Lettere Al Futuro

30 marzo 2008

ELOGIO DELL’INESPERIENZA (Gerhard Mumelter – Der Standard- quotidiano Austriaco) tratto da Internazionale

Filed under: 1,DemocraziaAlFuturo — rossaurashani @ 23:13
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Tornando da una (breve? almeno per me) vacanza mi sono trovata a leggere questo articolo di un giornalista austriaco sulla campagna elettorale in corso nel nostro Paese. Senza dubbio trovo la chiave di lettura di questo giornalista molto ma molto attenta ed ispirata….

Condivido la sua esortazione nei confronti dei giovani inesperti che sono entrati in politica, solo voi siete il nostro futuro!

” Per Marianna Madia l’esordio in politica è stato tutt’altro che gratificante. La giovane candidata del Partito Democratico ha osato fare un elogio spontaneo dell’inesperienza politica. Apriti cielo! E’ stata sbranata da due caste che brillano di autoreferenzialità e conformismo: giornalisti e politici.

Sia più modesta e non dimentichi l’importanza dell’esperienza! Come quella di De Mita, che ha cambiato partito per ricandidarsi dopo 45 anni in parlamento: esempio più evidente di una casta fin troppo esperta, ma politicamente inefficiente.

E’ un esercizio ipocrita e inutile prendersela con la povera Madia. Perchè i risultati di una classe politica esperta sono davanti agli occhi di tutti: paese in declino, cittadini delusi, poltronite dilagante.

L’esperienza è decisiva? E allora perchè Prodi è caduto quasi nelle stesse circostanze del 1998? E perchè leader navigati come Prodi, D’Alema, Fassino e Rutelli si sono illusi di poter governare con un esercito di 103 ministri e sottosegretari? In Italia l’esperienza politica non serve quasi mai al bene comune. Serve alla partitocrazia, al clientelismo, alla lottizzazione, ai trucchetti parlamentari. Ma tutti sono convinti che il paese non possa rinunciare alla loro preziosa esperienza. C’è chi per rientrare in parlamento ha insistito sulle deroghe come Anna Serafini (moglie di Fassino) , chi ha fatto lo sciopero della sete come Pannella, chi si è affidato ad appelli pubblici come Dalla Chiesa.

Eppure sono i nuovi a preoccupare. I partiti li sorvegliano e distribuiscono kit per evitare errori e gaffe. un esercizio patetico in un paese abituato da anni a scivoloni di ogni tipo.

Che dire di Berlusconi, che scopre dopo 15 mesi che Alitalia è in vendita? E di Fini, che in pochi giorni si è dimenticato di aver definito il partito unico di Berlusconi le “comiche finali”? E di Casini, da vent’anni in politica, che si spaccia per la “vera novità”?

Non si faccia intimidire Marianna Madia. In Italia dove la politica ha inventato la parola “discontinuità” per non parlare di cambiamento, il nuovo ha sempre avuto vita difficile. Ne è la prova vivente il Cavalieri che, a 71 anni e alla sua quinta candidatura, accusa il rivale di 52 anni di rappresentare il vecchio.”

Con questo articolo voglio stimolare tutti i giovani che si credono inadeguati alla politica, a riflettere che con ogni probabilità l’inesperienza con cui devono fare i conti può diventare la loro arma vincente. Non come invito all’arroganza e alla presunzione, bensì come elogio delle qualità insite nella gioventù: il coraggio intrepido, la fantasia inesauribile, la gioiosa innocenza. Basterebbe solo questo a farmi ridare fiducia alla politica.

Purtroppo dalle notizie dell’ultim’ora sorge il sospetto che anche la Marianna benchè giovane ed inesperta sia una Binetti più giovane di 40 anni, la cosa mi ha realmente scombussolata, purtroppo anche la gioventù a quanto pare non è sinonimo di lungimiranza. Come si dice dalle mie parti “non c’è più religione….” 😉

vedi (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=503100788020a9e9)

Madia, una Binetti di 40 anni più giovane

“L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale. Sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita. Non sottoscrivo la moratoria, ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.

Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia.

Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita. “

Questa dichiarazione è stata fatta 48 ore fa da Marianna Madia, la capolista del PD per il Lazio, scelta di persona da Walter Veltroni. L’Italia ha così scoperto ciò che, in tutta probabilità, Veltroni già sapeva da tempo: la Madia è una Binetti di 40 anni più giovane.

A 48 ore di distanza, le uniche due reazioni dal di dentro del PD sono quelle di Cristiana Alicata e Andrea Benedino, ossia una lesbica e un gay. Complimenti al resto del partito democratico.

(da Anelli di Fumo)
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Vecchi amici

Filed under: Poesie — mt70 @ 11:52
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Figure grigie in girotondo danzano e mi sussurrano con il loro gelido soffio una nenia delirante.

Gocce acide bruciando scendono, nasce una stalattite blu nell’anima.

Quando la febbre diviene insopportabile vanno via,

il silenzio è compiuto e completo, neanche questi vecchi amici rimangono a tenermi compagnia.

C’era una Bambola ad Auschwitz

Filed under: SalaLetture — pcdazero @ 00:05
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Da molto tempo aveva un sogno da realizzare, un viaggio in Polonia. Da quando aveva scoperto la storia di Daniella, nonostante fossero trascorsi molti anni, non l’aveva mai dimenticata. Finalmente il suo sogno si avverò e partì con la certezza che ora avrebbe ripercorso il viaggio della giovane vita di Daniella.

Quando arrivò a Cracovia, il cui cuore pulsava nella splendida piazza del mercato, circondata da palazzi colorati che si ergevano verso il cielo, la guardò con occhi incantati da tanta bellezza. Si chiese se in quell’estate del 1939 anche Daniella avesse visto il mondo luminoso come avrebbe dovuto essere per una quattordicenne, alla sua prima escursione con le compagne di classe. Nella piazza del mercato il suo mondo di sogni che il cuore aveva intessuto con i fili d’argento della fantasia, finì per sempre. I soldati tedeschi avevano ordinato agli ebrei di stendersi con la faccia a terra. Improvvisamente la piazza era stata pavimentata di schiene umane e Daniella quando rialzò gli occhi, vide solo terrore e morte. Eppure si riteneva fortunata, il suo diario color porpora con una piastrina di bronzo, le aveva salvato la vita.

Prima di partire per la sua gita tanto desiderata, lo aveva infilato nello zaino che si era caricata sulle spalle e la pallottola aveva sfregiato la piastrina, così la dedica “Alla mia intelligente Daniella, da suo fratello Harry “, fu deturpata per sempre come il resto dei suoi giorni. Continuò la visita della città, cercando il ghetto dove la ragazzina aveva vissuto lavorando nel magazzino degli stracci. Nessuno aveva saputo dire a Daniella da dove venivano quei carichi di vestiti e tanto meno dove erano finite le persone che li avevano indossati.

Il ghetto a Cracovia non esisteva più, era stato cancellato, non aveva ritrovato il luogo dove Daniella invece di andare a scuola e vivere con la gioia della spensieratezza, ogni giorno con la lama di un coltello doveva scucire vestiti che sarebbero stati trasformati in tomaie di zoccoli per chissà chi. La fanciulla ogni volta che vedeva scivolare una lettera od una foto dai vestiti che tagliava pensava ai suoi cari, avrebbe voluto raccoglierli. Ma nessuno poteva toccarli, venivano spazzati via ed ammucchiati in mezzo ai rifiuti. Tanti volti, tante parole, ricordi di momenti felici, tante vite giacevano a terra, per loro era già ieri. Si può cancellare un ghetto dove le vite che ci hanno vissuto sono state private della loro identità e della libertà di esistere. Persone trasformate in ombre terrorizzate giorno e notte con l’incubo di un futuro oscuro. Tutto materialmente si può cancellare, ma non l’essenza di un individuo, essa rimane sempre nella memoria di chi l’ha amato.

