Lettere Al Futuro

13 gennaio 2008

A MIO FIGLIO

Filed under: Lettere — chaffeur66 @ 00:50

quando tua madre mi disse che aspettava un altro bimbo mi chiesi se sarei stato capace di volergli bene come al primo figlio,che piano piano arrivava al compimento del settimo anno,ero terrorizzato da un dubbio rivelatosi poi una stupidata,ci dissero che probabilmente eri una femminuccia,ne fui felice anche se pensavo chel’importante era che tu fossi sano,all’ultimo mese di gravidanza ci dissero che eri un bel maschietto e che non presentavi alcuna defezione,iniziavo ad immaginarmi di nuovo impacciato a dare una mano alla mamma tra pannolini e biberon.Ricordo quando sei nato,eri paffutello e a differenza di tuo fratello eri un pò più chiaro di carnagione,capii subito che i miei dubbi sul volerti meno bene di tuo fratello erano infondati e che riempivi di gioia la mia vita così come la riempiva tuo fratello.In quel periodo come sai facevo l’autista e quindi il mio tempo a disposizione per starvi vicino era assai poco ma cercavo di recuperare ampi spazi pur di starvi accanto,non ho mai voluto fare tanti giorni fuori casa e facevo il possibile ,stravolgendomi le ore di riposo,per rientrare a casa per farvi sentire la mia presenza di padre, tutto sembrava filare liscio fino a quando hai iniziato ad avere i tuoi problemi,piangevi forte fino a mancarti il respiro,quante corse all’ospedale con te che non respiravi e divetavi sempre più cianotico,ed io per la prima volta nella vita avevo paura,si paura di non arrivare in tempo all’ospedale dove i medici ti soccorrevano e ti facevano riprendere fiato,però davanti a tutti facevo il forte,non volevo fare vedere che avevo paura,poi cercavo un punto nascosto per dar sfogo al mio pianto liberatorio,ancora una volta ce l’avevo fatta ad arrivare in tempo all’ospedale.Persi il lavoro,perchè a loro non interessava dei miei problemi il camion doveva viaggiare comunque,ma non mi interessava,ciò che mi interessava era la tua salute,riuscimmo dopo tanti tentativi a convincere il primario per farti fare una risonanza magnetica e lui(che probabilmente era lì per volere di qualcuno e non per merito)ci disse che non c’era nulla di cui preoccuparci,io che volevo vederci più chiaro chiesi a mio cugino che è medico a Torino di vedere se qualche neurochirurgo di sua conoscenza poteva spiegarmi cosa tu avessi,il risultato fu che avevi,come già sai,una cisti liquida nel cevello e che andavi operato prima che ingrossandosi poteva comprimere una parte del cervello.Arrivò il fatidico giorno dell’operazione,tu avevi appena 18 mesi,ti fecero la preanestesia e tu già tutto rasato non capivi a cosa andavi incontro mentre io e la mamma da soli ci consolavamo a vicenda,perchè non avevamo quasi nessuno in Piemonte,ci stringemmo in un pianto sommesso quando varcasti la soglia della sala operatoria e le ore diventarono lunghissime,non staccammo gli occho dalla porta neppure un istante attendendo la tua uscita che arrivò dopo due ore e mezza,avevi la testa tutta fasciata e subito i dottori vennero a consolarci dicendoci che tutto era andato per il meglio,avrei voluto abbracciarli uno per uno per dimostrare la mia gratitudine,dopo quattro giorni tornammo a casa tutti e tre felici e contenti,ancora adesso che stai per compiere 11 anni  fai i controlli ogni due anni e và tutto bene mi dai grandissime soddisfazioni,a scuola sei uno dei primi ed io adesso ogni tanto ripenso a quando stupidamente mi chiedevo se ti avrei voluto bene,ora lo sò vi adoro a tutti e tre perchè poi è arrivata anche la tua sorellina a portare altro amore nella nostra famiglia.il tuo papà.

