Lettere Al Futuro

30 gennaio 2008

A una mamma speciale

Filed under: Poesie — abdita @ 21:33

Tienimi il cuore
sempre,
quando sembra scoppiare
e palpita, ma non con il tuo,
quando sobbalza ferito.
Fa’ che non diventi un macigno
di pietra dura come l’ipocrisia,
tagliente come la vendetta,
rovente come la rabbia.
Tienimi il cuore
soprattutto
quando batte impazzito
e si chiede cosa sia l’amore,
quando piange in silenzio
e si sente smarrito.
Tienimi il cuore nel tuo.

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29 gennaio 2008

Democrazia al futuro … prossimo o lontano ?

Filed under: DemocraziaAlFuturo — pcdazero @ 15:32
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Pochi giorni fa è stata aperta una iniziativa dal titolo “Se io fossi parlamentare
della quale sono uno dei promotori insieme a Michele e Riccardo.

E’ un piccolo esperimento, per tentare di cambiare qualcosa nella politica italiana di oggi.

L’idea è quella di far nascere una democrazia partecipativa o diretta, dove ognuno può contribuire alla nascita di leggi e norme standosene comodamente a casa, dialogando o semplicemente votando attraverso la rete internet.

Non importa se questa iniziativa avrà successo o meno, l’importante è che qualcosa di molto simile ad essa sostituirà l’ormai obsoleto sistema politico.

Spero che tu, utente del futuro “prossimo”, quando leggerai questo “vecchio” post, sorriderai ed esclamerai: “ma guarda un po’ te,  da dove è scaturita la politica odierna” !

P.S.: Per vedere se esiste ancora clicca qui -> sefossiparlamentare

P.P.S.: Per conoscere l’interesse che ha avuto dai tuoi progenitori o … avi, clicca qui -> sondaggio

28 gennaio 2008

“il paese dei bambini che sorridono”- poesia-” l’amico “

Filed under: Poesie — adriano49 @ 22:33

” il mio fantastico amico “( “Poesia tratta dal “il paese dei bambini che sorridono”

Ho un amico magnifico, fantastico,
spinge la mia carrozzella per andare in classe;
mi fa salire e scendere le scale e a volte guardare dal davanzale:
è le mie braccia e le mie gambe. Studia con me
e dice “sono aiutato da te”. Il mio amico fantastico
Rom, zingaro, nomade per tutti per me gentile e caro
Luigi, amico assai raro. Il suo popolo è riconosciuto da trent’anni
anche se esiste da tremila anni. La sua storia fa invidia:
e le sue origini sono in India. I Rom non hanno una terra
e non hanno mai fatto la guerra,non hanno sfruttato nessuno
hanno sofferto emarginazione e digiuno. Nel giorno della memoria,
quando si profonde l’oratoria, dei Rom tutti si dimenticano
che migliaia ne ha uccisi il lager nazista e gassati la furia razzista.
Nessun Rom ucciso ha un nome scritto in un libro, a nessuno di loro
è stato dedicato un monumento quasi fosse un comandamento
dei Rom l’esistenza dimenticare e ad altre cose pensare.
Il prof della shoah ha parlato, ho detto “prof dei Rom ti sei dimenticato”. “Che cosa c’entrano? Degli ebrei dobbiamo parlare, degli ebrei è l’olocausto”. Non ho risposto. Il capo ho nascosto per la vergogna, mi sentivo veramente alla gogna per non essere andato fino in fondo “Scusami, amico, tu sei il mio mondo. Per viltà non ti ho difeso spero di non averti offeso”.

Le nostre storie

Filed under: Lettere — cuoremagico @ 15:03
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Mio adorato cucciolo,

eccomi di nuovo qui, per lasciare a te e a me un ricordo di questi giorni.

Non so da dove cominciare, a dire il vero.

Vorrei avere il tempo, o forse solo la costanza, di annotare quotidianamente le straordinarie novità e i tuoi eccezionali progressi. Mi trovo invece a dover frugare nella memoria già disordinata.

 

Già da qualche giorno volevo scrivere di Spunk e Dung. Sono i nomi che hai scelto per due amici di fantasia che ti sei creato. Spunk è un maschietto con i capelli bianchi e gli occhi viola, Dung è una femminuccia con gli occhi dello stesso colore e i capelli scuri.

