Lettere Al Futuro

22 maggio 2008

LA NUOVA DESTRA

Filed under: SalaLetture — annuska62 @ 22:42

LA NUOVA DESTRA

Non ce l’abbiamo con i neri e gli africani

solo non vogliamo che ci rubino il lavoro.

Non ce l’abbiamo con gli omossessuali,

solo non vogliamo che ci contamino col loro morbo.

Questa e’ una Destra nuova che vuole battersi per

per il rispetto della civilta’ e della democrazia.

Non ce l’abbiamo con gli zingari

solo che non vogliamo che mettano in  pericolo

la nostra comunita’.

Non ce l’abbiamo con gli extracomunitari

solo non vogliamo che occupino le nostre case.

Questa è una Destra nuova che vuole mettersi

dalla parte del cittadino e del lavoratore.

La pelle, la lingua,  la razza non c’entra.

E SE NON CAPITE QUESTO SIETE DEGLI EBREI!

Corrado Guzzanti (1992)

PS.

Volevamo cambiare il mondo

 e invece

 Il mondo ha cambiato quartiere.

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Lettera a Napolitano: “No eutanasia: in Italia abbandono e indifferenza, servono assistenza e cure”

Filed under: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 07:42

Salvatore Crisafulli, per due anni in coma e in stato vegetativo, con altre novanta famiglie scrive al capo dello Stato per chiedere una riflessione sulla condizione delle persone affette da malattie gravissime e sulla mancata attuazione delle leggi che garantiscono il diritto alla salute sancito dalla Costituzione: “Non vogliamo la dolce morte, ma una vita migliore”. In Italia troppo abbandono e indifferenza: “Il diritto di morire non può diventare la nuova frontiera dei diritti umani”
ROMA – “Il vero dramma non è il cosiddetto stato vegetativo ma quello che ne consegue, cioè l’abbandono e l’indifferenza delle istituzioni e della medicina”: così Salvatore Crisafulli, l’uomo rimasto per due anni in stato vegetativo e recentemente protagonista di uno “sciopero della fame” per rivendicare il diritto ad una assistenza più adeguata, si rivolge al capo dello Stato Giorgio Napolitano in una lettera aperta. Quarantatre anni, catanese, Crisafulli chiede – insieme ad altre novanta persone – una riflessione sulla condizione delle persone affette da malattie gravissime e sulla mancata attuazione delle leggi che garantiscono il diritto alla salute sancito dalla Costituzione:

“Noi amiamo la vita – scrive l’uomo, vittima di un incidente stradale nel 2003, in coma e in stato vegetativo permanente per due anni e poi dal 2005 capace di raccontare muovendo solo gli occhi la sua storia e le emozioni – e vorremmo vedere garantita la nostra voglia di vivere: non si può parlare solo di eutanasia, il diritto di morire non può diventare la nuova frontiera dei diritti umani”. Crisafulli si domanda perché le discussioni “si infiammano quando vengono sollevati casi come quello di Piergiorgio Welby: se lo Stato – afferma – riuscisse a garantire pienamente la tutela della vita, in ogni sua fase della malattia e della disabilità ed anche nella fase insostenibile, credo non esisterebbe alcun fenomeno di eutanasia”. Ma nel nostro paese “tutto grava sulle nostre famiglie”, “non ci sono strutture adatte e non esiste un’assistenza domiciliare”, esiste un grandissimo divario tra nord e sud del paese e si discute da anni solamente di testamento biologico: “Sembra che lo Stato – riassume Crisafulli – sia orientato al riconoscimento del diritto di morire, anche perché non conviene spendere soldi per uno che si trova in cattive condizioni di salute”.

Rivolgendosi direttamente al Presidente della Repubblica, il quale già lo scorso 9 aprile aveva scritto a Crisafulli appellandosi perché si mettessero in atto “più cure per chi lotta per la vita”, il 43enne di Catania afferma: “Temo, presidente, che non ci si voglia più prendere cura delle persone deboli” e che si realizzi nei fatti una “eutanasia passiva dello Stato italiano”, perché la “dolce morte trova spazio dove c’è disperazione, senso di abbandono e sofferenza”. Va dunque ricordato – secondo i firmatari – che lo stato di salute delle persone in stato vegetativo può migliorare nel tempo e che – anche se ogni caso è unico – finchè c’è vita nel corpo di una persona “non si può dire che non ci sia nulla da fare”, ma si deve agire per “trovare la giusta strada” da percorrere. “Bisogna realmente chiedere l’eutanasia?”, domanda Crisafulli. “Io e queste novanta famiglie – risponde – pensiamo di no: pensiamo che occorre prenderci in considerazione, non trattarci come malati terminali, ma assisterci adeguatamente. Ci vuole una nuova coscienza civile di questo gravissimo problema lungamente messo da parte, perché – conclude – a tutti potrebbe capitare il nostro stesso inconveniente”.

(21 maggio 2008) – Tratto da Superabile.it

Superabile è un “Contact Center Integrato” costituito da un portale di informazione e di documentazione sulle tematiche della disabilità, aggiornato quotidianamente (Superabile.it) e un servizio gratuito di consulenza telefonica, il Call Center SuperAbile 800 810 810
 

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