Lettere Al Futuro

24 gennaio 2008

Poesia per il ricordo e per mai dimenticare la shoah,non ci siano più inumane sofferenze

Filed under: Poesie — adriano49 @ 14:52
SE QUESTO E’ UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi
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27 gennaio 2008 giornata della memoria – per non dimenticare la Shoah

Filed under: SalaLetture — adriano49 @ 14:33

Molti sono i libri che, drammaticamente o con poesia ricordano il dramma del popolo Ebraico degli anni della seconda guerra mondiale, tristi e drammatiche testimonianze per i posteri, per non dimenticare quanto di orribile il genere umano possa esercitare con atrocita inumane verso un altro popolo, solo perchè non della stessa religione o pensiero. Tra i tanti voglio segnalare quello di Bassani, volto noto della letteratura italiana , scrittore di capolavori rimasti nella mente e nei cuori italiani.

Una lapide in via Mazzini

racconto di GIORGIO BASSANI tratto da Dentro le mura Il romanzo di Ferrara

L’autore

Giorgio Bassani è nato a Bologna nel 1916 da una famiglia ferrarese. Tra i suoi libri più famosi ricordiamo: Cinque storie ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini, Il romanzo di Ferrara.

La storia

Il libro parla di un giovane operaio, che, nell’agosto del 1945, sta murando una lapide con incisi i nomi degli ebrei deportati. Ad un tratto l’operaio si sente chiamare da un uomo piuttosto strano, molto grasso, vestito di stracci e con un colbacco in testa e si scusa di dover correggere quello che è scritto sulla lapide. Questo perché tra i nomi c’è il suo, ma lui, Geo, è vivo, anche se ha sopportato due anni di Lager ed è l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Finalmente è approdato alla città di origine dopo una lunga peregrinazione attraverso l’Europa. Ora torna nel suo palazzo, riprende i vecchi vestiti e ricomincia a passeggiare per Ferrara, guardando con occhi ironici i suoi concittadini. Non vuole parlare con nessuno, in particolare lo disturba il fatto che molti si siano lasciati crescere la barba “da partigiano” per mascherare il loro passato di fascisti. Quello che vorrebbe Geo, anche se nessuno lo capisce, è che Ferrara fosse la stessa della sua adolescenza, come se in questo modo fosse possibile riempire quegli anni atroci, a cui è sopravvissuto per miracolo. Arrivata la primavera, tutto torna come prima e ricompare il Conte Scocca, famoso filonazista. Geo lo incontra, Scocca gli parla e Geo gli dà due schiaffi. Da questo momento Geo cambia. Ormai è dimagrito, con i capelli diventati bianchi, riprende i vestiti da ex deportato ed inizia a raccontare le vicende del Lager: la morte per sfinimento del padre, il saluto della madre prima di essere portata via, la “selezione” del fratello minore. Per convincerlo a cercare di dimenticare quella brutta esperienza, ormai ci vuole ben altro che un giaccone di cuoio. Per più di un anno Geo gira per Ferrara con la testa nuovamente rasata e ormai in città tutti lo prendono per matto. Nella primavera del 1948 Geo sparisce e gli interrogativi sono molti: nessuno a Ferrara riesce a capire. Forse per spiegare tutto questo bisogna ripensare all’episodio con Lionello Scocca: Geo aveva dato due schiaffi, che erano stati la sua risposta alle domande insistenti se pure di cortesia del conte. Ma a quelle domande avrebbe potuto rispondere un urlo così alto che tutta la città l’avrebbe udito con orrore.

per te amica/o

Filed under: Poesie — adriano49 @ 11:39

A te amica
che accetti con un sorriso
sia il meglio che il peggio di me.
A te,
che ci sei per dividere
sia i momenti si che i momenti no .
A te amica
che sei la “complice” dei miei giorni
perchè tu sei presente
in ogni mio ricordo felice
ma che ci sei anche quando il ricordo
è velato di tristezza.
A te
perchè grazie alla tua presenza
sfuggo alla solitudine
anche se mi trovo da sola.
A te amica
che non mi impedisci di sbagliare
ma che non giudichi il mio errore.
A te
che mi sei vicino
quando poi l’errore va scontato.
A te amica,
che sai gioire per ogni mia vittoria o conquista
perchè la mia gioia è la tua gioia.
A te
che sai incoraggiarmi
quando il traguardo mi sembra lontano.
A te amica,
per ogni lacrima,
per ogni sospiro,
per ogni gioco,
per ogni uscita,
per ogni risata,
per ogni sorriso
posso solo dire….grazie!!

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