Lettere Al Futuro

5 Maggio 2008

” Lettera ad un figlio ” di Rudyard Kipling

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 18:36

foto by Adriano 2004 

Non Solo Aforismi  -   Parole per Pensare 

 

 

 

 

 

 

Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita
e senza dire una parola ricominciare,
se puoi perdere i guadagni di cento partite
senza un gesto e senza un sospiro di rammarico,
se puoi essere un amante perfetto
senza che l’amore ti renda pazzo,
se puoi essere forte senza cessare di essere tenero
e sentendoti odiato non odiare, pure lottando e difendendoti.

Se tu sai meditare, osservare, conoscere,
senza essere uno scettico o un demolitore,
sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,
pensare senza essere soltanto un pensatore,
se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,
se tu sai essere buono e saggio
senza diventare ne moralista, ne pedante.

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta
e ricevere i due mentitori con fronte eguale,
se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo
quando tutti lo perdono.

Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria
saranno per sempre tuoi sommessi schiavi
e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,
Tu sarai un uomo.

 
 

 

 

 

25 Aprile 2008

Comandante “Orfeo”, 93 anni, due gambe e un bastone….

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — rossaurashani @ 14:23
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Stamattina l’ho conosciuto: Mario Dalla Venezia, Brigata Garibaldi, compagnia F.Biancotto, classe 1915, 93 anni, due gambe stanche ed un bastone… abbiamo parlato insieme per un lungo tratto del “Percorso della Memoria”, che si snoda per Venezia toccando luoghi legati alla Resistenza fino a raggiungere il Campo del Ghetto, il primo ghetto ebraico purtroppo, che nacque proprio qui in questa città.

“Orfeo” mi racconta che il 25 aprile lui era in carcere già da un mese e mezzo e quando fu liberato, dovette imbacuccarsi dentro ad una sciarpa perchè le sevizie che aveva ricevuto gli aveva sfondato un timpano e sbriciolato uno zigomo rendendogli un occhio quasi inservibile. “Mi picchiavano da dietro, sulle orecchie, con un sacchetto di sabbia, fino a farmele sanguinare, avevo due bistecche, vede come sono grandi e schiacciate?” Me le mostra ridendo. Penso: strano lo racconta come se questo non fosse successo a lui.

Mi racconta anche chi l’ha tradito, ma non porta rancore, dice a quel tempo la gente faceva qualsiasi cosa per mangiare. Mi racconta che i partigiani di Venezia avevano una situazione diversa, molti non potevano nascondersi in montagna, dovevano comunque e sempre mostrare la loro faccia oppure nascondersi dentro a case di parenti e amici, al massimo in campagna, Mi racconta che nelle nostre montagne vicine, nel Cansiglio, c’erano molti combattenti che si nascondevano , ma che mancavano delle cose più elementari, per esempio avevano un paio di scarpe in due, quindi venivano usate solo da chi faceva la sentinella. Un giorno venne a sapere che suo padre, ignaro, doveva trasportare un carico di scarpe (di una grossa ditta della provincia), pertanto loro come se fossero in un gioco, incaricarono un “ladro” di mestiere a rubare le scarpe, senza però far scoprire la merce che mancava, anche per non mettere in difficoltà il padre. Riuscirono a fornire scarpe per tutta la compagnia, mandando le staffette donne con un paio di scarpe alla volta su in montagna.

Ridacchia divertito ai suoi ricordi, chissà quante storie mi potrebbe raccontare ed io non mi stancherei di ascoltarle.

Ma il percorso è lungo e oggi fa caldo, lui suda si vede che è stanco, ma non vuole mollare. Io dico: “Signor Mario, non esageri, si tenga in vita il più a lungo possibile, anche questo vuol dire resistere. Ricordi sempre e non smetta mai di parlarne! “. Mi fa cenno di sì, mi guarda e mi sorride, col suo viso pieno di rughe, mi dà la mano e mi dice: ” Arrivederci!” e tutti e due ci diciamo “Grazie!”, ma io ho più ragioni per ringraziare, davvero molte di più.

Eravamo partiti in trecento (giovani e forti?), un numero sparuto per una festa del 25 di Aprile, alcune bandiere di varie provenienze tutte dietro alle “colonnelle” dell’ANPI, ma, incredibile, lungo la strada la gente affluiva, a decine, a centinaia, un fiume umano allegro e canterino si snoda per la città. Ora mi ricordo un’altra importante ragione per cui io amo tanto Venezia. “Ciao…” “Ciao…” Tanta gente si conosce, si mescola chiacchiera,i bambini si rincorrono, l’aria è festosa, amichevole….