Dopo Cracovia continuò il viaggio verso Auschwitz, come vide il famoso cancello, guardò il cielo azzurro, uno stormo di uccellini volavano liberi. Sapeva che non era neanche una piccola parte del pianeta Auschwitz esistito, non avrebbe visto l’inferno che aveva rubato la vita a Daniella, non ci sarebbe stata la neve, il gelo che penetrava nelle baracche e nei corpi con ben poco di umano, non avrebbe visto occhi disperati e terrorizzati, scheletri affamati che lavoravano in mezzo al fango. Cercò di congelare i suoi sentimenti e si disse che non avrebbe pianto. Iniziò a camminare nel campo, aveva una sensazione strana, passeggiare in quel pianeta non era facile, tutto era perfettamente in ordine, ma il ricordo della storia di Daniella continuava a farsi sentire.

Quando entrò nella prima baracca e vide le cuccette di legno, pensò alla prima volta che vi entrò la fanciulla con il numero di matricola tatuato sul petto. Non sentiva il dolore della bruciatura, poiché la vita era sospesa come un filo di lana negli occhi gelidi delle sorveglianti. Forse una di quelle cuccette era la stessa dove in mezzo alla paglia sporca giaceva Renya. Una vecchia con la bocca spalancata, dai denti enormi a cui Daniella regalò la sua pagnotta. Quando Daniella protese le braccia verso la povera Renya per asciugarle le lacrime ed imboccarla, le chiese da dove veniva e quanti anni aveva. La vecchia Renya rispose che non aveva ancora finito la scuola superiore aveva, la stessa età di Daniella. Cosa avevano provato tutte quelle giovani ragazze quando si guardavano in viso, vedevano solo scheletri, dei vecchi scheletri. Dov’erano andati i loro capelli di seta, le guance rosee come una pesca ed occhi sognanti una vita splendente ancora da scoprire. Avrebbe voluto non ricordare, non pensare, ma ormai era entrata e continuò il percorso, anche se le sue gambe volevano uscire e gli occhi guardare il sole e la vita.

Arrivò alla baracca chiamata “Istituto d’Igiene e di Ricerche scientifiche”, ma non era accessibile al pubblico. Chiuse gli occhi e le sembrò di vedere Daniella nel momento del suo risveglio dentro ad una gabbia, legata ad una sbarra di ferro con le ginocchia alzate e dolori lancinanti nella parte inferiore della spina dorsale. Intorno a sé tante gabbie con tante giovani donne, dove i loro organi femminili erano usati nelle più impensabili e spaventose sperimentazioni. A loro veniva strappato il dono di essere madre per amore. Daniella fu destinata alla “Divisione della gioia”, le cui baracche erano dipinte di rosa con i fiori rossi e le tendine ed erano chiamate “la casa delle bambole”. Nella “casa delle bambole”, i corpi delle ragazze erano ben sorvegliati per mantenerli sani ed integri. Se un soldato tedesco non era soddisfatto del “trattenimento”, il destino delle fanciulle era segnato e dalla “casa delle bambole” svanivano come farfalle che volavano per un breve attimo. Continuava ad osservare quei volti appesi ai muri resi tutti uguali, senza capelli, stessi occhi infossati dilaniati dalla paura e dalle loro labbra sembrava uscisse una domanda “perché tutto questo? Quando finirà?”

Dalle loro valigie con gli indirizzi ancora scritti sopra, dai loro occhiali ammucchiati, dai loro capelli tagliati, era come se delle voci sussurrassero le loro storie, chi erano stati, cosa facevano chi avevano amato. Ogni creatura finita in quell’inferno non poteva più amare, ridere, correre, cantare con gioia e libertà, erano diventati nullità. Non riusciva più a trattenere le lacrime, cercò di stringere il cuore in una morsa di indifferenza, si chiedeva in nome di cosa era avvenuto l’annientamento di tutti quegli esseri.

Quando entrò nella camera a gas, avrebbe voluto gridare, tanto era agghiacciante quella tomba tetra e mostruosa. Chissà quante “bambole” erano entrate in quella tomba ed erano uscite sopra ad un carrello per essere inghiottite dai forni crematori e scomparire per sempre. Non riuscì mai più a dimenticare l’odore forte dei corpi bruciati nonostante gli anni trascorsi, le pareti ne erano ancora impregnate. La piccola Daniella non passò dalla camera a gas, lei scelse di andarsene libera; dopo essere riuscita a rivedere il suo amato fratello Harry, decise di regalare una licenza premio ad una sentinella.

