Lettere Al Futuro

15 gennaio 2008

Sei qui per diventare figlio, sono qui per diventare madre

Filed under: Lettere — violainevercors @ 08:03

      Dall’introduzione al libro “Ho sete, per piacere – Padre, madre, figli – un’esperienza in aiuto ai genitori” di Vittoria Maioli Sanese, psicologa della coppia e della famiglia:

    Ti avevo portato dentro, secondo una legge perfetta. ora riportavo fuori e interrogavi la mia libertà.

Tu stavi come se fossi dentro ed io stavo mettendoti dentro di me. Lo spazio fisico del mio corpo che tu avevi occupato diventava, giorno dopo giorno, uno spazio interno strano, particolare.

Ti facevi strada nei miei sentimenti, occupavi i pensieri, cambiavi il mio giorno con la vita, trasformavi il mio sguardo.

Abbandonato a me, mi hai portato per mano a scendere, scendere negli strati della vita, nel pianto del mio bisogno, nella ferita del mio amore, nel niente che non volevo affrontare, nella paura che non volevo vedere, nel male che non volevo farti.

   
Una certezza lucida, acuta: le mie braccia (i miei pensieri, il mio sentire per te, il mio amore).

Le mie braccia che ti portavano potevano diventare una trappola, il tuo danno, la tua morte.

Dovevo imparare ad allargarle, spalancarle.

Senza farti cadere.

Spalancare per abbracciare tutt, con te, non solo te.

Per te, figlio.

Se ti trattengo, muori.

Se ti lascio, muori.

Tenerti come se non ti tenessi?

Lasciarti come se non ti lasciassi?

Ma chi sei?

Conoscerti come se non ti conoscessi?

Prenderti per consegnarti? A chi?

Io chi sono?

(…) Si stancano le braccia di stare allargate. E’ più facile chiuderle, tenerti per me, prenderti senza lasciarti.

     Ma così si confonde il mio io e tu non sei più tu: ti sfuochi davanti ai miei occhi e diventi nebbia, nebbia sulla vita.

         Queste braccia aperte, sì, diventano dolore. questo dolore diventa dentro di me piano piano certezza di amarti.Se le chiudo su di te, io mi perdo e tu muori.

            Portarti dentro di me, come se non ti portassi.

            Stringerti come se non ti stringessi.

           Guardarti come se non ti guardassi.

Amarti, come se non ti amassi.

Perché se ti porto, ti stringo, ti guardo, ti amo soltanto, tu muori in me e non impari la tua vita e il tuo esistere.

Figlio.

Figlio.

E’ bastato farti nascere con un gesto di universale certezza, che io non sono più la stessa.

Mi sento piccola come madre, più piccola di te, figlio.      Sei qui per diventare figlio, sono qui per diventare madre. 

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