Si arriva in Campo al Ghetto dove c’è la Sinagoga, si depone una corona d’alloro, si alzano le bandiere, si applaude, qualcuno parla dal palco : una ragazza giovane, Il Rabbino capo, anche il nostro Sindaco che fa un discorso così appassionato e accorato che restiamo, lì, basiti. Ma come dov’è finito il distacco del filosofo? Quello dell’intellettuale cinico? “Ehi è tornato il nostro Sindaco… è tornato e noi ne andiamo fieri, perchè ha parlato come uno di noi, ha parlato a noi e tutti lo abbiamo capito” ( ha detto una sola parola difficile “metafisica”, ma la sapevo e quindi l’ho perdonato).

Adesso è finita la gente resta a parlare alcuni vanno… “Dai andiamo a prendere uno “spritz?” ,”Come no!” “E’ bello trovarsi, almeno fino a che questa festa non viene annullata”, ” Seeehhhh hai voglia!”

Prendo la strada di casa con il sole nel cuore, chiamo mio figlio a Firenze, risponde: “Sono anch’io in piazza con l’ANPI, mamma, e siamo in tanti….torno domenica, a presto, ti voglio bene.”

questi due link riguardano il fondo: convitto scuola F.Biancotto che si prodigò per raccogliere e far studiare i figli dei partigiani

Insmli.sys6.file&Obj=@Insmlid.pft&Opt=get&Type=Doc&Id=025335

quest’altro Link riguarda la Beffa del Teatro Goldoni di Venezia , Brigata Garibaldi , F.Biancotto.

Goldoni.htm

24 Aprile 2008

25 aprile 2008 - Tina Merlin, una donna, una voce libera….

Archiviato in: 1, DemocraziaAlFuturo — rossaurashani @ 16:31
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Vorrei farvi partecipi di un cattivo presagio, che forse non ho motivo di provare, a cui forse voi non vorrete credere, ma quest’anno la giornata del 25 aprile sembra abbia  dei connotati diversi, sembra quasi che stia sfumando i suoi contorni, stia diventando evanescente, sempre più intangibile fino a scomparire.

Proprio per questa mia sensazione di perdita, tendo fortemente a cercare degli appigli, cerco di attaccarmi con tutte le forse alla “memoria” facendo di tutto per non dimenticare….

45 anni di sistanza dalla tragedia del Vajont e a 65 dall’inizio della lotta di liberazione, è giusto accostare queste due date, commemorarle insieme, sopratutto per farci capire, se le motivazioni della Resistenza hanno un senso, al dilà delle celebrazioni.

Oggi per non dimenticare vi farò conoscere Tina Merlin, una donna del nostro tempo.

25-aprile-2008-tina-merlin-tutta-una-vita-per-la-resistenza

Chi conosce Tina Merlin?

Qualcuno azzarda: “Quella delle Case Chiuse?”

No quella della Case chiuse si chiamava Lina Merlin ed era un’ Onorevole.

E allora chi è? Solo qualcuno che abita nel Veneto, la ricorda, e se lo fa ci mette una buona dose di rammarico, non rimpianto e nemmeno rabbia, solo rassegnato rammarico.

Era una donna, prima di tutto, figlia della povertà delle nostre montagne, una che non aveva potuto studiare, ma che nella sua vita non si era mai rassegnata al suo destino. Ultima figlia di una nidiata di fratelli emigrati per guadagnarsi un tozzo di pane. Lei fa la “serva” a Milano, ma rientra a casa sua in montagna dopo i primi bormbardamenti. Lei e il fratello Toni, lasciano la madre disperata e vanno in montagna, questa volta quell’”altra montagna” quella dei partigiani. Il fratello ci lascia la vita e lei fa la staffetta. La sua resistenza è quella che fanno le donne,  correndo da una parte all’altra della sua amata montagna a portare ordini.

Finisce la guerra, ma la sua resistenza non è un capitolo chiuso, combatte strenuamente per la causa dell’emancipazione femminile, che fa propria superando i complessi che la soffocano derivanti dall’origine sociale e dall’educazione ricevuta nell’umile ambiente dov’è nata.

