Lettere Al Futuro

3 giugno 2008

L’UOMO E L’INTEGRAZIONE

Filed under: 1,DemocraziaAlFuturo — annuska62 @ 21:51

 

L’uomo ha il potere di intervenire nella realtà, modificandola. L’uomo non è soltanto uno spettatore della realtà ma è immesso nell’esercizio di un potere che gli spetta esclusivamente: il dominio della Storia e della Cultura. Ed egli lo esercita accogliendo l’esperienza del passato, creando e ricreando, integrandosi nel contesto della sua storia, rispondendo alle sfide del tempo, oggettivandosi, coscientizzandosi e trascendendo la realtà.

Quando l’uomo si integra nella sua storia non per adattamento (comportamento tipicamente istintivo, sintomo della disumanizzazione) arriva  a non assolutizzare né la visione di se stesso né  quella del mondo e quindi non si sente più perduto ne vuoto e non giudica più il mondo come il palcoscenico della sua storia. L’integrazione lo radica nel mondo

Se non esistesse il processo di integrazione, che è una delle note caratteristiche dell’uomo e della sua coscienza critica, se l’uomo fosse solo un soggetto che si adatta, la Cultura e la Storia che sono dominio dell’uomo, non avrebbero senso perché mancherebbe loro il contrassegno della libertà. Per cui ogni qual volta si opprima la libertà, l’uomo diventa un essere  che può soltanto accomodarsi e adattarsi e che , circoscritto e minimizzato ad un adattamento impostogli, senza alcun diritto a discuterlo, deve per forza sacrificare la sua capacità creativa…

 (P.FREIRE)  

 

  Forse per questo in Italia continuano a emergere menti eccelse come Bossi, Calderoli e lega cantante.

  Non oso pensare la fine del grande Leonardo da Vinci , ai nostri giorni…..

  

 

 

 

 

  
 
 
 

 

  

 
 
 
 

 

 

 

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– La nostra vita con Marco – Una famiglia racconta la sua vita quotidiana accanto al figlio colpito da tetraplegia e sindrome di West

Filed under: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 10:11

Una famiglia racconta la sua vita quotidiana accanto al figlio colpito da tetraplegia e sindrome di West: tra farmaci, terapie e apparecchiature mediche. La malattia è stata causata da una diagnosi errata e dal mancato drenaggio di un’emorragia cerebrale

 

 

RENAZZO – “La notte dorme tranquillamente, si sveglia una volta, al massimo due e poi si riaddormenta”. Da questo punto di vista, racconta il padre Valerio, il piccolo Marco Bertelli è un bambino come tutti gli altri. Purtroppo, però, questo è l’unico aspetto che Marco ha in comune con gli altri bimbi, perché la sua vita dall’11 giugno 2005 ha cambiato ineluttabilmente corso e non potrà più essere una vita normale. Il mancato drenaggio dell’emorragia cerebrale che aveva costretto i suoi genitori a portarlo con urgenza prima all’ospedale di Bentivoglio e poi a quello di Ferrara, unito alla diagnosi errata che aveva rilevato un tumore al cervello da operare subito, hanno condannato il piccolo alla tetraplegia e alla sindrome di West.
Affermare che da allora le giornate della famiglia Bertelli sono state stravolte è limitativo. Terminata la notte di relativa tranquillità (i genitori sono comunque sempre vigili, perché Marco potrebbe avere una crisi da un momento all’altro), già di buon mattino al bimbo vengono somministrati nove farmaci attraverso la sondina con la quale viene nutrito (ovviamente non è nemmeno in grado di mangiare); le terapie continuano nel pomeriggio con altri tre medicinali, più ulteriori nove alla sera. Per tenerlo in vita, poi, i genitori hanno anche in casa diverse apparecchiature mediche utili per aiutarlo a respirare, per poterlo rianimare in caso di crisi, per le terapie fisioterapiche e nel bagno c’è anche una poltroncina adagiata nella vasca per potergli fare il bagnetto. La vita del piccolo Marco si svolge così, passando dal passeggino alle braccia della mamma Barbara Bertelli a quelle dell’infermiera messa a disposizione dall’Usl per permettere ai genitori di uscire almeno qualche volta per poter fare la spesa.