In una notte di luna piena, abbandonò per sempre la “casa delle bambole”, non attese che la cogliesse la morte. Avrebbe portato con sé la sua identità, il suo cuore di adolescente ricco di bellezza, di sogni e dell’amore che aveva ricevuto nella sua famiglia felice. Avrebbe lasciato in regalo alla “casa delle bambole” il suo corpo di “bambola”. Così nella notte una sentinella prese lentamente la mira su quella delicata figura di angelo bianco che camminava sicura, illuminata dalla luce della luna verso il cielo . Ed in cambio di uno sparo, avrebbe ricevuto un encomio perché uccidere, significava avere una licenza premio e magari abbracciare la propria madre, o la propria sposa, accompagnare in chiesa i propri figli. Quando sentì il rumore stridente del carrello scorrere sulle rotaie del forno crematorio, si scosse all’improvviso, si girò per fuggire, ma si fermò, prese coscienza che quel viaggio non l’avrebbe mai più dimenticato.

Da tempo aveva smesso di chiedere al Signore perché succedevano tante crudeltà. Pensava che nella vita tutto ci aiutava a crescere. Quel dolore però era infinito e pesante, non sarebbe mai stato rimosso, chi era l’uomo? Che uomini erano stati? Cosa aveva significato per loro sopraffare ed annientare tante creature? Chissà se dopo tanta devastazione erano riusciti ad amare ancora? Se ne andò da quell’inferno, con il cuore bloccato. Non riuscì a parlare per diverse ore, si asciugò le lacrime di nascosto. Piano piano, le salì una preghiera dall’anima, affinché il Signore non abbandonasse più l’uomo alla mostruosità dell’onnipotenza ed al nulla assoluto del pianeta Auschwitz.

© Gianella Galuppo

28 marzo 2008

” Scala il terrazzo e tenta di forzare la porta-finestra,arriva la polizia ma era solo il “moroso” senza chiavi ”

Filed under: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 14:02

dsc00720.jpg foto by ( Emilia- Friends 2005 ) Palazzi vecchi di Venezia

dal giornale ” Il Gazzettino ” cronaca di Venezia e provincia

FALSO ALLARME A CARPENEDO
Aquell’ora, in quel posto e soprattutto
nella maniera in cui stava armeggiando…
non poteva che essere un ladro. Di dubbi
ce n’erano davvero pochi, apparentemente
nessuno. Tanto che una signora, residente in
zona e insospettita dagli strani rumori provenienti
dal terrazzo dell’appartamento sottostante,
si è precipitata al telefono allertando la
Polizia. Ma la realtà era un’altra.
È successo l’altra notte, verso l’una, in un
condominio che sorge lungo viale don Luigi
Sturzo a Carpenedo. Per l’esattezza al civico 22.
Sul posto sono giunte immediatamente tre Volanti inviate
dalla sala operativa della Questura di Venezia. Gli agenti,
dopo aver ascoltato il racconto della donna, notavano effettivamente
nel punto indicato un individuo che stava tentando
di forzare la porta a vetri che consentiva, dal terrazzo,
l’accesso all’abitazione.
I poliziotti sono quindi entrati in azione bloccando l’individuo,
un trentunenne moldavo che non ha opposto alcuna
resistenza. Anche perchè, al di là delle apparenze che sembravano
inchiodarlo, il giovane non aveva nulla
da farsi perdonare.
Il motivo l’ha spiegato subito agli agenti. In
sostanza il giovane si è “qualificato” come fidanzato
della ragazza che risiedeva all’interno
dell’appartamento in questione dicendo di essersi
arrampicato giocoforza sul terrazzo dopo
aver suonato invano più volte al campanello
dell’amata cercando anche, sempre invano, di
chiamarla al telefonino. Evidentemente la giovane
a quell’ora di notte dormiva profondamente
e non aveva udito alcun suono.
Così il moldavo, che tra l’altro si era scordato le chiavi a
casa, ha deciso di entrare in casa nell’unica maniera possibile:
Della serie: a mali estremi…estremi rimedi.
La conferma della buona fede del giovane è giunta pochi
minuti dopo quando finalmente la fidanzata, svegliata dal
trambusto, si è affacciata alla finestra riconoscendo il convivente
e confermando la versione del giovane. Ovviamente
non senza un certo imbarazzo. Ai poliziotti, a quel punto, non
è rimasto che risalire sulle Volanti e tornare in Questura.
Stefano Babato