Malgrado la sua scarsa formazione scolastica, dopo aver scelto la causa politica degli umili e dei diseredati, le viene offerto di scrivere per l’Unità. Da modesta donna di servizio a giornalista. Sarà proprio questo il suo destino di donna resistente fino al termine ultimo.

Tina conosce la sua terra dove “le radici terrestri e le radici celesti si uniscono senza usurpare gli altri limiti”, conosce le sue origini e le rispetta, le ama.

A questo punto entra in scena un altro nome, forse più conosciuto: Vajont.

Ricordate la diga costruita nella valle sopra Logarone? Una notte, il 9 ottobre 1963, un’enorme pezzo del Monte Toc precipita sull’invaso costruito come bacino idroelettrico dalla SADE, l’acqua spinta da quella massa che si è staccata, supera la diga e cancella tre paesi: Erto, Casso e Longarone, più di duemila persone vengono cancellate da una forza pari a quella di una bomba atomica.

“In una serata di tiepido autunno in pochi secondi duemila persone - uomini, donne, bambini - venivano sacrificati sull’altare del profitto al quale anche la scienza ufficiale aveva dato una mano, nascondendo agli Enti Locali e perfino al Governo le prove che sul Vajon sarebbe accaduto un disastro.”

“Ho seguito la vicenda dell’invaso del Vajont con passione non solo di giornalista, ma di figlia di questo popolo contadino e montanaro che si ribella alla restorica delle “virtù tradizionali” che mal nasconde il cinismo dello sfruttamento più spietato. Con questo cuore ho seguito tutte le vicissitudini, le resistenze, le paure dei montanari di Erto contro la SADE, non per impedire di costruire il grande bacino idroelettrico del Vajont, ma per impedire di compiere un delitto.”

Per anni Tina Merlin denuncia nel suo giornale, fatti che erano la premonizione di “una morte annunciata”. Tentando di portare all’opinione pubblica l’immagine di un territorio condotto volutamente o irresponsabilmente in una situazione di estremo pericolo, dove nessuno si curava  di valutare la gravità delle conseguenze e riteneva opportuno mettersi contro il potere.

Dice ancora Tina: “L’esperienza della vita che è storia collettiva, deve pur lasciare traccia d’insegnamento a chi viene dopo per suggerire forme più avanzate di civiltà e di convivenza umana. Che oggi,  appunto, non riguardano solo un paese, ma il mondo.”

Per chi non lo sapesse la SADE oggi si chiama E.N.E.L.

Tina Merlin muore il 22 dicembre 1991, e con lei viene a mancare una grande donna, una voce libera del nostro tempo. La voce di chi per tutta la vita ha perscorso la strada della resistenza anche se a volte in solitudine,  masticando il senso della sconfitta….

Link - Associazione Culturale Tina Merlin    http://www.tinamerlin.it/

14 Aprile 2008

LA FORZA DELLA RAGIONE

Archiviato in: 1, DemocraziaAlFuturo — annuska62 @ 20:21

Complimenti. Anche per queste elezioni abbiamo consegnato l’Italia al piccolo condottiero Silvio Berlusconi.

Ringrazio sinceramente tutti quelli che hanno cercato di evitare questa catastrofe, quelli che non si sono fatti raggirare, quelli che sono andati a votare nonostante la voglia di vomitare, quelli che hanno votato PD nonostante il loro cuore fosse molto più a Sinistra , quelli che hanno cercato di fermare la Lega e le sue idee separatiste, quelli che si sono sentiti offesi  e si non indignati alle parole di Dell’Utri e di tutti i suoi amici mafiosi, insomma a tutti quelli che credono ancora nella democrazia,  nella giustizia, nella solidarieta’ (e non se ne fregano nulla del loro orticello ).

Vi ringrazio, con la morte nel cuore , regalandovi le utime parole di Salvador Allende , che spero ci aiuteranno negli anni a venire:.

Salvador Allende  11/09/1973

“….ho la certezza che al grano  che noi abbiamo seminato non si potra’ mai impedire di germogliare.Costoro hanno la forza, essi possono ridurci in schiavitu’ ma non e’ con i crmini, ne con la forza che si possono guidare dei processi sociali.

LA STORIA E’ NOSTRA SONO I POPOLI CHE LA FANNO……..

