Lettere Al Futuro

13 Maggio 2008

Storie di (stra)ordinaria solidarietà.

Archiviato in: PuntoD'Incontro — unblogindue @ 10:28

Cari autori di questo splendido progetto, voglio proporvi una storia che ho scritto proprio oggi sul mio blog.

Conosco bene e apprezzo molto la vostra sensibilità e mi piacerebbe un vostro parere.

Un caro abbraccio, Sara

In tempi in cui lo straniero sembra diventato il male assoluto, c’è anche chi non se la sente di voltarsi dall’altra parte di fronte ad una persona in difficoltà. C’è chi davanti ad un bambino rumeno che sotto Natale chiede l’elemosina all’uscita di un supermercato non riesce a mettere a tacere la coscienza dicendosi “non spetta a me pensarci” oppure “che se ne stia nel suo paese”.

La storia che voglio raccontarvi fa scoprire che questa Sassari sonnacchiosa ha un cuore grande e che se qualcuno ha la voglia e la capacità di muoversi, oltre a quella incredibile di coinvolgere gli altri, la solidarietà diventa qualcosa di concreto e non solo elemosina. E tutto ciò lo dimostra.

<<Tutto nasce da una poesia>> dice Paola (non è il suo vero nome, così come gli altri). Nella foga dello shopping natalizio notò un bambino di 9 anni, Cornel, che chiedeva qualche soldino ai clienti di un supermercato. Apparteneva ad una famiglia rumena che abitava a Sorso e che sotto le festività chiedeva sempre l’elemosina per poter comprare qualche dolce.

<<Mi colpirono i suoi occhi bellissimi e la sua educazione – racconta – scoprii che chiedeva in prestito dei libri alla biblioteca comunale.>>.

Paola si tenne in contatto, fece avere qualche aiuto alla famiglia, in una grave situazione. Cornel era assetato di sapere, aveva vinto un premio nazionale di poesia della scuola coi pochi versi de “Il silenzio”:

“L’arancione delle foglie

arde l’aria silenziosa

e va incontro al giorno

come se avessero un appuntamento.

I lunghi nastri di foglie

ondeggiano al ritmo del vento

e cullano il mio riposo.”

Paola fu così colpita che gli chiese se era disposto a smettere di chiedere i soldi in strada se lei lo avesse aiutato. La sua “famiglia allargata” di 40 persone si era nel frattempo trasferita nel centro storico di Sassari.

Cornel accettò la proposta di Paola, ma l’impresa da lei proposta era difficile. <<Nessuno ci affitta una casa se sa che siamo rumeni, -  dice Augustina, la mamma di Cornel – la signora Paola è riuscita a convincere alcuni commercianti di mobili ed elettrodomestici ad aiutarci, ma dove stiamo ora c’è spazio a malapena per noi: mangiamo in piedi perchè le sedie non ci stanno, i letti occupano tutta la stanza e ci dormono varie famiglie. Non c’è acqua e la lavatrice che ci hanno regalato non può funzionare. E poi c’è tanta tanta umidità.>>

Così Paola per ora accumula tutto in garage e si batte per trovare loro delle case vere: <<Sono persone oneste che mandano i figli a scuola, rispettano gli accordi e pagano>>, assicura.

Tra i problemi più difficili c’è quello sanitario: lo status di comunitari paradossalmente non aiuta (<<Era meglio quando non erano in Europa e potevano essere assistiti dai medici volontari>>). Diversi bambini sono affetti da patologie che andrebbero immediatamente curate. I problemi sono anche di natura psicologica poichè venire in un paese di cui si ha una certa immagine e poi finire a vivere emarginato provoca certamente dei disagi.

Paola ha scritto lettere a tutte le autorità possibili, anche alla Presidenza della Repubblica, ma senza esito. Allora, li fa visitare da medici amici, anche se la diagnostica poi è impossibile. <<Per fortuna Sassari è generosa – spiega – anche se dai servizi sociali del Comune ci si aspetterebbe qualcosa di più. Fortunatamente al consultorio ci hanno dato una mano per le visite ai più piccoli e, soprattutto, per la contraccezione: ci sono coppie poco più che 20enni con vari figli.>>

Quello che Paola si è messa in testa è <<dare loro non l’elemosina ma le gambe per lavorare da soli>>.