Non c’è dubbio, i cartoni che seguiamo alla tele ti hanno influenzato. Ma quello che mi piace tanto, e mi fa sorridere e commuovere, è il tuo tentativo, nel tuo linguaggio ancora incerto e insufficiente, di creare storie.

Credo che tu abbia fatto tuo il mio amore per le narrazioni. Le favole che ti racconto ogni giorno, e che tu ascolti interessato e affascinato e che mi chiedi di ripetere più volte, per carpire ogni dettaglio; i vecchi film a cartoni animati dai disegni semplici ed essenziali che riempiono i nostri pomeriggi domenicali; le serie animate moderne con i loro disegni accurati e i colori vivaci che seguiamo ogni giorno, incantano anche me: mi piace raccontare o spiegarti quello che vediamo insieme e che ancora non sai interpretare da solo; ma soprattutto mi piace lasciarmi trasportare insieme a te in mille mondi nuovi, avventurosi, appassionanti, emozionanti nella loro semplicità.

 

E come piaceva a me da bambina, piace anche a te riempire la tua vita di figure fantastiche che vanno ad aggiungersi alle persone reali che popolano le tue giornate, a volte diventando indistinguibili da queste.

 

Mi rende felice che tu condivida con me queste fantasie, e spero che sarà sempre così.

In realtà so che non potrà essere sempre così. So che verranno giorni in cui, probabilmente, non vorrai spartire nessuna esperienza e nessuna emozione con me.

Lo so perché ci sono passata anche io; lo so perché lo vedo quotidianamente con i miei studenti; lo so perché sarebbe anomalo il contrario: per crescere dovrai allontanarti da me, sarà quasi inevitabile entrare anche in conflitto.

So già che soffrirò e che forse sarò anche io gelosa dell’insegnante che diventerà per te un modello e un punto di riferimento: proprio come oggi capita ai genitori dei miei studenti nei miei riguardi.

Spero però che il ricordo delle fantasie condivise, come dei giochi, delle passeggiate, delle chiacchierate, ci permetta di ritrovarci dopo la tempesta adolescenziale.

 

A presto, piccolo mio

Ti voglio tanto bene

La tua mamma

Per un amico – 45° Zecchino D’Oro

Filed under: Canzoni — lisa72 @ 14:32

Dedicata ai nuovi amici conosciuti in rete, dedicata ai vecchi amici, dedicata a coloro che lo diverrano….
Dedicata ai miei figli con l’augurio che la vita riservi loro l’opportunità di conoscere Un Vero Amico,
con amore, Lisa


Un vero amico chi è?

E’ quello che non lascia mai.

Un vero amico ha qualcosa che poi

gli manca se tu te ne vai.

Un vero amico si sa

aiuta e non chiede perché.

Ma se per caso si mette nei guai

tu lascia tutto e corri da lui.

Per un amico metti su il sorriso

più’ grande che hai

prova a fare sempre tutto

quello che puoi

un amico vero non lo scorderai mai

se pensi che sia giusto,

non fare caso a tutto il resto.

Un amico è il bene più’ prezioso che hai

ogni cosa è meno bella senza lui

un amico vero non ti lascerà mai

non fare caso al resto,

per un amico questo ed altro.

Con un amico però

a volte si litiga sai.

Ma una parola una stretta di mano

non può partire sempre da lui.

Per un amico metti su il sorriso

più’ grande che hai

tiri sempre il cuore in ballo, fra di voi

un amico vero non lo perderai mai

tu lascia stare il resto,

per un amico questo ed altro.

E’ un’avventura che se vuoi

può non finire mai;

quando incontri un altro bambino

hai un amico vicino e così…

Per quell’amico metti su il sorriso

più’ grande che hai

prova a fare sempre tutto

quello che puoi

è un amico vero e non lo scorderai mai

se pensi che sia giusto,

non fare caso a tutto il resto.

Na na na,

Na na na.

Un amico vero non lo perderai mai

tu lascia stare il resto,

perché un amico è tutto questo.

 

Perché un amico è tutto questo.

Il video non è dei migliori ma il testo è tutto…

27 gennaio 2008

Lettera a mio figlio sulla memoria dell’Olocausto.

Filed under: Lettere — rossaurashani @ 11:07

Caro Marco,

in questi giorni dedicati alla memoria, mi chiedo molto spesso, quando un genitore deve ritenere il momento giusto per svelare al proprio figlio, i terribili segreti del nostro passato.