…io ritengo, che assai presto, si apriranno di nuovo le grandi strade dove passeranno gli uomini degni per costruire una societa’ migliore.

..Ho la certezza che il  NOSTRO sacrifico non sara’ vano , io ho la certezza che sara’ almeno una

LEZIONE MORALE CHE CONDANNERA’ LA FELLONIA, LA VILTA’  E IL TRADIMENTO.”

 

Ps. A tutti quelli che sono stati sostenitori del PDL & C.  per salvare i propri interessi e il prorpio orticello, auguro un felice 1929, senza ritorno.

12 Aprile 2008

“Ma l’ereditario non si vergogna? - Da quattro anni senza corrente elettrica!!! ”

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 14:27

  foto by Adriano 2006 Delta Po

dal ” Il Gazzettino ” di sabato 12/04/2008 cronaca di Rovigo

L’incredibile vicenda di un pensionato di 82 anni e del figlio di 64 invalido psichico totale

Da quattro anni vivono senza corrente elettrica. Da quattro anni non possono usare il frigo, la lavatrice o l’aspirapolvere ma, soprattutto, non possono illuminare la loro abitazione sotto l’argine del Po, nella campagna di Papozze.

Al primo piano non salgono neanche più: troppo pericoloso fare le scale al buio per Ivan Zanforlin, 82 anni, e il figlio Antonio di 64, invalido psichico totale. Così si sono ristretti in una stanza al pianterreno: un letto matrimoniale, pochi oggetti e, in un angolo, un piccolo locale con il bugliolo.«E pensare che di sopra c’è un bagno attrezzato rifatto da pochi anni», si rammarica Zanforlin.I due non hanno la luce perché glielo impedisce il proprietario dell’abitazione che li considera abusivi e che ha diffidato l’Enel dal realizzare l’allacciamento.

«Vivevo in un’altra casa che è stata danneggiata da una tromba d’aria - racconta il pensionato -. Una signora che conoscevo mi ha offerto alloggio qui, dove viveva già un altro mio figlio, Vladimiro, purchè facessi alcuni lavori alla casa».

Zanforlin, che ha alle spalle una vita non priva di traversie, accetta, e nel 2000 si trasferisce col figlio. Nel 2004 però la padrona di casa muore, senza lasciare nulla di scritto, e un suo nipote, l’avvocato Piero Gallimberti di Chioggia, eredita la casa. Nello stesso tempo Vladimiro emigra a Treviso lasciando una bolletta da pagare. L’Enel stacca la luce e quando Ivan cerca di farla riallacciare Gallimberti lo impedisce. Di più: ingiunge alla società elettrica di rompere la presa di alimentazione dichiarando che gli Zanforlin sono abusivi e che li ha già invitati ad andarsene.

«Non ci ha mai comunicato nulla - smentisce il pensionato - siamo qui in comodato gratuito, non abusivi, con tanto di residenza e bolletta dell’acqua intestata».Perfino il sindaco e il prefetto si rivolgono all’Enel, ma, a causa della diffida del proprietario, la società non può procedere. Il Comune pensa di trasferire i due in una casa popolare, ma i problemi psichici di Antonio non permettono la convivenza con eventuali vicini. Non si trova neppure una casa libera in campagna. «Abbiamo scritto a Gallimberti offrendoci di affittare o comprare la casa - racconta l’anziano -. Non ci ha mai risposto».

Così gli Zanforlin continuano a vivere qui. Di notte l’unica fonte di “luce” è un accumulatore posato sul cassettone. Ogni sera un altro figlio, che abita a Rosolina, lo collega alla batteria dell’auto che rimane accesa tutta la notte. La mattina, prima di andare al lavoro, torna a staccarlo. E’ un espediente costoso però: sia per la benzina che per gli accumulatori, che durano pochi mesi e costano centinaia di euro a Ivan, che ha solo la pensione, e al figlio che ha le indennità di invalidità.

«Abbiamo bisogno di assistenza - dice il pensionato -. Ma nessuna badante viene a stabilirsi in una casa senza elettricità».Il sindaco di Papozze, Diego Guolo, è anche il tutore legale dell’invalido: «Ho fatto quello che potevo per risolvere una situazione drammatica e pericolosa, ma fino ad ora non ci sono riuscito. Siamo disponibili a collaborare con chiunque ci possa aiutare a trovare una soluzione».

