Lettere Al Futuro

19 Maggio 2008

Cominciamo bene…

Archiviato in: Lettere — marisauno @ 22:52

Alcuni titoli dei giornali di oggi:

Gay Pride, Carfagna: no al patrocinio.

Travaglio inammissibile in Rai.

Famiglia Cristiana: Il Parlamento ha i numeri per cambiare la 194.

Nel volgere di pochissimo tempo diritti umani, libertà di stampa e pari opportunità sono svaniti.

Si va in Spagna? In  Svezia?

Un saluto sconsolato

 

 

 

 

14 Aprile 2008

Da qualche parte ho scritto che gli uomini sono immortali fino a quando non hanno dei figli. Adesso capisco che avevo ragione

Archiviato in: 1, Lettere — rossaurashani @ 22:46
Internazionale
Il meglio dei giornali di tutto il mondo

Il link di quest’articolo
internazionale.it/firme/articolo.php?id=18925

Lettera al figlio
Efraim Medina ReyesDa qualche parte ho scritto che gli uomini sono immortali fino a quando non hanno dei figli. Adesso capisco che avevo ragione

Internazionale 739, 10 aprile 2008

Mentre scrivo queste righe, ho la sensazione che qualsiasi cosa io dica verrà usata un giorno contro di me. Sono passati appena quattro mesi dal tuo concepimento e non so ancora di che sesso sarai. I parenti e gli amici scommettono sull’uno o sull’altro, ma io preferisco aspettare la prossima ecografia.

Se sei una bambina e un giorno diventerai una di quelle femministe rompiscatole, voglio mettere in chiaro che anche se qui ti chiamo “figlio” lo faccio senza nessuna intenzione sessista.

Il tuo arrivo in questo mondo non è il frutto di un incontro casuale né della dinamica naturale del matrimonio. È il risultato di una decisione che tua madre e io abbiamo preso e portato avanti nonostante molte difficoltà. Lei è una bella e dolce italiana e io, nel bene e nel male, un meticcio colombiano. La cosa triste è che sarai condannato a fare il tifo per il Junior di Barranquilla o per il Vicenza, che gioca da vari secoli in serie B.

Come tante altre coppie, pensavamo che bastasse desiderare un figlio per averlo all’istante. Ma dopo aver provato per mesi con la vecchia e allegra formula del sesso programmato, la cosa non ci sembrava più così allegra. Non è servito a molto nemmeno fingere di essere amanti furtivi e ancor meno farmi crescere i baffi e mettermi una maschera da Zorro. A quel punto si è scatenata una valanga di consigli, che in pratica si riducevano a due alternative: o diventavamo trapezisti o tua madre trascorreva la notte con le gambe all’aria come un pipistrello.

Ho sempre pensato che mi sarei rotto il legamento crociato in una finale di calcetto da spiaggia e non certo a letto con mia moglie. Così, quando ho scoperto di avere una lesione alla colonna vertebrale, ho capito che era meglio ingoiare il mio ego da macho latino prima di restare invalido.

Il ginecologo ci aveva prescritto una serie di esami e i risultati indicavano che tua madre era perfettamente a posto. Io, invece, avevo una quantità normale di spermatozoi, ma per la maggior parte molto lenti. Chiaramente latinoamericani. Mi hanno ordinato di prendere alcune pasticche per aumentarne la motilità.

Sono passati altri mesi e tua madre era sempre più triste. Allora ho confessato al dottore che quegli spermatozoi provenivano da Città Immobile e che forse era meglio cercare un’altra soluzione. È stato così che l’espressione “inseminazione artificiale” è entrata nelle nostre vite.

Sulle labbra di quel medico italiano suonava piuttosto minacciosa e pensavo che ci avrebbero usati per degli strani esperimenti, così per un po’ ho rinunciato a farti venire al mondo. Poi in Colombia ho incontrato una dottoressa, seria e gentile, che m’ispirava fiducia. Due settimane dopo ero in uno stanzino di una clinica dove dovevo masturbarmi e raccogliere il seme in un contenitore di plastica.