” Disabili lasciati fuori dalla mostra – L’Accademia “proibita” , venti pordenonesi in carrozzina bloccati sotto la pioggia: troppe barriere

Filed under: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 08:09

p7201543.jpg Foto by ( Friends Licia 2005 ) Venezia

Dal ” Il Gazzettino ” di venerdì 27/03/2008 cronache  di PN-VE

Erano partiti ieri mattina, di buon’ora, da Spilimbergo. Pullman fino a piazzale Roma, poi il vaporetto prenotato appositamente
per sbarcare davanti alle Gallerie dell’Accademia. Ma li hanno lasciati tutti fuori, al freddo e sotto la pioggia, nonostante
avessero prenotato (e pagato in anticipo) l’ingresso alla mostra “L’ultimo Tiziano”. Venti disabili in carrozzina con altrettanti
accompagnatori che per la rabbia e la delusione hanno tentato, invano, di bloccare l’accesso all’Accademia.«È pazzesco, ci hanno
lasciati qui fuori per colpa delle barriere architettoniche che ci sono all’interno dell’Accademia – affermano Giovanni De Piero, presidente 
dell’Associazione tetra-paraplegici del Friuli Venezia Giulia, e Sergio Raimondo, responsabile del Centro “Progetto Spilimbergo” -. Eppure noi 
avevamo acquistato regolarmente il biglietto attraverso il call-center, specificando che la nostra era una comitiva di venti persone disabili in 
carrozzina assistiti da venti accompagnatori. Ci hanno detto che non c’erano problemi, e
che la mostra era perfettamente accessibile. Come unica richiesta, oltre a quella del pagamento anticipato con bonifico, ci hanno obbligato a 
prenotare due guide per la visita alle sale».Era tutto a posto, dunque, almeno secondo il call center. E così l’associazione friulana ha prenotato un
pullman e un intero vaporetto perché su quelli di linea, intasati dai turisti, non sarebbero mai riusciti a salire con venti carrozzine. L’amara sorpresa 
è arrivata dopo. «All’entrata della mostra ci hanno fermati –
riprendono De Piero e Raimondo -. Ci hanno detto che poteva entrare una o al massimo due carrozzine in tutto, perché di più non sarebbero stati 
in grado di portarne». Già, perché all’interno dell’Accademia non c’è lo straccio di un servoscala, ma solo una specie di “carriola” dove caricare le 
carrozzine che i custodi spingono a braccia su per la scala che conduce alle sale espositive. Una cosa da brivido, ma questo è quello che offre il 
Ministero dei Beni culturali. «Noi non ne sapevamo niente – allargavano le braccia i dipendenti -. Le prenotazioni alla mostra vengono gestite da 
una ditta privata, la “Verona 83”, che non conosce le
condizioni dell’Accademia. Qui ci sono gradini dappertutto e nemmeno uno scivolo. Non possiamo accompagnare venti carrozzine in un colpo 
solo».Intanto i disabili restano fuori, sotto la pioggia battente, per quasi un paio d’ore. Tentano di bloccare l’entrata dell’Accademia, ma una 
comitiva di francesi si apre un varco senza troppi indugi. Allora chiamano i carabinieri (e presto sarà presentata anche una denuncia) sperando di 
trovare un responsabile per sbloccare la situazione e visitare
finalmente la mostra. Ma non andrà così, perché l’unica a farsi viva al telefono è una funzionaria della Soprintendenza delle Belle Arti. «Si è 
scusata per quanto è avvenuto – riferiscono gli accompagnatori dei disabili dell’Associazione tetraparaplegici -, ma ci ha ripetuto ancora una volta 
che loro non potevano farci nulla e che saremmo dovuti tornare in Friuli senza poter visitare la mostra». E così è stato. Verso le 18 la comitiva è 
risalita sul vaporetto per fare ritorno a casa, dopo una giornata in cui, invece di riempirsi gli occhi e il cuore con la bellezza dei dipinti del Tiziano, e 
stato messo a dura prova il fegato di quaranta persone.
Intanto, dal call center per fissare le visite alla mostra solo ieri sera hanno interrotto le prenotazioni per le comitive con disabili in carrozzina. «Ci 
hanno fatto sapere che c’è qualche problema con l’attrezzatura per superare scale e gradini» rispondeva un’operatrice. Per piacere, fate sapere a
questo call center e al Ministero che quell’attrezzatura, oltre ad essere insufficiente, è una vergogna. Fulvio Fenzo