Cristina Fortunati

4 Aprile 2008

40 anni fa la morte di un sogno

Archiviato in: 1, DemocraziaAlFuturo — annuska62 @ 12:46

40 anni fa moriva Martin Luther King.  La violenza ancora una volta ha travolto chi tentava di realizzare” un sogno”, chi professava una visione del mondo lontana da ogni forma di guerra, di ingiustizia, chi metteva in primo piano l’amore contro ogni paura. Oggi ci ritroviamo, dopo tanti anni, a sperare ancora in un mondo migliore, a credere ad un Sogno possibile, ma Martin Luther King che avrebbe detto oggi?

30 Marzo 2008

ELOGIO DELL’INESPERIENZA (Gerhard Mumelter - Der Standard- quotidiano Austriaco) tratto da Internazionale

Archiviato in: 1, DemocraziaAlFuturo — rossaurashani @ 23:13
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Tornando da una (breve? almeno per me) vacanza mi sono trovata a leggere questo articolo di un giornalista austriaco sulla campagna elettorale in corso nel nostro Paese. Senza dubbio trovo la chiave di lettura di questo giornalista molto ma molto attenta ed ispirata….

Condivido la sua esortazione nei confronti dei giovani inesperti che sono entrati in politica, solo voi siete il nostro futuro!

” Per Marianna Madia l’esordio in politica è stato tutt’altro che gratificante. La giovane candidata del Partito Democratico ha osato fare un elogio spontaneo dell’inesperienza politica. Apriti cielo! E’ stata sbranata da due caste che brillano di autoreferenzialità e conformismo: giornalisti e politici.

Sia più modesta e non dimentichi l’importanza dell’esperienza! Come quella di De Mita, che ha cambiato partito per ricandidarsi dopo 45 anni in parlamento: esempio più evidente di una casta fin troppo esperta, ma politicamente inefficiente.

E’ un esercizio ipocrita e inutile prendersela con la povera Madia. Perchè i risultati di una classe politica esperta sono davanti agli occhi di tutti: paese in declino, cittadini delusi, poltronite dilagante.

L’esperienza è decisiva? E allora perchè Prodi è caduto quasi nelle stesse circostanze del 1998? E perchè leader navigati come Prodi, D’Alema, Fassino e Rutelli si sono illusi di poter governare con un esercito di 103 ministri e sottosegretari? In Italia l’esperienza politica non serve quasi mai al bene comune. Serve alla partitocrazia, al clientelismo, alla lottizzazione, ai trucchetti parlamentari. Ma tutti sono convinti che il paese non possa rinunciare alla loro preziosa esperienza. C’è chi per rientrare in parlamento ha insistito sulle deroghe come Anna Serafini (moglie di Fassino) , chi ha fatto lo sciopero della sete come Pannella, chi si è affidato ad appelli pubblici come Dalla Chiesa.

Eppure sono i nuovi a preoccupare. I partiti li sorvegliano e distribuiscono kit per evitare errori e gaffe. un esercizio patetico in un paese abituato da anni a scivoloni di ogni tipo.

Che dire di Berlusconi, che scopre dopo 15 mesi che Alitalia è in vendita? E di Fini, che in pochi giorni si è dimenticato di aver definito il partito unico di Berlusconi le “comiche finali”? E di Casini, da vent’anni in politica, che si spaccia per la “vera novità”?

Non si faccia intimidire Marianna Madia. In Italia dove la politica ha inventato la parola “discontinuità” per non parlare di cambiamento, il nuovo ha sempre avuto vita difficile. Ne è la prova vivente il Cavalieri che, a 71 anni e alla sua quinta candidatura, accusa il rivale di 52 anni di rappresentare il vecchio.”

Con questo articolo voglio stimolare tutti i giovani che si credono inadeguati alla politica, a riflettere che con ogni probabilità l’inesperienza con cui devono fare i conti può diventare la loro arma vincente. Non come invito all’arroganza e alla presunzione, bensì come elogio delle qualità insite nella gioventù: il coraggio intrepido, la fantasia inesauribile, la gioiosa innocenza. Basterebbe solo questo a farmi ridare fiducia alla politica.