Su un tavolo c’erano alcune riviste di gossip e un numero di Selecciones del Reader’s Digest (a chi era potuto venire in mente?). Nonostante tutto sono riuscito a fare il mio dovere. Il seme sarebbe stato sottoposto a un trattamento speciale per dargli più velocità e iniettarlo poi nella vagina di tua madre.

Da allora sono trascorsi quattro mesi. Vedere la tua prima ecografia ha confermato i miei sospetti su quanto sia irrazionale l’amore di una madre. Era incredibile vederla sorridere mentre sosteneva che quel piccolo extraterrestre in bianco e nero era il nostro prezioso figlio. Non posso negare di aver provato anch’io una strana emozione, ma ho preferito aspettare prima di dare la mia opinione sul tuo aspetto.

So che ti trovi perfettamente a tuo agio lì dentro e malgrado la tua incoscienza spero che te la stia godendo, perché questi nove mesi saranno forse le tue uniche vere vacanze: il mondo qui fuori è pericoloso, stupido e implacabile. Ma se eviterai di leggere Paulo Coelho, di ascoltare il reggaeton e di vedere i programmi del mattino alla tv, il mondo può anche essere un posto meraviglioso. Si tratta, figlio mio, di vivere. E vivere è quasi sempre un lusso.

Probabilmente nascerai nel nord Italia, in un luogo confortevole, fragrante e sicuro. Ma dall’altra parte del mare ti aspetta la Colombia. Ti diranno che è un paese orribile, dove c’è una guerra interminabile e dove vivono i politici più corrotti del pianeta. Ti parleranno di sequestri, narcotraffico e prostituzione.

Tutto quello che ti diranno, disgraziatamente, è vero. Ed è proprio lì che ti porterò appena sarai pronto ad affrontare dodici ore di aereo. Ti chiederai perché sto programmando di portarti in quella specie d’inferno, visto che ancora non mi hai fatto passare nemmeno una notte insonne. Non ho una risposta chiara.

So solo che sono tuo padre e che quel paese spaventoso è l’unico posto dove non mi sento fuori luogo e la felicità mi sfiora. Metà della tua famiglia viene da lì, la metà dei tuoi geni, la metà degli amici che avrai un giorno. La Colombia è parte del tuo sangue e del tuo nome e la amerai irrimediabilmente.

Il mio affetto per te è forte anche se ancora un po’ astratto. Ci avviciniamo in silenzio l’uno all’altro, come in un sogno. Sapere che esisti mi libera dal peso di essere me stesso e mi fa venire in mente progetti nuovi e sconosciuti. So che sono responsabile di quello che sarà di te e che questo è un mondo del cazzo per crescere, ma per quanto ne sappiamo è anche l’unico dove le api ronzano e i passeri ridono.

Sapere che sarai qui rafforzerà il mio legame con la vita, il dolore e i servizi pubblici. Fino a ieri ero preparato ad affrontare i miei timori, ora dovrò imparare tutto di nuovo e, credimi, a parte la mia squadra di calcio e il mio paese non cercherò di importi molte altre cose. Non ho mai creduto che uno debba essere amato semplicemente per il fatto di essere com’è. Credo invece nell’amore che si costruisce e si rafforza in quest’avventura unica che è la vita.

Suppongo che essere per metà italiano avrà i suoi vantaggi, però sono sicuro che ti divertirai di più con la tua metà colombiana. Non posso negare che il mio è un paese difficile e neanche che sono rabbiosamente orgoglioso di essere nato lì. La cosa sicura è che ho aspettato tutti questi anni prima di avere un figlio perché volevo garantirgli una vita migliore della mia ed evitargli pericoli e privazioni.

