Lettere Al Futuro

2 febbraio 2008

“Salviamo i giovani che sono il sole o la tempesta di domani” (Don Orione)

Filed under: PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 23:40

Non abbiamo mai dato inizio ad una discussione in questo PuntoD’Incontro di LettereAlFuturo.

Mi sembra il momento di farlo, con una frase di Don Orione sui ragazzi. Il senso è chiaro a tutti, i nostri figli potranno diventare la luce o le tenebre del futuro. Che cosa farà la differenza?

L’amore che doniamo loro? No, non basta perchè per troppo amore si può sbagliare , si possono fare dei figli insicuri, viziati, immaturi, succubi, egoisti, intolleranti e tante altre cose ancora…

L’educazione che trasmettiamo loro? Eh no, anche per questa cosa non c’è certezza. Rischiamo di formare, marionette, bambole, disadattati, veline, complessati e tanto altro ancora….

Diamogli dei valori allora. Troppo facile chi vi dice che i nostri valori siano validi, funzionino come stimoli dei nostri figli? Anzi,  mi sa che,  se ricordo bene,  tutte le cose che mi erano proposte dai miei genitori le rifuggivo per partito preso, è  proprio attraverso un processo di contrapposizione che sono riuscita a formarmi il carattere.

E allora che fare?  Riporsi il problema ogni volta e tentare tutte le strade dello sperimentabile? Oppure riproporre l’educazione che ci è stata elargita dai nostri genitori? Incrociare le dita e ascoltare la propria sensibilità? Stupire i nostri figli con effetti speciali?

Personalmente ho provato un pò tutto di questo, e anche di più. Ho stupito, ho ascoltato, ho gridato in silenzio, ho incrociato le dita, ho trattato mio figlio sempre come  se fosse nato adulto,  ho giocato con lui i suoi giochi e ho proposto giochi fantastici, l’ho fatto ridere e ho riso di lui….. ma una vera ricetta non ce l’ho.

Vogliamo provare insieme? Come avremmo voluto essere cresciuti, come vogliamo crescere i nostri figli, come i nostri figli vogliono essere cresciuti . Ecco una domanda che ci dovremmo fare e che dovremmo porre ai nostri ragazzi, chissà se avremmo la fiducia oppure se anche noi, pur avendo faticato tanto, ci ritroveremmo a ripensare ad una nuova campagna elettorale, ad un nuovo programma, perchè quello vecchio non serve più….

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2 commenti »

  1. Un giorno, dopo lunghe peripezie, un medico consultando la cartella clinica di mio marito ha sentenziato: non si può formulare una diagnosi, ma faccia questa cura. Se funziona i risultati confermeranno la diagnosi.

    C’è una favola (purtroppo non ho tempo di cercarla…!)che racconta di una fanciulla sottoposta a tre prove impossibili: una di queste era di riempire d’acqua un pozzo, solo con un secchio, entro il tramonto. La fanciulla si affatica per tutto il giorno, ma non ce la fa. Poi scopre che il superamento della prova consisteva non nella quantità d’acqua trasportata, ma nella tenacia con cui aveva tentato l’impossibile, senza arrendersi.

    Credo che non esista una ricetta, una linea precisa da seguire nell’educazione dei figli, ma bisogna amarli sempre, così come sono, con tanta pazienza e con la speranza che ciò che abbiamo seminato un giorno darà frutto. Forse loro vogliono solo questo, sentirsi amati, perchè i valori li assorbono dalla nostra vita e, se vogliono, sanno come condividerli.

    Commento di abdita — 3 febbraio 2008 @ 21:08 | Rispondi

  2. Il mestiere dei genitori è il più difficile e il più bello del mondo. Mi tornano in mente le parole della nonna che, ricordava sempre a mio padre. che i figli non sono i nostri, ma i figli di Dio :si può amarli, guidarli, sorreggerli. ma poi bisogna lasciarli andare per la loro strada e seguirli da lontano. Lei non aveva letto Gibran e “Il Pofeta” e le sue parole erano dettate da una saggezza antica che le aveva permesso di accettare anche la morte della figlia, perché vista come una richiesta divina. Personalmente ho cercato di seguire i suoi consigli, amando i miei figli, seguendoli, soffrendo per la loro mancanza, condividendo la loro gioia ed il loro dolore, senza però invadere i loro spazi. Qualche volta ci sono riuscita, altre no, ma sarà la vita poi a fare di loro una donna o un uomo, degni di questo nome.

    Commento di Marianna — 13 febbraio 2012 @ 21:31 | Rispondi


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