Purtroppo dalle notizie dell’ultim’ora sorge il sospetto che anche la Marianna benchè giovane ed inesperta sia una Binetti più giovane di 40 anni, la cosa mi ha realmente scombussolata, purtroppo anche la gioventù a quanto pare non è sinonimo di lungimiranza. Come si dice dalle mie parti “non c’è più religione….” ;-)

vedi (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=503100788020a9e9)

Madia, una Binetti di 40 anni più giovane

“L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale. Sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita. Non sottoscrivo la moratoria, ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.

Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia.

Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita. “

Questa dichiarazione è stata fatta 48 ore fa da Marianna Madia, la capolista del PD per il Lazio, scelta di persona da Walter Veltroni. L’Italia ha così scoperto ciò che, in tutta probabilità, Veltroni già sapeva da tempo: la Madia è una Binetti di 40 anni più giovane.

A 48 ore di distanza, le uniche due reazioni dal di dentro del PD sono quelle di Cristiana Alicata e Andrea Benedino, ossia una lesbica e un gay. Complimenti al resto del partito democratico.

(da Anelli di Fumo)

28 Marzo 2008

” Disabili lasciati fuori dalla mostra - L’Accademia “proibita” , venti pordenonesi in carrozzina bloccati sotto la pioggia: troppe barriere

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 08:09

p7201543.jpg Foto by ( Friends Licia 2005 ) Venezia

Dal ” Il Gazzettino ” di venerdì 27/03/2008 cronache  di PN-VE

Erano partiti ieri mattina, di buon’ora, da Spilimbergo. Pullman fino a piazzale Roma, poi il vaporetto prenotato appositamente
per sbarcare davanti alle Gallerie dell’Accademia. Ma li hanno lasciati tutti fuori, al freddo e sotto la pioggia, nonostante
avessero prenotato (e pagato in anticipo) l’ingresso alla mostra “L’ultimo Tiziano”. Venti disabili in carrozzina con altrettanti
accompagnatori che per la rabbia e la delusione hanno tentato, invano, di bloccare l’accesso all’Accademia.«È pazzesco, ci hanno
lasciati qui fuori per colpa delle barriere architettoniche che ci sono all’interno dell’Accademia - affermano Giovanni De Piero, presidente 
dell’Associazione tetra-paraplegici del Friuli Venezia Giulia, e Sergio Raimondo, responsabile del Centro “Progetto Spilimbergo” -. Eppure noi 
avevamo acquistato regolarmente il biglietto attraverso il call-center, specificando che la nostra era una comitiva di venti persone disabili in 
carrozzina assistiti da venti accompagnatori. Ci hanno detto che non c’erano problemi, e
che la mostra era perfettamente accessibile. Come unica richiesta, oltre a quella del pagamento anticipato con bonifico, ci hanno obbligato a 
prenotare due guide per la visita alle sale».Era tutto a posto, dunque, almeno secondo il call center. E così l’associazione friulana ha prenotato un
pullman e un intero vaporetto perché su quelli di linea, intasati dai turisti, non sarebbero mai riusciti a salire con venti carrozzine. L’amara sorpresa 
è arrivata dopo. «All’entrata della mostra ci hanno fermati -
riprendono De Piero e Raimondo -. Ci hanno detto che poteva entrare una o al massimo due carrozzine in tutto, perché di più non sarebbero stati 
in grado di portarne». Già, perché all’interno dell’Accademia non c’è lo straccio di un servoscala, ma solo una specie di “carriola” dove caricare le 
carrozzine che i custodi spingono a braccia su per la scala che conduce alle sale espositive. Una cosa da brivido, ma questo è quello che offre il 
Ministero dei Beni culturali. «Noi non ne sapevamo niente - allargavano le braccia i dipendenti -. Le prenotazioni alla mostra vengono gestite da 
una ditta privata, la “Verona 83″, che non conosce le
condizioni dell’Accademia. Qui ci sono gradini dappertutto e nemmeno uno scivolo. Non possiamo accompagnare venti carrozzine in un colpo 
solo».Intanto i disabili restano fuori, sotto la pioggia battente, per quasi un paio d’ore. Tentano di bloccare l’entrata dell’Accademia, ma una 
comitiva di francesi si apre un varco senza troppi indugi. Allora chiamano i carabinieri (e presto sarà presentata anche una denuncia) sperando di 
trovare un responsabile per sbloccare la situazione e visitare
finalmente la mostra. Ma non andrà così, perché l’unica a farsi viva al telefono è una funzionaria della Soprintendenza delle Belle Arti. «Si è 
scusata per quanto è avvenuto - riferiscono gli accompagnatori dei disabili dell’Associazione tetraparaplegici -, ma ci ha ripetuto ancora una volta 
che loro non potevano farci nulla e che saremmo dovuti tornare in Friuli senza poter visitare la mostra». E così è stato. Verso le 18 la comitiva è 
risalita sul vaporetto per fare ritorno a casa, dopo una giornata in cui, invece di riempirsi gli occhi e il cuore con la bellezza dei dipinti del Tiziano, e 
stato messo a dura prova il fegato di quaranta persone.
Intanto, dal call center per fissare le visite alla mostra solo ieri sera hanno interrotto le prenotazioni per le comitive con disabili in carrozzina. «Ci 
hanno fatto sapere che c’è qualche problema con l’attrezzatura per superare scale e gradini» rispondeva un’operatrice. Per piacere, fate sapere a
questo call center e al Ministero che quell’attrezzatura, oltre ad essere insufficiente, è una vergogna. Fulvio Fenzo