Non penso di essermi sbagliato: è solo che le mie garanzie non garantiscono nulla. Il mondo è un posto pericoloso e l’unica cosa che possiamo fare per quelli che amiamo è amarli. Sono cresciuto senza sicurezze e con molte privazioni, ma sono diventato forte insieme ai miei fratelli, protetto dall’indistruttibile amore di mia madre.

Tua nonna è una persona fantastica, fatta di un legno pregiato e con un’anima che conosce tutte le stagioni. Da lei imparerai che “uno non sa mai quello che possiede fino a quando non soffre a causa sua”.

Decidere di avere un figlio significa credere implicitamente che esiste ancora la possibilità di sognare. Guardo gli occhi di tua madre illuminati dalla tua presenza: giorno dopo giorno la invadi, diventi il centro della sua vita e tutto il resto passa in secondo piano. Ho sempre saputo che, se mai avessi avuto un figlio, la cosa più importante era incontrare una buona madre.

E in questo senso non potresti essere più fortunato. Lei e io sappiamo che ci unirai al di là del tempo e dell’amore. Il destino degli esseri umani è fragile e i cuori cambiano, si sa, ma in te ci ritroveremo sempre. Non so che tipo di persona sarai, mi spaventa sentir dire che molto dipenderà da me. Ma è ancora presto per spaventarmi.

Sei figlio di due culture, di due lingue, di due storie e negli aeroporti potrai fare la fila riservata agli europei, mentre a me verranno ispezionate perfino le budella. Molti sono convinti che la vita sia come un ippodromo e che ognuno debba solo fare il suo giro. Invece non tutti i cavalli ce la fanno e gli imprevisti sono inevitabili.

Per questo voglio dirti che non so se avrò sempre le risposte alle tue domande (quindi comincia ad abituarti agli esempi con gli ippodromi e i passeri che ridono). Poco tempo fa qualcuno mi ha chiesto se mi aspettavo qualcosa da te: avrei voluto dargli un pugno in faccia. Non ho mai sopportato chi si aspetta qualcosa da me, e quello che mi aspetto da te è che non sopporterai mai chi si aspetta qualcosa da te.

Guardo il giardino che circonda casa nostra. Gonzalo, il nostro labrador di due anni, corre da una parte all’altra inseguendo gli insetti. Alcuni pini in fondo chiudono lo spazio. Le voci dei vicini che parlano del tempo si perdono nella brezza del tramonto e un’intensa paura di morire mi stringe l’anima.

Da qualche parte ho scritto che gli uomini sono immortali fino a quando non hanno dei figli. Avevo ragione. Da quando ho saputo che ci sei, ogni secondo conta. Non chiedo molto, solo di essere qui quando arriverai e di non andarmene fino a che non sarai al sicuro.

4 Aprile 2008

Cicliche ovvietà

Archiviato in: Lettere — mt70 @ 17:25

 Passi

Chi di noi quando aveva vent’anni non si è sentito immortale?

Ci si sente padroni del mondo pensando di avere tutto il tempo che si desidera innanzi a se.

Eppure paradossalmente a quell’età io volevo “tutto e subito” , come se di tempo ne avessi pochissimo: ogni progetto, ogni evento, doveva realizzarsi presto, il più presto possibile; ogni tappa, anche se necessaria, ogni sosta, la sentivo con fastidio, come un ostacolo che mi allontanava dalla mia meta.

Il più delle volte la meta l’ho raggiunta, e anche quella sensazione feroce e selvaggia di vittoria, ma del percorso che ho fatto per arrivarci non ricordo molto, ne fatti, ne sensazioni.

Oggi, non arrivo ancora ai quaranta, anche se il tempo davanti a me è tanto ( spero) sono certamente più consapevole di quanto sia limitato… eppure ora per me un ingrediente fondamentale per vivere bene ogni situazione è l’attesa : mi piace costruire con precisione e minuziosità, amo veder crescere i miei progetti come piccoli fiori seminati in primavera, amo il sapore dei momenti che apparentemente passano gli uni uguali agli altri, senza che accada nulla di particolarmente rilevante. Desidero, come immagino faccia un sommelier, cogliere tutte le sfumature di ogni goccia di attesa, e non voglio affrettare di un attimo per arrivare prima alla conclusione. Ogni istante assume per me un significato in funzione del risultato che spero di ottenere.

