Lettere Al Futuro

16 febbraio 2008

La Fede

Filed under: PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 01:07

Fede


“La fede religiosa è inestirpabile, perché siamo creature ancora in evoluzione.

Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri.

Per questo motivo, non la proibirei anche se ne avessi la possibilità. Molto generoso da parte mia, potreste pensare. Ma il religioso mi garantirebbe la stessa indulgenza? Lo chiedo perché c’è una differenza tra me e i miei amici religiosi, e gli amici schietti e seri sono sufficientemente onesti da ammetterla.

Sarei davvero felice di andare al bar mitzvah dei loro figli, di ammirare le loro cattedrali gotiche, di rispettare la loro ‘credenza’ che il Corano sia stato dettato, ma esclusivamente in arabo, a un profeta illetterato. (…) E se capita continuerò a farlo senza insistere sulla cortese condizione reciproca, e cioè che essi a loro volta mi lascino in pace. Ma questo, in definitiva, la religione è incapace di farlo”.

Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi 2007.

In questo libro credo ci sia una grande verità, tra la fede agnostica e la fede religiosa c’è un’enorme differenza, questa differenza purtroppo si vede misurando il grado di  intolleranza che divide queste due categorie dell’umanità.

Gli agnostici convivono con il mondo intero chi invece professa una fede religiosa, si trova bene solo con il suo simile o cofedele. L’agnostico non professa e non insegna la sua non fede mentre il religioso ne fa un suo diritto e cerca proseliti e adesioni in continuazione. Molto spesso la impone e crede di aver ragione e di possedere la verità assoluta. Peccato che di verità per loro ce ne sia più di una…. comunque……

Esiste anche una via di mezzo i credenti agnostici, questi si barcamenano seguendo una religione abbozzata a loro uso e consumo. Usano una fede elastica che consente loro di sopravvivere in un mondo di contraddizioni.

Questa storia, come dice l’autore, non ha una fine, finchè il mondo non supererà le sue paure più profonde, non c’è modo per liberarlo dalle sue catene, gli agnostici saranno continuamente attaccati dai fondamentalisti, che vogliono fare proseliti a tutti i costi e fino a che non si troveranno con le spalle al muro non inizieranno una guerra laica.

Ma che noia queste guerre ideologiche, con tante cose migliori da fare, atti di vera carità (senza pelo) e di umanità senza imposizione. Fossimo veramente fratelli rispettosi del nostro prossimo, delle altrui dignità e delle libertà individuali che rispettano anche le tu scelte. Fossimo certi di essere tutti nella stessa barca…… come prova d’amore non sarebbe male qualche volta regalare il silenzio.

Rossaura

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5 commenti »

  1. Siamo tutti sulla stessa barca.
    Ok, hai il mio silenzio.

    Commento di abdita — 16 febbraio 2008 @ 05:31 | Rispondi

  2. Mi dispiace, il silenzio tante volte è segno che si è rinunciato al rapporto con chi non la pensa allo stesso modo: per paura di urtarlo, per paura di rompere un fragile equilibrio…

    I silenzi sono belli tra due che si comprendono con gli occhi e con il cuore.
    Con uno che la pensa diveramenie da te, il tentativo del dialogo è invece indice di un desiderio di vedere fin dove è possibile una identità di vedute.

    Conosco degli agnostici con i quali dialogo tranquillamente senza alcun problema, nella vita reale e nel web.

    Ma per un cattolico la cosa è facile perchè veniamo educati (non dico che tutti i cattolici si lascino educare, come non tutti gli uomini accettano di essere sinceri) veniamo educati a dare ragione di ciò in cui crediamo nel desiderio di instaurare con l’altro un dialogo sincero, alla ricerca di ciò che ci accomuna con tutti gli uomini.

    Ho capito purtroppo tardi che anche i toni accesi di una discussione, quando c’è una stima per l’interlocutore, sono utili perchè mirano a cogliere ciò che puoi condividere di quanto dice l’altro.

    Ceto, se pensi di sapere in partenza quello che pensa l’altro la via del dialogo è chiusa.

    L’altro per me è è un’infinita miniera di intizuioni, di desideri, di pensieri che magari arricchirebbero anche me; e le sue arrabbiature potrebbero – dopo avermi urtato – indurmi a riflettere più a fondo e a capire di più.
    Ecco perchè, se possibile mi piace mantener desto sempre il confronto. almeno finchè me lo consente il mio poco tempo a dsposizione.

    Commento di violainevercors — 16 febbraio 2008 @ 07:37 | Rispondi

  3. ps: mi hai fatto venire in mente (mentre sfaccendavo per casa) dei bellissimi versi diR.M.Rylke:
    “Tutto cospira a tacere di noi / come si tace di un’onta / come si tace / di una speranza ineffabile”

    Commento di violainevercors — 16 febbraio 2008 @ 08:59 | Rispondi

  4. @ alle amiche

    Il silenzio che intendevo è un silenzio fatto di rispetto e di amore….

    Esistono momenti dove le parole diventano scambio utile per confrontarci e per condividere, dove è possibile, non non può essere educazione o sopraffazione, ma solo dialogo e confronto.