Mi ricordo che nel 1993 , tu avevi 9 anni, ti volevo portare al cinema a vedere Schindler’s list , ne nacque una discussione con tuo papà, che riteneva troppo precoce la visione della terribile realtà della Shoah.

Come ben sai, con te mi regolai sempre in modo diverso, mai e poi mai ti negai il rapporto con la verità, anche a costo di dover mediare la realtà attraverso un linguaggio che fosse più consono alla tua maturità acerba. Non fu facile, tu credevi in un mondo fatto di adulti premurosi e buoni, in un mondo di bambini accuditi e quasi sempre felici; era mia la responsabilità di farti prendere il contatto con una realtà che niente possedeva di così poetico e rassicurante.

Ti raccontai della Storia, come una favola che non aveva mai un lieto fine, parlavamo dell’uomo delle caverne e delle sue difficoltà, come se parlassimo di un fatto successo ieri, parlavamo di Ulisse e della sua fame di conoscenza, parlammo del Medioevo, dei Re,  dei Cavalieri, delle Crociate, delle guerre sanguinose, dei Trovatori, dei Poeti, della povera Gente. Parlammo della scoperta dell’America, dell’atroce destino dei popoli Maya e Aztechi, parlammo dell’Italia rinascimentale e degli Artisti che la resero grande. Parlammo degli Ebrei e della lunga storia delle loro persecuzioni. E qui mi fermo….. perchè è di questo che oggi si parla e si deve parlare….

Cosa provasti ad ascoltare questa storia terribile? Non lo so ancora, ma so che non  ti negai nulla, ti feci vedere foto, ti portai al cinema, ti comprai libri da leggere, a 12 anni sei andato con la scuola ad Auschwitz  per vedere il “campo” del quale avevamo tanto parlato. Sei tornato con un’aria intensa e seria che non ti avevo mai visto, mi raccontasti che all’ingresso c’era un gruppetto di teppisti con le teste rasate e le svastiche sui giacconi di pelle nera, che vi gridavano dietro parole che tu non avevi compreso, ma interpretato chiaramente.

Credo che questa esperienza ti abbia segnato e che abbia lasciato dentro di te, una profonda necessità di sapere e di capire assieme ad una voglia immensa di giustizia nei confronti di chi ha subito tanto e di chi, nel futuro, tanto  e ancora può subire.

Il risultato di tanta e dissennata educazione alla conoscenza e al rispetto della Storia, da parte mia  nei tuoi confronti,  è che a 23 anni sei già laureato in Storia con il massimo dei voti e che ti stai specializzando in Storia Contemporanea. Probabilmente uno studio che servirà solo a te stesso e non al tuo futuro di soggetto economico. Forse non riuscirai mai a guadagnarti la vita con la conoscenza della Storia, ma stai diventando comunque un uomo giusto che ammiro e stimo e che se tuo padre, oggi ci fosse ancora, ne andrebbe giustamente orgoglioso è riconoscerebbe che le mie convinzioni sul “tempo della memoria” erano esatte.

In questa giornata che si presenta in tempi  oscurati dal “negazionismo” e dalla paura o dall’indifferenza di molti che ci circondano,  si deve dedicare  al ricordo dell’Olocausto molto di più che una pagina di Storia, si deve diffondere la conoscenza per educare alla tolleranza ed alla pratica della giustizia. Non si deve relegare questo momento ad un ricordo fine a se stesso, ma ad uno stimolo che possa portare alla valutazione della realtà di oggi, che contiene situazioni molto simili alla Shoah  di allora, addirittura in luoghi molto vicini ad Israele stessa.

Questo ti chiedo, ragazzo mio, non fare mai della tua Storia, un argomento passato e senza futuro,  tutto ciò che è accaduto, succede e succederà ancora; non lasciarti condizionare e scoraggiare da un mondo volutamente ottuso e fuorviante, cerca sempre la verità, pretendi sempre la giustizia e sii tu giusto per primo.

Con tanto amore

mamma

26 gennaio 2008

giornata della shoah-un libro per l’adolescenza senza turbamento

Filed under: SalaLetture — adriano49 @ 21:09

aiutiamo i nostri figli a ricordare ,senza far rumore,con tanto tatto e con dolcezza e con parole appropriate rispondiamo alle loro domande.Un libro adatto ad una lettura per tutti grandi e piccini,buona lettura.

Anche questo libro fa parte dell’iniziativa curata dall’amico RICKGAV per ricordare la giornata della SHOAH .

