Lettere Al Futuro

10 maggio 2008

“Angeli senza ali, e vestiti da infermiere “

Filed under: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 06:35

 foto by Manuela 2006

da “Il Gazzettino ” di sabato 10/05/2008 – cronaca di Vicenza

 

10-mag
Angeli senza ali. Gli unici che in realtà
incontriamo durante questa vita. Angeli che,
pur privi di pennute propaggini, volano fino a
toccare lo stesso la nostra intimità. Come gli
alpini che fino a domani si radunano a Bassano,
capaci di riempire il mondo della loro generosità.
Come i poeti a cui lo sciopero delle Ferrovie
ieri ha impedito di donare i propri versi ai
viaggiatori della stazione di Vicenza, secondo
quanto previsto da un festival itinerante. Implumi cherubini
come Michela, Clara e Caterina, infermiere del reparto di
ginecologia all’ospedale San Bortolo.
Ha in mente soprattutto loro, assieme ai dottori Bordin e
Tomaini che l’hanno operata, la signora Antonella Paiusco, 31
anni, commessa, sposata con Federico Gazzetta, impiegato.
Allettata nella sua casa di Laghetto, così spiega il perché:
«Tutto comincia una settimana fa quando, incinta da poche
settimane, vado a fare l’ecografia prevista. È la mia prima
gravidanza, figuratevi l’eccitazione prima e la disperazione
subito dopo, quando mi dicono che il bimbo non si trova
nell’utero, che rischio di restarci e che bisogna ricoverarmi in
ospedale». Il sogno si tramuta così nell’incubo
di un intervento per gravidanza extrauterina,
con asportazione del feto, oltre che della tuba a
cui si era aggrappato. «Mi sveglio in reparto e
mi sento morire – ricorda la signora Paiusco –
perché il mio letto è nelle stanze dove sono
ricoverate altre donne che hanno abortito,
mentre dall’altra ala del reparto arrivano i
pianti dei neonati portati alle loro mamme, oppure
a dormire nella nursery. I medici mi assicurano
che una sola tuba è sufficiente per rimanere ancora
incinta, ma non riesco a trovare pace. Come se non bastasse,
vedo arrivare ragazze che chiedono la pillola del giorno dopo,
spaventate di una cosa che a me darebbe solo un’immensa
gioia, e allora mi ripeto che nulla di tutto ciò ha senso».
Poi, quando è notte, un po’ di pace in realtà arriva: «Sono le
carezze di queste infermiere, che si fermavano sempre ad
ascoltare, incoraggiandomi a parlare, a piangere, a sfogare
tutto il mio dolore. Erano come lo zucchero che ci vuole per
bere un buon caffé». Verità e silenzi da donna a donna. Battiti
di cuori così forti da diventare ali. Vita.
Stefano Ferrio            
               
               

 

 

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1 commento »

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