    Ci sono altri momenti, secondo me, dove le differenze sono tali e le strade sono talmente divergenti, che il silenzio, almeno postumo, è dovuto. Personalmente ritengo che è dovuto per correttezza interiore.

    Faccio un esempio banale semplificato, partendo da un presupposto che, in questi giorni, anima le discussioni nel mondo dei media e web.

    Una donna aspetta un figlio affetto da una malformazione genetica, alla diagnosi (direi piuttosto infausta) questa donna prende una decisione: abortire. Non se la sente di affrontare personalmente i problemi futuri che incontrerà, probabilmente, credo io, si sarà posta la drammatica questione della sofferenza che dovrà sopportare questo figlio, affetto da una sindrome molto debilitante fisicamente e psicologicamente e questo l’ha condotta a prendere una decisione.

    Di fronte a questa condizione io come madre di un figlio nato fortunatamente sano, mi sono posta delle domande e ho fatto delle considerazioni.
    Cosa avrei fatto se fossi stata quella donna?
    Premetto che durante la gravidanza avevo nei confronti di difficoltà e problemi connessi ad un’eventuale “malformazione” del feto e successivamente del bambino stesso un’apertura totale. Avrei accettato, con totale disponibilità ed amore, un bambino affetto da qualsiasi patologia.
    Purtroppo avrei sbagliato, non sapevo e non conoscevo una cosa basilare…. che credo ogni madre conosca solo dopo la nascita del proprio figlio… prima avrei accettato un figlio “diverso” solo per autoreferenza, egoismo e per una innata “capacità di sostenere un martirio”, ma non sapevo cosa non avrei mai potuto sopportare e che invece oggi conosco, ed è il “martirio” di mio figlio.

    Con la conoscenza dell’amore che una madre è disposta a dare al proprio figlio dimenticandosi totalmente di se stessa, io, come quella donna, avrei deciso di abortire e assicuro che non sarebbe stata la scelta più facile.

    Pertanto ritengo, che qualsiasi giudizio, espresso in questo frangente sia totalmente soggettivo e non possa far parte di una morale comune (qualsiasi essa sia). Ritengo che parlare di questo o altri casi simili, non conduca a maggior rispetto delle idee, perchè queste idee si sfaccettano a seconda del vissuto di chi ne parla. Ritengo a mio avviso che una scelta così intima meriti rispetto e se personalmente avessi scelto una strada diversa, riconoscerei almeno un diritto a questa donna: il rispetto del silenzio.

    La fede o la non fede fa parte del credo personale, fa parte del vissuto di una persona, fa parte dell’insieme di regole che un essere umano si impone. Questo insieme di condizioni, non può o non deve essere condizionante per gli altri. Quello che i credenti non voglio intendere è che gli altri non hanno bisogno della loro morale e del loro dio, ma possono aver bisogno di sostegno e aiuto e di partecipazione pratica all’amore universale.
    L’anima non è merce di scambio e sopratutto le parole non possono essere “catene” per l’umanità.

    Il silenzio non è fallimento, il silenzio è rispetto.

    Senza la minima animosità e voglia di prevaricazione
    Ross

    Commento di rossaurashani — 16 febbraio 2008 @ 10:29 | Rispondi

  5. Capisco il tuo punto di vista, ma lasciando la questione delicatissima della sfortunata signora protagonista suo malgrado di tale vicenda, credo sia doveroso avere le idee chiare sulla vita e sulla morte.

    Vedi, anche a me dispiace essere il pretesto per discussioni senza fine su un argomento per il quale avrei offerto il destro involontariamente.

    Però se dalle discussioni viene fuori un barlume di verità, accetto anche una cosa che mi addolora (e mi addolora moltissimo essere oggetto di discussione).

    In questa vicenda in cui non ho capito bene se davvero la donna sia stata maltrattata (ne ho letto tante e di diverso colore e tono! quindi mi permetterai di avere qualche dubbio sulla verità, che in genere non è quella che fa comodo, ma quella che è), mi sono chiesta;: ma era davvero giusto che i medici intervenissero con il terrorismo per farla abortire, visto che il figlio lo desiderava e visto che la malattia è curabile (come ho scritto e documentato nel mio blog, ma la notizia è stata subito oscurata in oknotizie perchè scomoda , evidentemente).

    Insomma la vita è vita e se si può evitare di ucciderla mi pare opportuno fare di tutto!

    Inoltre credo che ognuno abbia il diritto di dire come la pensa senza ch e gli altri si sentano offesi dalle sue parole.

    Secondo questa logica, siccome io non la penso come te, dovrei starmene zitta?

    Mi dispiace, nonostante i ripetuti inviti al silenzio, io finchè ho qualcosa da dire, lo dirò, come lo so dire.

    Mi guida in questo Solgenitzin, premio Nobel per la letteratura, autore di “Arcipelago GULag” che diceva: “Di tutte le angherie subite dai miei aguzzini [in un lager sovietico] non accuso loro, ma me stesso perchè quando potevo parlare non l’ho fatto”

    Commento di violainevercors — 16 febbraio 2008 @ 11:26 | Rispondi


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