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5 commenti »

  1. Che bello!
    Al leggere le tue righe mi è venuto da pensare che la tua testimonianza dimostra come un figlio è sempre un dono prezioso. E che la vita viene sempre incontro benevola alla nostra fragilità che si riempie di paure, dovute al nostro ralismo che conosce (o crede di conoscere) il suo limite!

    Splendido questo tuo desiderio di amare il tuo bambino appena concepito, commovente la tua paura di non riuscire ad amarlo! come vedi le situazioni di bisogno rivelano la pasta di cui siamo fatti e uno a posteriori capisce che le sue paure erano ingiustificate. Come è successo anche con la mia mamma davanti alla quale io potevo fare ben poco… anche il salire le scale fino al secondo piano con le stampelle non era facile dopo mesi di immobilità per via del grosso gesso: ma ce la facevo e credo di esserle stata molto vicina in quegli ultimi mesi della sua vita.
    E’ stato molto doloroso, ma dolce e non cambierei nulla di quanto è accaduto!

    Solo dopo però diciamo che non cambieremmo nulla: bisogna prima attraversare con coraggio le circostanze che la vita ci presenta.

    Vedrai, sarai sempre un padre meraviglioso per i tuoi bambini, perchè sei un padre che sa rischiare perchè li ama.

    Commento di violainevercors — 13 gennaio 2008 @ 07:06 | Rispondi

  2. Anche tu due maschietti e poi la femminuccia ^_^
    Questo blog è magnifico è spero che lo leggano in molti perchè è l’esempio di come le persone VERE che vivono nel mondo REALE sappiano AMARE SOFFRIRE e VIVERE a dispetto, a volte, della vita stessa!
    Ti auguro di cuore che riusciate a trovare un po’ di stabilità lavorativa perchè, come ti ho già scritto una volta, l’amore che vi lega non ha bisogno di auguri bensì dovrebbe essere preso da tanti come esempio!
    Un caro abbraccio, Lisa

    Commento di lisa72 — 13 gennaio 2008 @ 09:56 | Rispondi

  3. Mi hai commosso.
    Le tre ore più lunghe della ns vita le abbiamo vissute pochi mesi fa davanti ad una sala operatoria di Milano, tre lunghissime pesantissime ore, anche noi due con lo sguardo fisso lì in attesa che qualcuno uscisse con buone notizie, tre ore in cui siamo stati immobili, rigidi, assenti a noi stessi.
    Anche per il ns piccolo è andata bene ma non posso non pensare a chi non ce la fa, a chi la vita non sorride più…

    Commento di marisauno — 13 gennaio 2008 @ 10:18 | Rispondi

  4. Mi hai emozionato davvero..

    Hai una famiglia splendida, numerosa, come sarebbe piaciuto anche a me!

    Complimenti, un abbraccio
    Audrey

    Commento di audrey1812 — 13 gennaio 2008 @ 12:20 | Rispondi

  5. Quando si hanno figli e si affrontano alcuni problemi, come per esempio quelli fisici, ma non solo, e non ultimi, si arriva a capire quanto profondamente siano radicati in noi. Tu sei un padre molto sensibile, che ha dato molto e sicuramente darà molto ai figli e alla sua famiglia, sopratutto sei capace di introspezione e di confessare le paure, le ansie, che appartengono ad un essere umano di fronte a questa grande esperienza.
    Credimi, la cosa che tra le altre mi ha commosso di più è stata l’immagine di voi due soli in ospedale, ad aspettare il piccolo sulla porta della sala operatoria.
    So quale dolore e quale smarrimento si prova, ma per fortuna è tutto passato….
    Auguri per la vostra vita, e complimenti a te che hai saputo ricominciare anche con un nuovo lavoro per poter supportare la tua bella famiglia.
    Ross

    Commento di rossaurashani — 13 gennaio 2008 @ 13:12 | Rispondi


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