27 Marzo 2008

” IL CASO - Clivet rispedisce a casa gli operai fatti arrivare dalla Sicilia - E’ questa la legge Biaggi ?”

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 10:31

   p7231596.jpg Foto by Licia ( Friends 2005 - Cadore Bl.)

dal ” Il Gazzettino” di giovedi 27/03/08 cronaca di Belluno
Feltre
Sono giunti dalla Sicilia, in undici, per avere un posto di
lavoro alla Clivet. Per prepararli al meglio l’azienda aveva
predisposto uno specifico corso di formazione e aveva individuato
un percorso di inserimento territoriale. L’assunzione
fissava quale termine ultimo la fine di agosto.
In realtà il contratto è stato rescisso per mancato superamento
della prova durata dieci giorni. E per, come viene
spiegato alla Clivet, «il blocco del mercato che ha indotto
alcuni clienti a non confermarci degli ordini».
Dura la presa di posizione dei sindacati che con i segretari
provinciali di Fiom-Cgil Alessandro Da Rugna e di Fim-Cisl
Bruno Deola affermano che «la vicenda degli undici lavoratori
che si sono sobbarcati 1.200 km per un posto di lavoro
alla Clivet e che li vede già licenziati dopo solo dieci giorni
segna una triste e vergognosa pagina. I nostri uffici legali
sono a disposizione per valutare il da farsi».
Quanto accaduto spiace profondamente alla stessa azienda
i cui responsabili spiegano che «siamo mortificati per
questi ragazzi con i quali, comunque, abbiamo trovato un
accordo economico. Le ragioni del mercato, purtroppo, hanno
avuto la meglio».
Gabrieli 

25 Marzo 2008

” IL CASO -La pace di Pasqua cancella l’aborto ”

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 07:04

p8200051.jpg dal ” Il Gazzettino ” del 25/03/08 Cronaca di Pn

Hanno reiterato la promessa:
la loro figlia quindicenne potrà
tenere il bambino, potrà
frequentare il suo ragazzo,
un albanese di 21 anni e una
volta nato il nipote aiuteranno
la coppia affinché il bimbo
possa crescere serenamente.
E lo hanno fatto il giorno di
Pasqua, lontano dai riflettori
mediatici, in casa loro nel
corso di una giornata che è
servita a ricomporre una situazione
che sembrava compromessa.
Non ci sarà alcun
aborto e - anche se mancano
più o meno sei mesi al parto -
c’è la concreta
possibilità che
una storia nata
male possa invece
finire nel modo
migliore. «Da
quanto ho saputo -
spiega l’avvocato
Laura Ferretti
che ha seguito la
ragazza che si era rivolta a lei
perchè i genitori insistevano
nel volerla far abortire dopo
che un anno e mezzo fa aveva
già dato alla luce un altro
bambino dato in adozione -
Pasqua è trascorsa in serenità.
Al pranzo oltre ai genitori
e alla giovane c’era anche il
fidanzato e futuro papà. Hanno
guardato la televisione,
hanno parlato del futuro e
quello che è più importante i
genitori hanno reiterato la
promessa fatta alcuni giorni
prima. La mia assistita avrà
il bambino e nessuno parlerà
più di aborto». Al di là delle
promesse, comunque importanti,
il tempo utile
per interrompere