Rosa Bianca

di ROBERTO INNOCENTI

L’autore

Roberto Innocenti è nato a Bagno di Ripoli (Firenze) nel 1940 ed è considerato uno dei migliori illustratori europei.

La storia

In una piccola città tedesca piena di bandiere naziste e di slogan scritti sui muri, vive Rosa Bianca, una bambina come tante, che insieme agli altri guarda passare i carri armati e i camion pieni di uomini in divisa allegri e marziali. Ma dove vanno quei camion? Nessuno lo sa, anche se i pesanti automezzi continuano ad attraversare la città per mesi. Rosa Bianca è così colpita che segue, correndo, le tracce di un automezzo che tra le tante persone trasporta anche un bambino, che era riuscito a scappare, ma che è stato poi fatto risalire: vuole sapere dove porteranno quel bambino. A furia di correre si ritrova in aperta campagna e scopre un recinto di filo spinato oltre il quale si trovano squallide baracche e bambini scheletrici con abiti a strisce e una stella gialla sulla casacca. Un bambino le dice di aver fame e Rosa Bianca gli dà la sua merenda. Da quel giorno e per tutto l’inverno Rosa Bianca porta ai bambini tutto il cibo che riesce a trovare, mentre i convogli di soldati si fanno di nuovo frequenti, ma stavolta portano uomini stanchi e avviliti. La gente incomincia a fuggire dalla città, soldati feriti chiedono aiuto. Rosa Bianca corre nel bosco a vedere che cosa è successo, ma non trova più niente, nè le baracche, nè il filo spinato. Intanto compaiono dei soldati che sparano all’improvviso. La città è distrutta, la mamma di Rosa Bianca aspetterà invano la sua bambina, ma nel bosco a poco a poco gli alberi rimetteranno le foglie e i fiori torneranno a nascere.

Il libro

Questo libro, composto di venti splendide tavole e di un testo molto breve, è generalmente riservato alla letteratura per l’infanzia, anche se in realtà è adatto a tutte le età. Rosa Bianca è un testo per immagini, poetico e didattico nello stesso tempo. Ma soprattutto Innocenti mostra, senza però descrivere, ci fa capire la tragedia che si sta vivendo in Germania attraverso minuziosi dettagli senza però spiegare, ed è forse questo il suo pregio più grande. L’autore guarda il mondo con gli stessi occhi della protagonista: Rosa Bianca non sa perchè ci sono i soldati, non capisce la guerra se non attraverso ciò che vive lei stessa, il poco cibo, la gente sempre più triste, i bambini in mezzo a quelle baracche. Questo sguardo infantile è infondo lo stesso di un lettore-bambino che, guardando queste figure, vorrà sapere e avrà bisogno di un adulto che risponda alle sue domande. Ma l’orrore va affrontato e sconfitto e di questo i bambini sono forse più consapevoli degli adulti. Forse è proprio pensando a loro, alla loro forza e alla speranza che rappresentano, che Innocenti ci ha regalato l’ultima tavola del libro: il dolore non può essere cancellato, sarà sempre con noi, in noi, ma nulla potrà impedire che boschi e prati tornino verdi e che la pervinca fiorisca ancora per consolarci e per non farci dimenticare.

 


Lettere al futuro apre uno spazio dal nome Democrazia Al Futuro

Filed under: DemocraziaAlFuturo — rossaurashani @ 17:21

Dopo la nascita di questo blog, quotidianamente ci troviamo sollecitati da mille argomenti. Uno di questi è la politica e la democrazia che dovrebbero essere sinonimi della stessa cosa.

Il nostro Paese, e non solo, sta attraversando tempi veramente difficili, ci troviamo ogni giorno a vivere situazioni sempre più complesse e sempre più deludenti. La vita è difficile e quasi tutti dobbiamo fare i conti con una capacità di acquisto che per alcuni si è dimezzata, insomma l’Italia è più povera, è staticamente bloccata tra la corruzione e la malversazione, è un paese che non si riconosce più, tra cumuli di spazzatura e classe politica indegna, la gente è stufa, sfiduciata, non crede più in nessun valore.

Questo cappello, non vi deprima, credo che quando si raggiunge il fondo di una situazioneo meglio quando una situazione orribile si presenta, secondo me esiste nel problema, sempre e comunque la soluzione dello stesso.

