Lettere Al Futuro

13 aprile 2008

Il suo Piccolo Principe

Filed under: SalaLetture — pcdazero @ 17:20

  bambini al tramonto

Aveva quarantasette anni ed aveva appena finito di leggere la favola del “Piccolo Principe”. Quando si è grandi non si leggono più le favole, un vero peccato. Da bambina leggeva anche i libri dei grandi, ma solo perché ogni libro era un rifugio per non sentirsi sola. A sei anni, impari a leggere ed il mondo ti si apre davanti e cominci a camminarvi da solo, ti ritrovi all’improvviso a scuola, con una maestra grassa e vecchia con la bacchetta in mano, pronta a fartela sentire se sbagli le lettere dell’alfabeto.

   Anche lei fino a sei anni aveva vissuto con il suo Piccolo Principe dai riccioli color della notte, erano felici nel loro piccolo pianeta, lui era Tarzan e lei Jane, lei il leone e lui il cacciatore, lui il tassista e lei la passeggera. Insieme viaggiavano nel loro pianeta a vedere castelli incantati e la casetta di cioccolata, incontravano i sette nani, le fate e Biancaneve, poi andavano al mare a nuotare. Al mare il cielo era blu, così blu che raramente lo ha rivisto così sulla terra, anche la pallina che correva sulle piste di sabbia era blu, vinceva sempre lui ed era molto bravo e bellissimo.

   La portava sempre con sè, prendeva la sua manina e sotto le stelle entravano nel sentiero incantato delle lucciole, inseguivano la loro luce, ma quando credevano d’averle nella manina, misteriosamente svanivano. Nel loro piccolo pianeta avevano i soldatini che facevano la guerra e lui era il generale che vinceva tutte le battaglie. Il suo Piccolo Principe sapeva leggere, le leggeva la favola di “Pinocchio e del Gigante” e lei con il naso all’insù lo ascoltava sperando tanto di avere presto sei anni per andare a scuola, così avrebbe imparato a leggere.

   Era quasi Natale ed ascoltava il suo Piccolo Principe imparare a memoria la poesia “Le ciaramelle” (…suono di culla, suono di mamma, suono del nostro dolce e passato pianger di nulla). Nelle dolci notti del Natale erano pieni di gioia, il loro pianeta sembrava un presepe, la voce della mamma era come una carezza, il papà prendeva in braccio i bambini perchè appendessero le palline sull’albero ed a loro sembravano tanti gioielli. Cercavano di non addormentarsi per vedere la Befana scendere dal camino e tutto brillava nella loro piccola calda casetta.

   Finalmente arrivò il suo sesto compleanno ed iniziò la scuola e lui, il suo Piccolo Principe, partì per la scuola dei grandi e non tornò mai più, se ne andò senza che potesse salutarlo. L’ultima volta che lo vide era un mattino di ottobre senza sole, stava in piedi sopra ad una sedia, indossava i vestiti della festa con la farfallina sul collo della camicia che sembrava in attesa di farlo volare. Aspettava la mamma che lo aiutasse ad indossare la giacchina grigia, profumava di liquirizia, alzò la testa e lo guardò in quegli occhi che cercava tutte le volte che aveva paura, gli chiese se aveva mangiato una liquirizia, ma spalancando la bocca lui disse di no.

   Poi la mamma le spiegò che era stata l’acqua a portarlo via, ma non capiva, lui sapeva nuotare, andavano sempre al mare loro due. Forse se n’era andato perché era cattiva e non era bella come lui. In un attimo il loro piccolo pianeta si congelò, non c’erano più le lucciole, il cielo blu e non correvano più in macchina a vedere fate e castelli, Biancaneve ed i sette nani. Incontrò la solitudine e l’alfabeto ed appena imparò l’alfabeto, fece la conoscenza dei libri che divennero per sempre i suoi amici. Così per un po’ non sentiva freddo e s’illudeva di ritrovare il Piccolo Principe in ogni libro che leggeva.

   Avrebbe voluto essere una stella, ma quando scese sulla terra, i grandi non l’hanno mai vista era come se fosse invisibile avvolta nella nebbia. Non sapeva che i grandi vedono con gli occhi mentre si vede bene solo con il cuore, l’essenziale è invisibile allo sguardo. La mamma un giorno riuscì a vederla ma era troppo tardi, sapeva che sarebbe partita e cercava di prepararla alla sua partenza. Ma cosa si lascia ad una bambina che dovrà vivere sola nel mondo dei grandi? Un’eredità ricca di tristezza e gelo. Quando si è molto tristi si amano i paesi lontani: per consolarsi visitò tanti paesi con i loro oceani e vulcani, i ghiacciai ed i deserti, splendide città con palazzi e templi e di ognuno di essi si porta nel cuore la ricchezza della conoscenza e la bellezza delle loro meraviglie, non bastavano gli occhi per vederli.

   Un giorno una dolce signora le fece capire che il suo Piccolo Principe non l’aveva lasciata perché era brutta e cattiva, ma era dovuto andare in un altro pianeta dove lo aspettava un altro compito o forse degli altri bambini per giocare e la mamma non l’aveva lasciata per andare da lui. Questa è la vita, anche se viverla è perdere quello che siamo stati. Ora quando chiude gli occhi li vede ridere nella loro stella. Ma quelle luci dell’albero, il piccolo presepio, la dolcezza dei sorrisi che facevano risplendere il Natale non li ha più ritrovati sulla terra. Nella terra quasi nessuno guarda con il cuore, e la malinconia a poco a poco scende come nebbia che tutto rende soffuso ed invisibile. Solo nel loro piccolo pianeta lei era una stella che brillava per il suo Piccolo Principe.

© Gianella Galuppo

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8 commenti »

  1. com’è triste…questa bambina mi ricorda un pò come ero io da piccola

    Commento di Maria Teresa — 13 aprile 2008 @ 18:13 | Rispondi

  2. Sì davvero triste, ma anche coraggioso…. ci vuole coraggio ad affrontare le perdite immense che nella vita ci aspettano, ci vuole coraggio per continuare a sognare i mondi reali e quelli fantastici che a volte aiutano, ma a volte ci rendono più difficile il grigiore del risveglio.
    Dopo un’infanzia fatata fatta di luci e vivide immagini di sole, un’età adulta difficile e sfuggente, viaggi, libri, parole, sogni….. ma la vita, come il mare riporta sulla riva le barchette di carta….

    Commento di Rossaura — 13 aprile 2008 @ 19:14 | Rispondi

  3. com’e triste, sola questa bimba dopo un’infasia piena di emozioni e di amici cm il suo piccolo principe…che tristezza…mi rispecchio io in questa pagina…che malincona…

    Commento di costanza — 12 maggio 2008 @ 21:54 | Rispondi

  4. wow!

    Commento di vale — 21 maggio 2008 @ 16:47 | Rispondi

  5. che triste…

    Commento di vale — 21 maggio 2008 @ 16:48 | Rispondi

  6. […] (Immagine) […]

    Pingback di Li affido agli abitanti della Terra « Ai margini — 27 maggio 2008 @ 22:22 | Rispondi

  7. Infanzia fatata, avvolta nel candore del sogno, spazzata via dal dolore della realtà. Siamo essere umani, non ci è dato di essere felici per sempre.

    Commento di ^^Vampira^^ LilyRose — 9 giugno 2008 @ 15:05 | Rispondi

  8. Però qualcosa può fare la differenza..

    Commento di ^^Vampira^^ LilyRose — 9 giugno 2008 @ 15:10 | Rispondi


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