Lettere Al Futuro

9 aprile 2008

Cavàrte dal fredo……. Una lingua da non dimenticare.

Filed under: 1 — rossaurashani @ 23:52
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Mio figlio è nato nel 1984 e non ha mai avuto problemi con la lingua italiana. Io sono nata a metà del secolo scorso, e fino alla scuola media ho avuto una difficoltà notevole a parlare italiano.

Pensando a quanto era stato difficile per me sentirmi adeguata ad un insegnante che pretendeva, giustamente, una corretta esposizione di quello che avevo studiato, senza “dialettismi” o errori di sintassi, decisi che ai miei figli avrei insegnato solo l’italiano, comunicando con loro solo correttamente, lasciando all’esterno: la strada, il compito di riempire la lacuna del dialetto.

Succedee che oggi mio figlio parla italiano e quando si avventura nel dialetto sembra inciampare in una lingua marziana, impropria . A pensarci bene, ho fatto un errore di calcolo, se come me, anche gli altri genitori insegnavano solo l’italiano, nessuno dei nostri figli avrebbe mai potuto imparare a parlare il nostro dialetto.

Ricordo che, fin da piccolo lo portavo a teatro a vedere Dario Fo, negli spettacoli dove usava il padano del quattrocento, lingua mescolata delle nostre terre, qualcosa di diverso dal Gramlòt usato per la lingua straniera, ma per  lui altrettanto incomprensibile e mi chiedeva in continuazione la traduzione simultanea in italiano.

Penso di aver trascurato qualche cosa, e di aver sbagliato nel farlo, penso che anche la cultura insita nella lingua popolare, abbia altrettanto valore che la lingua che ci permette di comunicare con gli altri, tutti gli altri, non solo quelli che ci stanno vicino.

Allora, stasera ,voglio colmare questa lacuna riportando il testo di questa canzone di Alberto D’Amico (veneziano di nascita e cubano di adozione) canzone popolare degli anni ’70, un pò dura nei contenuti, per chi riesce a capire il testo, ma è il simbolo della nostra piccola sconfitta…..causata da un misero pregiudizio ossia : dialetto = povertà, povertà=emarginazione, emarginazione=sottocultura….. e tutto questo in un insensato giro vizioso.

Cavàrte dal fredo

(vi serve la traduzione?)

Cavàrte dal fredo, dall'umidità
dai muri bagnài, dal letto geà
portarte distante, fora de qua
trovarte una casa, la comodità

tre stanse col bagno e 'l termosifòn
e tanta acqua calda, che la vien co ti vol
scaldarte i pìe, scaldarte le man
xe longo l'inverno, non basta el me fià!

Se suppia scirocco vien vanti l'istà
e fora in laguna se sente cantar
turisti va in Piassa, al Casinò
Cipriani fa schei e mi no ghe n'ho.

I vien par tre mesi a fotografar
colombi che svola, palassi sul mar
comprè cartoline, che schei no ghe n'è
turisti da culo, che schifo che fè!

Torna novembre, bate le tre
in leto strucài bevemo un brulè
xe fredo, xe acqua, xe tuto allagà
e semo più fondi de un anno fa

Sotto la tola un metro de mar
te s-ciopa la gola, te vien da sigàr
xe morta la stùa, se squagia el cartòn
ti piansi e i to oci xe un'altra aluviòn

Portarte distante, in serca del sol
ma el sangue go fiapo, el peto me dol;
novembre de bruto m'ha assassinà
e gnanca el coragio me ga salvà

San Marco e i palassi i vol salvar
però i venesiani pol anca spetàr
i salvarà i santi, la xona industrial
Valeri Manera col cardinal.

Da Ciosa a Fusina tuto va xo
portarte distante, dove, no so
in fabrica forse i me ciaparà
andaremo a Marghera, forse a Milan

E i veci no parte, i speta a morir
i mor venessiani, i mor col so vin
e vece va a messa, col sciàl e 'l cocòn
le mor confesàe, disendo orasiòn.

(Alberto D'Amico)

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2 commenti »

  1. Levarti dal freddo e dall’umidità/ dai muri bagnati e dal letto gelato/ portanti distante fuori di qui/ ctrovarti una casa, la comodità/ tre stanze col bagno ed il termisifone/ e tanta acqua calda che viene quando vuoi/ scaldarti i piedi, scaldarti le mani,/ è lungo l’inverno non basta il mio fiato/Se soffia lo scirocco viene avanti l’estate/ e fuori in laguna si sente cantare/i turisti vanno in Piazza(S.Marco) al Casinò/ Cipriani (Harry’s Bar e altro) fa i soldi ed io non ne ho:/ Vengono per tre mesi a fotografare/ colombi che volano,palazzi sul mare/ comprate cartoline che soldi non ce ne sono/ turisti da “c…” che schifo che fate./Torna novembre, battono le tre/ a letto stretti stretti, beviamo un blulè/ è freddo e c’è acqua è tutto allagato/ e siamo più a fondo di un anno fa./Sotto la tavola un metro di mare/ mi scoppia la gola, tiviene da gridare/si è spenta la stufa si squaglia il cartone,/ tu piangi è da i tuoi occhi viene un’altra alluvione./Portarti distante in cerca del sole/ ma il sangue e fiacco e il petto di duole/ novembre di brutto mi ha assassinato/ e neanche il coraggio mi ha salvato./ S.Marco e i Palazzi vogliono salvare,/ però i veneziani possono anche aspettare,/ salvano i santi e la zona industriale/ Valeri Manera (nobile e ideatore di PortoMarghera e il Cardinale./ Da Chioggia a Fusina tutto va giù/ portarti distante,dove non so,/ in fabbrica forse mi prenderanno/ andremo a Marghera oppure a Milano./ E i vecchi non partono aspettano di morire/ muoiono veneziani, muoiono con il loro vino/ le vecchie vanno in chiesa con lo scialle e la crocchia (sui capelli)/ muoiono confessate dicendo orazioni…….

    Commento di rossaura — 10 aprile 2008 @ 17:03 | Rispondi

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