27 marzo 2008

” IL CASO – Clivet rispedisce a casa gli operai fatti arrivare dalla Sicilia – E’ questa la legge Biaggi ?”

Filed under: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 10:31

   p7231596.jpg Foto by Licia ( Friends 2005 – Cadore Bl.)

dal ” Il Gazzettino” di giovedi 27/03/08 cronaca di Belluno
Feltre
Sono giunti dalla Sicilia, in undici, per avere un posto di
lavoro alla Clivet. Per prepararli al meglio l’azienda aveva
predisposto uno specifico corso di formazione e aveva individuato
un percorso di inserimento territoriale. L’assunzione
fissava quale termine ultimo la fine di agosto.
In realtà il contratto è stato rescisso per mancato superamento
della prova durata dieci giorni. E per, come viene
spiegato alla Clivet, «il blocco del mercato che ha indotto
alcuni clienti a non confermarci degli ordini».
Dura la presa di posizione dei sindacati che con i segretari
provinciali di Fiom-Cgil Alessandro Da Rugna e di Fim-Cisl
Bruno Deola affermano che «la vicenda degli undici lavoratori
che si sono sobbarcati 1.200 km per un posto di lavoro
alla Clivet e che li vede già licenziati dopo solo dieci giorni
segna una triste e vergognosa pagina. I nostri uffici legali
sono a disposizione per valutare il da farsi».
Quanto accaduto spiace profondamente alla stessa azienda
i cui responsabili spiegano che «siamo mortificati per
questi ragazzi con i quali, comunque, abbiamo trovato un
accordo economico. Le ragioni del mercato, purtroppo, hanno
avuto la meglio».
Gabrieli 

26 marzo 2008

LE ULTIME LETTERE DAL FRONTE

Filed under: Lettere — annuska62 @ 23:33

Proprio oggi La Repubblica  riportava ” Iraq le ultime lettere dal fronte”, una serie di lettere-testamento di alcuni soldati americani  in Iraq. Questa lettura mi ha procurato un’angoscia incredibile,e mi ha riportato indietro negli anni quando contestai mio padre e lo accusai di “collaborazionismo” durante la  seconda guerra mondiale.

Ora a distanza di anni mi pento delle mie  affermazioni, soprattutto leggendo la lettera che inviai per fargli ottenere una pensione ed un risarcimento per 10 anni di militare e di guerra e per gli anni trascorsi in prigionia nel campo di concentramento di WIETZENDORF.

Durante gli anni della contestazione non potevo sopportare che mio padre avesse trascorso 10 anni , dai 19 ai 29, ”rapito” prima dal militare e poi dalla guerra. Non capivo la sua incapacità di ribellarsi e lo aggredivo dicendogli  “Perchè non hai disertato, perchè non sei fuggito con i partigiani, invece di farti internare nel campo di concentramento”. Lui disperso nei ricordi, mi diceva solo poche parole: “IO VOLEVO VIVERE E RITORNARE A CASA”.

 Quanti anni sono trascorsi da quelle testimonianze. Quanti anni di incomprensioni.