Di questo mio modo di vivere così cadenzato e “lento” però non ero completamente consapevole fino a poco tempo fa, quando ho cominciato ad osservare la mia piccola N. che tanto piccola ormai non è più, prendere il “fugone” e voler cominciare a mordere la vita, con la stessa fretta che avevo io più o meno alla sua età, e con la stessa convizione di essere praticamente eterna e (quasi ) onnipotente. Mi ha fatto tenerezza e mi sono fatta tenerezza io come ero allora.

Ho cominciato a ragionare sul fatto non potrò comunicarle la mia esperienza, esattamente come i miei genitori non hanno potuto fare con me, e mi è sembrato buffo pensare come ciò che osserviamo in un altro essere umano e, in genere, nell’intero genere umano come un ovvio processo fisiologico di crescita, sia in realtà sorprendentemente sempre nuovo per chi lo sta vivendo, anche se da innumerevoli generazioni si ripetono ciclicamente gli stessi istintivi rituali.

E’ arrivato il momento di fare un  passo indietro. E per N. tanti in avanti. Sono felice, tanti piccoli momenti non sono passati invano.

26 Marzo 2008

LE ULTIME LETTERE DAL FRONTE

Archiviato in: Lettere — annuska62 @ 23:33

Proprio oggi La Repubblica  riportava ” Iraq le ultime lettere dal fronte”, una serie di lettere-testamento di alcuni soldati americani  in Iraq. Questa lettura mi ha procurato un’angoscia incredibile,e mi ha riportato indietro negli anni quando contestai mio padre e lo accusai di “collaborazionismo” durante la  seconda guerra mondiale.

Ora a distanza di anni mi pento delle mie  affermazioni, soprattutto leggendo la lettera che inviai per fargli ottenere una pensione ed un risarcimento per 10 anni di militare e di guerra e per gli anni trascorsi in prigionia nel campo di concentramento di WIETZENDORF.

Durante gli anni della contestazione non potevo sopportare che mio padre avesse trascorso 10 anni , dai 19 ai 29, ”rapito” prima dal militare e poi dalla guerra. Non capivo la sua incapacità di ribellarsi e lo aggredivo dicendogli  “Perchè non hai disertato, perchè non sei fuggito con i partigiani, invece di farti internare nel campo di concentramento”. Lui disperso nei ricordi, mi diceva solo poche parole: “IO VOLEVO VIVERE E RITORNARE A CASA”.

 Quanti anni sono trascorsi da quelle testimonianze. Quanti anni di incomprensioni.

 Mi raccontava di come, per sopravvivere nel campo di concentramento, lavorava come calzolaio, per poter ottenere qualcosa da mangiare, di come si ingegnò per salvare suo cugino, facendo passare, pure lui per un bravo calzolaio (uno che le scarpe le aveva viste solo ai piedi), di come  entrambi con l’incoscienza e con l’ardore dei latin- lover italiani si dedicarono a “ trastullarsi “ e imboscarsi con le mogli  delle SS , per un pezzo di pane e  per qualche sigaretta . Solo adesso riesco a capire le sue parole, quando mi diceva: “Sai non esistono gli eroi. Io non sparavo , dovevo pensare solo a salvarmi”

 La sua ribellione è stata proprio questa: la sua volontà di non uccidere, quella di cercarsi un rifugio nel ventre della terra che lo potesse salvare, quella di amare le donne dei suoi aguzzini lasciandoli  magari il suo seme come ricordo. Quella di voler ritornare a casa ad ogni costo senza però pagare il prezzo più alto :UCCIDERE UN SUO SIMILE.Gli anni passano, i  miei bollori rivoluzionari si sono attenuati , e lui ormai non c’e’ più. Vorrei ricordarlo con le sue  parole “LA GUERRA E’ UNA COSA SPORCA, NON ESISTONO GUERRE BUONE. NON ESISTONO EROI, ESISTE SOLO LA VOGLIA DI RITORNARE A VIVERE”