Pertanto, vorrei aprire questa sezione con l’invito a una discussione che ovviamente parta dai fatti di oggi, che pesano gravemente sul nostro modo di pensare, ma sopratutto che questi commenti si facciano promotori di idee, riflessioni, proposte, atte a predisporre quel Futuro che è stato rubato ai nostri Figli, sia che siano nati, sia che debbano ancora vedere la luce.

Ogni figlio ha diritto ad un mondo migliore, e se fino ad oggi non siamo riusciti a conquistarglielo, cerchiamo insieme la strada per pianificarne uno futuro migliore.

Aprirei la discussione su tre punti che mi sembrano importanti da trattare:

– L’olocausto, ovvero l’importanza della memoria perchè in futuro cose simili, non succedano più.

– La questione morale. Come rendere etica e morale la politica e le azioni di ogni individuo.

– Come impegnarci per cambiare la classe politica e riappropriarci del nostro potere di elettori.

Spero di non aver tralasciato troppo, ma si sa che non è facile.

Rossaura

24 gennaio 2008

Poesia per il ricordo e per mai dimenticare la shoah,non ci siano più inumane sofferenze

Filed under: Poesie — adriano49 @ 14:52
SE QUESTO E’ UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi

27 gennaio 2008 giornata della memoria – per non dimenticare la Shoah

Filed under: SalaLetture — adriano49 @ 14:33

Molti sono i libri che, drammaticamente o con poesia ricordano il dramma del popolo Ebraico degli anni della seconda guerra mondiale, tristi e drammatiche testimonianze per i posteri, per non dimenticare quanto di orribile il genere umano possa esercitare con atrocita inumane verso un altro popolo, solo perchè non della stessa religione o pensiero. Tra i tanti voglio segnalare quello di Bassani, volto noto della letteratura italiana , scrittore di capolavori rimasti nella mente e nei cuori italiani.

Una lapide in via Mazzini

racconto di GIORGIO BASSANI tratto da Dentro le mura Il romanzo di Ferrara

L’autore

Giorgio Bassani è nato a Bologna nel 1916 da una famiglia ferrarese. Tra i suoi libri più famosi ricordiamo: Cinque storie ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini, Il romanzo di Ferrara.

La storia

Il libro parla di un giovane operaio, che, nell’agosto del 1945, sta murando una lapide con incisi i nomi degli ebrei deportati. Ad un tratto l’operaio si sente chiamare da un uomo piuttosto strano, molto grasso, vestito di stracci e con un colbacco in testa e si scusa di dover correggere quello che è scritto sulla lapide. Questo perché tra i nomi c’è il suo, ma lui, Geo, è vivo, anche se ha sopportato due anni di Lager ed è l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Finalmente è approdato alla città di origine dopo una lunga peregrinazione attraverso l’Europa. Ora torna nel suo palazzo, riprende i vecchi vestiti e ricomincia a passeggiare per Ferrara, guardando con occhi ironici i suoi concittadini. Non vuole parlare con nessuno, in particolare lo disturba il fatto che molti si siano lasciati crescere la barba “da partigiano” per mascherare il loro passato di fascisti. Quello che vorrebbe Geo, anche se nessuno lo capisce, è che Ferrara fosse la stessa della sua adolescenza, come se in questo modo fosse possibile riempire quegli anni atroci, a cui è sopravvissuto per miracolo. Arrivata la primavera, tutto torna come prima e ricompare il Conte Scocca, famoso filonazista. Geo lo incontra, Scocca gli parla e Geo gli dà due schiaffi. Da questo momento Geo cambia. Ormai è dimagrito, con i capelli diventati bianchi, riprende i vestiti da ex deportato ed inizia a raccontare le vicende del Lager: la morte per sfinimento del padre, il saluto della madre prima di essere portata via, la “selezione” del fratello minore. Per convincerlo a cercare di dimenticare quella brutta esperienza, ormai ci vuole ben altro che un giaccone di cuoio. Per più di un anno Geo gira per Ferrara con la testa nuovamente rasata e ormai in città tutti lo prendono per matto. Nella primavera del 1948 Geo sparisce e gli interrogativi sono molti: nessuno a Ferrara riesce a capire. Forse per spiegare tutto questo bisogna ripensare all’episodio con Lionello Scocca: Geo aveva dato due schiaffi, che erano stati la sua risposta alle domande insistenti se pure di cortesia del conte. Ma a quelle domande avrebbe potuto rispondere un urlo così alto che tutta la città l’avrebbe udito con orrore.

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