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra, che nel ‘14 con Wilson divenne espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace.   ( tratto da Disabili.com)

dedicata a tutte le MAMME la poesia ” Mia Madre….Pensando ” di Elia Bacchiega

Raccoglievi fiori

come doglie di parto

preghiere senza fede,

trovavi coraggio

nei lembi consulti di povertà

scavando sangue dal granito

unghie,mani sporche

di terra antica

nel dolore

che ripetutamente trovavi.

Irriconoscente

ti ho amata a modo mio

cieco dal calore lontano

e lunga scia di perdoni

che madre e figlio comprendono.

E’ rimasto nel tavolo

solo traccie di farina e sudore

il silenzio dei tuoi pensieri

l’urlo delleragioni

i pianti che nessuno sentiva

e mio padre a guardare.

Le poesie sono queste

mai dette,mai scritte

rime imprigionate nei ricordi

senza un violino che suona.

Nei rimasti fiori da cogliere

capisco perchè

non ti ho mai sentito cantare…..

 poesia tratta da (  Elia Bacchiega – “Quando i sogni diventano parole ” Veniglia Editrice

“Angeli senza ali, e vestiti da infermiere “

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 foto by Manuela 2006

da “Il Gazzettino ” di sabato 10/05/2008 – cronaca di Vicenza

 

10-mag
Angeli senza ali. Gli unici che in realtà
incontriamo durante questa vita. Angeli che,
pur privi di pennute propaggini, volano fino a
toccare lo stesso la nostra intimità. Come gli
alpini che fino a domani si radunano a Bassano,
capaci di riempire il mondo della loro generosità.
Come i poeti a cui lo sciopero delle Ferrovie
ieri ha impedito di donare i propri versi ai
viaggiatori della stazione di Vicenza, secondo
quanto previsto da un festival itinerante. Implumi cherubini
come Michela, Clara e Caterina, infermiere del reparto di
ginecologia all’ospedale San Bortolo.
Ha in mente soprattutto loro, assieme ai dottori Bordin e
Tomaini che l’hanno operata, la signora Antonella Paiusco, 31
anni, commessa, sposata con Federico Gazzetta, impiegato.
Allettata nella sua casa di Laghetto, così spiega il perché:
«Tutto comincia una settimana fa quando, incinta da poche
settimane, vado a fare l’ecografia prevista. È la mia prima
gravidanza, figuratevi l’eccitazione prima e la disperazione
subito dopo, quando mi dicono che il bimbo non si trova
nell’utero, che rischio di restarci e che bisogna ricoverarmi in
ospedale». Il sogno si tramuta così nell’incubo
di un intervento per gravidanza extrauterina,
con asportazione del feto, oltre che della tuba a
cui si era aggrappato. «Mi sveglio in reparto e
mi sento morire – ricorda la signora Paiusco -
perché il mio letto è nelle stanze dove sono
ricoverate altre donne che hanno abortito,
mentre dall’altra ala del reparto arrivano i
pianti dei neonati portati alle loro mamme, oppure
a dormire nella nursery. I medici mi assicurano
che una sola tuba è sufficiente per rimanere ancora
incinta, ma non riesco a trovare pace. Come se non bastasse,
vedo arrivare ragazze che chiedono la pillola del giorno dopo,
spaventate di una cosa che a me darebbe solo un’immensa
gioia, e allora mi ripeto che nulla di tutto ciò ha senso».
Poi, quando è notte, un po’ di pace in realtà arriva: «Sono le
carezze di queste infermiere, che si fermavano sempre ad
ascoltare, incoraggiandomi a parlare, a piangere, a sfogare
tutto il mio dolore. Erano come lo zucchero che ci vuole per
bere un buon caffé». Verità e silenzi da donna a donna. Battiti
di cuori così forti da diventare ali. Vita.
Stefano Ferrio            
               
               

 

 

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