CIAO PAPA’

22 Marzo 2008

Festa radiosa

Archiviato in: Lettere — abdita @ 19:14

Carissima Belle, carissima Aurora,

in questa notte speciale voglio farvi gli auguri raccontandovi alcune emozioni provate da bambina per la Veglia pasquale.
Passavo il sabato a pulire il braciere per renderlo spendente e poi correvo a portarlo in Chiesa: il trionfo della Luce iniziava appunto dai carboni ardenti da cui si accendeva il Cero Pasquale (che simboleggia Cristo): poi da esso tutti accendevano la propria candelina. In una di quelle notti alla mia amica, troppo china sul libro dei canti, prese fuoco una ciocca di capelli. La spense subito, ma io ero già pronta a versarle addosso l’acqua benedetta della grande conca di rame. A volte capitava di stonare un salmo, di sbagliare una tonalità provata per giorni e giorni. Ridevamo di queste piccole avventure che facevano da contrasto alla solennità della Festa. Ma non erano una sbavatura. Erano il nostro modo di esserci.

C’era il dolore del Venerdì, c’era il silenzio del Sabato. Un silenzio che ancora oggi è l’incertezza del futuro, è l’assenza di conferme, è un tempo buio di attesa, non si sa bene di cosa.

La Pasqua, esplosione di vita e di luce, era ogni volta la Festa di chi aveva finalmente sconfitto la morte. Non ricordo le uova di cioccolato, i regali, i pranzi. Ricordo solo l’incanto di quella notte che continua a celebrare nei secoli qualcosa che possiamo accettare o negare, ma non riusciamo a spiegare.
Un mistero di gioia.
                                                Buona Pasqua dalla vostra mamma

Ho copiato questa lettera anche sul mio blog, ma la dedico a tutti, ricambiando gli  auguri e ringraziando tutti quelli che in questo blog formano una vera e propria “famiglia” virtuale.

21 Marzo 2008

Pasolini e la sua rappresentazione della Passione:quando il genio laico illumina il sacro e ci svela il vero significato della vita e della morte

Archiviato in: 1, Lettere — Audrey @ 14:01
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Voglio proporre anche qui un post che ho scritto stamattina per il mio “bloggino”.Mi fa piacere condividerlo anche in questo blog collettivo di amici

Il venerdì santo rappresenta il momento più significativo della liturgia cristiana.
Vorrei qui commemorarlo, da persona intimamente e profondamente laica quale mi considero, con un pensiero ed un omaggio a PierPaolo Pasolini.
Lui è riuscito, come pochi altri, nei suoi film e nei suoi scritti a farci riflettere su significato della morte, di cui il Venerdì Santo è una delle rappresentazioni più alte e significative.
In una società come quella odierna, in cui morte, vecchiaia e dolore sono diventati concetti ed esperienze da bandire, da censurare, Pasolini ci aiuta a riflettere sul vero e rivoluzionario significato della morte, come accettazione e complemento della vita.

Poi siamo morti.
E a chi ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
sei il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione

Per Paolo Pasolini

Vorrei un paese…

Archiviato in: DemocraziaAlFuturo, Lettere — unblogindue @ 09:35

Vorrei un paese

nel quale tutte le religioni convivano con serenità

nel quale nessun’autorità religiosa, sia che si affacci al balcone sia che parli da un minareto, possa decidere per me

nel quale non dover lottare per dimostrare che chi è laico può avere solidi valori morali quanto quelli di chi è cattolico

nel quale non dovermi sentire in colpa se amo primo del matrimonio

nel quale essere libera di controllare la mia sessualità secondo coscienza

nel quale poter decidere di evitare un calvario ad un’anima innocente

nel quale poter scegliere di non scaraventare sulle spalle di mio figlio la croce di una malattia solo mia

nel quale ad un bimbo non debba essere imposta una religione che non ha scelto

nel quale io non debba rassegnarmi al dolore, perchè non devo espieare nella mia vita i peccati di tutta l’umanità

nel quale un figlio sia figlio, sia che sia sano sia che sia ammalato

nel quale la solidarietà non sia un vanto ma un dovere

Nel quale il mio voto e le mie idee abbiano peso.

Questoè il paese che vorrei lasciare ai miei figli, ma non esiste, e se esiste non è certo l’Italia.

Sara

P.S. un abbraccio (ottimista) a tutti gli autori :)

17 Marzo 2008

Fiori d’acciaio

Archiviato in: Lettere — mt70 @ 19:22

“Fiori d’acciaio” è un film di qualche anno fa, un po’ mieloso, come lo sanno essere i film holliwodiani, ma che racconta una indiscutibile verità: ogni donna è bella, ogni donna è coraggiosa, ed è tanto più bella quanto più è coraggiosa.

E questo è vero oggi, con tutte le difficoltà del nosto tempo che ci impone di essere sempre in prima linea, come lo era ieri, quando sommessamente le nostre antenate con piccoli gesti cercavano di conquistarsi un po’ di libertà.

A volte però il nostro essere d’acciao fa dimenticare a qualcuno che siamo sempre dei fiori e che non vogliamo smettere di esserlo, perchè in quel caso cesseremmo di essere quello che siamo, un inscindibile miscuglio di dolcezza e forza, di comprensione e fermezza, di accettazione e volontà.

E allora voglio dedicare questo piccolo post alle donne che conosco e che rappresentano questo archetipo:

Alle mie bisnonne Eugenia, che ha pianto un figlio morto a vent’anni per una stupidaggine e Sofia, uno scricciolo di quaranta chili che ha partorito 17 figli, alle mie nonne Veronica che ho amato tanto di più da quando non posso più parlarle, ed Assunta che non ho mai conosciuto, alla mia mamma che tra tante difficoltà e contro ogni ostacolo mi ha fatto crescere con la curiosità del mondo e mi ha insegnato che un libro in più è più bello di un vestito in più, a me quando sono madre e padre per tre figlie, alle mie ragazze, quando i loro professori mi dicono che si sente che provengono da una famiglia “femminile” per la loro forza da donne adulte, a mia sorella che nel terzo millennio ha preso una decisione che rimanda al passato, ma non per questo è meno degna del mio rispetto, ed è diventata una suora, all’altra mia sorella che in una famiglia cattolicissima è dichiaratamente atea, e l’estate scorsa a Villa Ada si è presa un bello spavento al concerto della Banda Bassotti.

Ognuna di noi è come è , e il nostro rivendicarlo ogni giorno con intensità, è simile all’ostinazione che ha un fiore nel cercare la luce e la vita.

Lo voglio però dedicare anche alle tante donne che ho conosciuto nella mia recente frequentazione del web, che conosco solo con il loro nick o poco più, e che però dicono tanto di loro, della loro solo apparente contraddizione, che le fa essere fragili e tenaci, tutte diverse, tutte con la loro personalissima maniera di interpretare il loro modo di essere donne, e poichè non posso nominarvi tutte, care mie amiche, lo voglio dedicare in particolare ad una di voi:

Audrey, Sara, se me lo permetti, queste righe sono per te.