C’è già riuscita con Youssou, un ragazzo senegalese che viveva di espedienti: quando Paola gli ha chiesto cosa avrebbe voluto fare, le rispose che avrebbe voluto <<studiare per diventare un cuoco>>. Detto e fatto: lei lo ha iscritto all’Alberghiero e, per far si che potesse sostentarsi, gli ha trovato un lavoro part-time presso il ristorante La Fenice, che lo ha regolarizzato e assicurato. Youssou è diventato così bravo che ora è richiesto per le stagioni da vari ristoranti della Costa Smeralda. Adesso cammina davvero da solo.

Lo stesso sta cercando di fare con i rumeni. Tre di loro li ha fatti iscrivere alle scuole serali, perchè hanno il titolo di terza media nel loro paese ma la burocrazia gli impedisce di farlo valere in Italia. Tutti i figli vanno a scuola <<ma devono studiare sulle fotocopie o sui vocabolari regalati dagli insegnanti perchè i rimborsi arrivano solo a fine anno.>>

E’ gente che viene dal mondo contadino e tutti gli uomini sono molto capaci in campagna e nella cura dei giardini: Paola gli ha infatti procurato parecchi lavori in questi settori. <<Ma è difficile: loro si accontentano anche di 5-6 euro l’ora, però vogliono l’assicurazione: la controproposta è 5-6 euro l’ora. E basta.>>

<<Le donne sono brave nelle pulizie e possono fare bene le badanti – dice Paola – ma le caratteristiche delle loro case di origine sono diverse. Così ho organizzato dei corsi di gestione domestica, dove insegnamo loro, ad esempio, a pulire un parquet.>> Così anche Oana ha trovato occupazione nella casa di un docente universitario.

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Ora Cornel ha 12 anni e forse comincia a vedere uno spiraglio per una vita diversa. Magari scriverà una poesia che sia un messaggio di speranza e parli di una città che lo ha trattato come tutti gli altri bambini.

Da La Nuova Sardegna.

LIBERI DAL FIGLIO – Ci sono coppie che a procreare non ci pensano proprio

Archiviato in: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 06:37

foto by Adriano 2005

 
 
 

 

 da ” Il Gazzettino ” di martedì 13/05/2008  cronaca di Padova

Childfree, liberi dal figlio. Quelli che l’erede
non lo sognano. Che procreare non è
nelle loro corde. Non sentono la spinta verso il
futuro innescata dal sentirsi chiamare “mamma”
o “papà” e di dare il proprio cognome alla
specie, beh non gliene importa nulla. Non che
non possano (anche se alcuni ammettono di
aver combattuto inutilmente contro la sterilità),
più prosaicamente non aspirano ad avere
un pargolo che gironzola per casa. Perchè gli
amori vanno e vengono, in una società sempre
più “liquida” oggi si è innamorati, domani chissà, mentre un
figlio è per sempre. Il 17 per cento delle quarantacinquenni
non ha bambini, e neppure il rammarico di aver perso il treno
biologico, pur essendo spesso vittime della sindrome dell’
eterno rinvio: oggi no, domani nemmeno finchè dopodomani
è troppo tardi. L’identikit delle donne “sollevate dall’ingombro
di un neonato”? Fra i 35 e i 45 anni, prese dalla loro
professione, reddito medio-alto, relazione di coppia soddisfacente,
poco religiose. «Se il momento giusto non arriva mai,
vuol dire che la maternità non è un’urgenza» è l’opinione di
Letizia Mencarini, docente fiorentina di statistica, autrice
con Maria Letizia Tanturri di questo ritratto
delle “non-madri”, emerso da interviste a 850
donne in età fertile, residenti a Padova, Udine,
Firenze, Pesaro, Messina. Una su tre ha confessato
di non aver mai provato a fare un bambino,
nonostante un compagno fisso e nessun
problema economico. E dietro questo procrastinare
si nasconde, più spesso di quanto si
pensi, una decisione ponderata. A Nordest le
coppie senza figli nell’arco di cinque anni hanno
subìto un’impennata, lievitando dal 28,3% al
31,3%. La città più fertile è Treviso, la meno Rovigo. Più
bassa della media regionale (1,26) si attesta anche Padova,
fermandosi a 1,22. La maternità scelta, violata, imposta, repressa,
negata sarà al centro di “Madre de-genere”, maxiconvegno

in aula Nievo al Bo da domani a venerdì. «Vogliamo

 

parlare di maternità nel quotidiano – sostiene la prof. Saveria
Chemotti del comitato scientifico – partendo dalla contestazione
provocatoria delle mamme degeneri che acquistano le
prime pagine della cronaca perchè abbandonano o uccidono
la prole. Noi vogliamo parlare di scelta, desiderio, destino».
F.Cap.              
               
               

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