 Mi raccontava di come, per sopravvivere nel campo di concentramento, lavorava come calzolaio, per poter ottenere qualcosa da mangiare, di come si ingegnò per salvare suo cugino, facendo passare, pure lui per un bravo calzolaio (uno che le scarpe le aveva viste solo ai piedi), di come  entrambi con l’incoscienza e con l’ardore dei latin- lover italiani si dedicarono a “ trastullarsi “ e imboscarsi con le mogli  delle SS , per un pezzo di pane e  per qualche sigaretta . Solo adesso riesco a capire le sue parole, quando mi diceva: “Sai non esistono gli eroi. Io non sparavo , dovevo pensare solo a salvarmi”

 La sua ribellione è stata proprio questa: la sua volontà di non uccidere, quella di cercarsi un rifugio nel ventre della terra che lo potesse salvare, quella di amare le donne dei suoi aguzzini lasciandoli  magari il suo seme come ricordo. Quella di voler ritornare a casa ad ogni costo senza però pagare il prezzo più alto :UCCIDERE UN SUO SIMILE.Gli anni passano, i  miei bollori rivoluzionari si sono attenuati , e lui ormai non c’e’ più. Vorrei ricordarlo con le sue  parole “LA GUERRA E’ UNA COSA SPORCA, NON ESISTONO GUERRE BUONE. NON ESISTONO EROI, ESISTE SOLO LA VOGLIA DI RITORNARE A VIVERE”

CIAO PAPA’

Premi premi premi… ^_^

Filed under: AngoloRelax — lisa72 @ 14:43

Questo post vuole informare gli autori del blog che mi sono permessa di violare la legge sul conflitto di interessi e ho nominato questo blog tra i vincitori del premio YOU MAKE MY DAY AWARD ^_^
Un abbraccio a tutti, Lisa

” A mia madre ” poesia di Maria Cristina Russo

Filed under: Poesie — adriano49 @ 14:43

       ultime-di-settembre-2006-071.jpg  

” A mia Madre ” di Maria Cristina Russo

Il fisico un po’ consumato,l’aria stanca

il tuo amore tanto grande da abbracciare il mondo intero,

la dolcezza tua infinita che riempiva i nostri cuori

tutto davì,nulla chiedevi,mai niente ricevevi.

Cara,buona mamma,quanto tempo è passato!

Sorridente ti ricordo tutti i giorni vicino a me

ascoltavi le mie parole,cancellavi la tristezza

spegnevi ansie e dispiaceri che la vita  mi affligeva.

Ora non ci sei più ma il ricordo ti fa viva

la tua immagine nel passato mai sbiadire più potrà

lo sguardo così sereno tra le nuvole del cielo

nello spirito mi infonde pace e tranquillità.

L’ erba,i fiori,la musica,il vestito bianco

nel suo Paradiso Dio è con te.

la luce che ti inonda si riflette sul tuo viso

magico incanto di un amore che mai si estinguerà.

25 marzo 2008

” IL CASO -La pace di Pasqua cancella l’aborto ”

Filed under: DemocraziaAlFuturo — adriano49 @ 07:04

p8200051.jpg dal ” Il Gazzettino ” del 25/03/08 Cronaca di Pn

Hanno reiterato la promessa:
la loro figlia quindicenne potrà
tenere il bambino, potrà
frequentare il suo ragazzo,
un albanese di 21 anni e una
volta nato il nipote aiuteranno
la coppia affinché il bimbo
possa crescere serenamente.
E lo hanno fatto il giorno di
Pasqua, lontano dai riflettori
mediatici, in casa loro nel
corso di una giornata che è
servita a ricomporre una situazione
che sembrava compromessa.
Non ci sarà alcun
aborto e – anche se mancano
più o meno sei mesi al parto –
c’è la concreta
possibilità che
una storia nata
male possa invece
finire nel modo
migliore. «Da
quanto ho saputo –
spiega l’avvocato
Laura Ferretti
che ha seguito la
ragazza che si era rivolta a lei
perchè i genitori insistevano
nel volerla far abortire dopo
che un anno e mezzo fa aveva
già dato alla luce un altro
bambino dato in adozione –
Pasqua è trascorsa in serenità.
Al pranzo oltre ai genitori
e alla giovane c’era anche il
fidanzato e futuro papà. Hanno
guardato la televisione,
hanno parlato del futuro e
quello che è più importante i
genitori hanno reiterato la
promessa fatta alcuni giorni
prima. La mia assistita avrà
il bambino e nessuno parlerà
più di aborto». Al di là delle
promesse, comunque importanti,
il tempo utile
per interrompere
la gravidanza scade
più o meno a
metà settimana e
quindi il rischio di
abortire è del tutto
scongiurato.
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