 

 

6 Marzo 2008

Nuovo giro di Nomination Premio D eci e Lode :-)

Archiviato in: Lettere — Audrey @ 00:36

Ho ricevuto qualche giorno fa una doppia nomination al Premio D eci e lode, quasi in contemporanea.
Una dalla cara Violaine con la motivazione: Audrey per la correttezza .
http://annavercors.splinder.com/

L’altra dell’amico Amicusplato (scusate la ripetizione ma leggetela in senso rafforzativo :-D), con la motivazione (in versi…)

Infine scelgo un fiore pascoliano:
digitalis purpurea, conoscete?
pericolosa e affascinante; e invano
ho cercato sfuggire alla sua rete.

È una nomina sempre molto in vista,
la terza o quarta volta, non so dire;
È donna, è genoana, è comunista.
È Audrey, of course, non ci si può stupire

Mi permetto di accumunarle, anche perchè so che Violaine e Amicusplato hanno una grade stima reciproca e quindi non dispiaccerà loro questa accumunanza :-).

Le regole riguardo al premio sono queste:

Esporre il logo del “Premio D eci e Lode, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto.
E’ un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
Inserire il regolamento;
Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Questa volta voglio premiare e nominare 3 persone molto differenti tra di loro:

1) Bagnomaria aka Claudia.
E’ una donna giovane, anticonformista, intelligente e vivace che scrive sempre post interessanti e ricchi di spunti di discussioni e riflessioni e che ha saputo molto ben animare, ultimamente, un decadente OKNO. Voglio aggiungere che abbiamo, inoltre, la comune passione per i tattoo: lei diretta..io riflessa (Claudia sa cosa intendo :-) )
http://abagnomaria.blogosfere.it/

2) Lord Brummel aka Gabriele
Anche lui giovane, intelligente e molto più profondo di quanto ami apparire :-).
Ha, insieme ad altri ragazzi di Roma e Milano, un blog che pare la realizzazione della famosa frase di Oscar Wilde: Nulla è più indispensabile del superfluo .
http://www.strabello.it/

3) Oloap aka Paolo.
Su Paolo vorrei solo dire che è uno dei pochi utenti di OKNO capace di farci rammentare che dietro ad un nick c’è sempre e comunque una persona.

Audrey

22 Febbraio 2008

La favola rotonda. Comicomix ci parla di questa splendida iniziativa. Ascoltarlo e supportarlo può fare solo del bene soprattutto a noi stessi :-)

Archiviato in: Lettere — Audrey @ 12:59

Presentare Carlo alias Comicomix agli utenti di OKNO, credo sia più inutile a senza senso che cercare di convincere gli stessi che Kuros sia il più grande amico di Panettoni, che Swa abbia il poster autografato del berlusca appeso in cameretta, o che Good Luck sia un simpatico seguace di Bertinotti.

Insomma tutta la comunità che frequenta, in misura e maniera più o meno approfondita, OKNO, conosce Carlo, il suo Sito Comicomix e le attività che porta avanti, con tanto coraggio e dedizione.

Nello scorso dicembre Carlo Comicomix ha partecipato, nell’ambito di PiùBLOG tenutosi al Palacongressi di Roma EUR,   all’incontro Più & Libri.

Qui ha presentato la pubblicazione “La favola rotonda“, narrando anche il percorso esistenziale ed esperienziale  che lo ha portato a ideare a realizzare questa bellissima iniziativa.

Ricordiamo che il ricavato dalle vendite del libro, che uscirà a marzo, sarà interamente devoluto alla Ricerca per la Lotta al Neuroblastoma.
.
Vi voglio qui proporre la clip di questo incontro, che ci dà modo di ascoltare e vedere direttamente le parole e la testimonianza di Comicomix.

Io credo che aiutare e diffondere il più possibile questa iniziativa editoriale, possa fare solo del bene, in primis a noi stessi.

Personalmente non vorrei aggiungere altro, se non un grazie come persona, come donna e come mamma per tutto quello che Carlo fa e rappresenta per tutti noi.
Audrey

Per vedere ed ascoltare  la presentazione…clikkate

http://www.piublog.splinder.com/post/16033435/Blog+%26+Libri%3A+4%C2%B0+ed+ultima+pa

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