E poi c’è il primogenito di Barbara e Valerio, Gabriele di sei anni e mezzo, che la madre definisce “l’angelo custode di Marco” e che solo da poco tempo è riuscito a capire in quale stato si trova il fratellino: “Non potrò mai dimenticare – racconta Barbara – il giorno in cui comprai delle scarpette nuove a Marco. Dopo avergliele messe ai piedini Gabriele si avvicinò e mi disse: ?Dai mamma, ora che ha le scarpe mettilo in piedi, fallo camminare’. Mi sono sentita morire dentro ma poi gli abbiamo spiegato tutto e ora è pienamente cosciente del male che affligge Marco. Lui vorrebbe tanto giocare col fratellino e appena vede qualche bambino piccolo in giro subito si lancia per accarezzarlo e giocarci. Ora non è il momento – aggiunge Barbara – ma ben presto vorrei tanto dare a Marco e Gabriele una sorellina o un fratellino e il mio sogno è quello di poterli vedere un giorno giocare felicemente tutti e tre insieme. Ma anche se io e mio marito siamo religiosi e crediamo nei miracoli, sappiamo bene che ciò non sarà mai possibile”.

 

Tratto da La nuova Ferrara (di Fabio Zollino)- rassegna stampa di “ SuperAbile.it

 

 

Non sono cure per vecchi – Farmaci anticancro innovativi, ma costosi, negati ai pazienti anziani

Filed under: PuntoD'Incontro — adriano49 @ 07:02

(F.C.) Troppo costose, non sono cure per vecchi:

farmaci anti-cancro innovativi “negati” ai pazienti

anziani, nonostante gli over 65 siano ormai

la maggioranza dei malati di cancro. Lo denuncia

Silvio Monfardini, già direttore della Divisione di

oncologia medica dell’Istituto oncologivo veneto

(Iov), dal congresso della società americana di

oncologia clinica (Asco), in corso a Chicago. «La

scoperta e la terapia di un tumore in un ultrasessanticinquenne

– spiega – pongono immediatamente

sul piatto una serie di questioni che non

toccano una persona più giovane. Il paziente anziano,

infatti, spesso soffre già di altre patologie,

non di rado croniche, assume vari farmaci che

possono costituire un ostacolo per le cure anticancro,

è depresso, talvolta non in grado di intendere

pienamente o non autosufficiente». Il quadro

è di per sè complicato: oltre il 60% di tutte le

neoplasie insorge in persone di età superiore ai 65

anni, di queste il 40% in over 70enni. Ma ad

aggravare la situazione sono pregiudizi e motivi

economici. «Fino a pochissimi anni fa i malati

over 65 non vivevano abbastanza – afferma l’oncologo,

fino a un anno fa primario allo Iov, ora

impegnato a chiudere alcuni progetti di ricerca –

per trarre giovamento da un terapia antitumorale.

In poche parole si riteneva, e purtroppo ancora

oggi molti lo pensano, che curare un anziano “non

valesse la pena”. I nuovi farmaci antitumorali

hanno costi elevati, e le strutture sanitarie tendono

a ridurre le spese escludendo prima di tutto gli

anziani dalla prescrizione di terapie costose». Eppure

gli studi più recenti dimostrano che questi

farmaci funzionano anche nei pazienti in là con gli

anni, con percentuali di efficacia uguali a quelle

dei più giovani, senza gravi effetti collaterali.

Dunque, discriminazioni? «Assolutamente no – risponde

Pier Carlo Muzzio, commissario straordinario

dello Iov -; in Italia si sta seguendo una

politica di attenzione verso i farmaci e le terapie

più costose ma non ci sono riserve mentali che

derivano da un’ossessione per l’aspetto economico.

Del resto l’oncologia negli anziani è diventata

una disciplina nuova, come dimostra la recente

nascita di un’associazione, l’Aiote, formata dagli

oncologi per la terza età che studiano gli effetti

dei chemioterapici negli anziani: in questa fascia

di popolazione, infatti, le controindicazioni o le

interazioni tra farmaci vanno studiate approfonditamente,

caso per caso».

( da ” Il Gazzettino ” di martedì 03/06/2008 cronaca di Padova )

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