Lettere Al Futuro

21 gennaio 2010

Non si scrivono più lettere ai figli

E’ da un po’ di tempo che questo blog langue. Sinceramente me ne dispiace molto anche se ad un certo punto della sua vita di questo blog, io stessa, che credevo nella sua utilità, l’ho tradito. Mi sono fatta un altro blog. Un luogo dove ero libera di “cazzeggiare” e di farmi “seghe mentali”, passatemi i termini un po’ gogliardici, ma li trovo giustificati perchè attinenti all’argomento. Non con questo intendo dire che fosse sbagliato o che ci fosse un intento criminale nell’avere un altro blog, solo che i risultati sono stati una magra soddisfazione personale che non era condivisibile.
Avere un altro blog tutto mio mi ha portato distante da questo tema che comunque e reiteratamente sento importante: la comunicazione con i figli, ma non solo, con essi anche la comunicazione col mondo giovanile e con chi ne viene continuamente a contatto.
Lettere al Futuro è nato come punto di incontro tra persone diverse che avevano voglia di confrontarsi sul tema educativo e percettivo giovanile, ma sicuramente l’ambizione era più ampia ed era insita proprio negli strumenti scelti: un blog e la lettera. Il blog è lo strumento più libero, giovane e immediato per raggiungere i destinatari del messaggio, ossia il “messaggero alato” di antica tradizione. La lettera il sistema più classico, diretto e personale di comunicazione.
La nostra ambizione arrivava a tale livello da farci pensare che a questi messaggi ci sarebbero potute essere delle risposte, degli “avvisi di ricevimento” e se non proprio così almeno un minimo di scambio di opinioni.
In effetti qualcosa si è mosso, ma la formula si era trasformata in “scambio di opinioni tra autori”. Una forma di dialogo piuttosto chiusa e dai risultati dubbi. Mi prendo la mia parte di colpe. Gli argomenti erano sfiziosi (tipo: l’aborto, la fede, l’eugenetica, ecc.) per aprire uno strenuo dibattito anche se poi, alla fine, è diventato uno scontro fra due fazioni che ad onor del vero, mai e poi mai hanno saputo dialogare. Per ovvie ragioni non desidero rinfocolare, per esacerbare gli animi, gli argomenti già trattati, discussioni avvenute tra adulti, pur se permeati di buone intenzioni, ma di poco costrutto. Oggi prendendomi la mia responsabilità sulla virata del temi trattati, continuo nel convincimento che in questo tempo e in queste condizioni la necessità di comunicare con i nostri figli e i giovani in particolare sia di vitale importanza. Non voglio fare del moralismo e non intendo autoeleggermi quale rappresentante di una categoria superiore che elargisce insegnamenti nei confronti di un’altra categoria inferiore e non qualificata ad insegnare molto a sua volta. Rifiuto questo pregiudizio perchè sarebbe una posizione assurda e fuori luogo. Se i nostri figli sono il nostro futuro e i giovani sono gli uomini di domani, vorrei capire chi deve imparare cosa e cosa deve essere insegnato o imparato.
Io credo, nella mia illusa passione, che ci sia molta strada da fare per poter ricominciare a scrivere “lettere” ai nostri figli, lettere che possano venire lette, discusse e conservate. Lettere che possano avere un minimo di risposta. Comunicazione che ci rendano migliori in un mondo che migliore non è. Un mondo reale che è quello che è e che dobbiamo prima leggere, analizzare, valutare e poi se possibile accettare.
Inutile dire che ho come sempre bisogno di aiuto. L’aiuto di chi come me crede nell’impegno e nella condivisione che assieme a una buona dose di capacità empatica e di fortuna, può arrivare a raggiungere lo scopo.
Con tutta la mia buona volontà
Ross

P.S. Avevo buttato giù queste idee poco prima di assistere in TV al video con il dialogo di una ragazzina di 17 anni, studentessa liceale, che con termini appropriati e tono disinvolto offriva al suo “possibile utente” l’uso del suo corpo in cambio di ricariche telefoniche, regalini e magari qualche mancia finalizzata all’acquisto di un IPhone.

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11 commenti »

  1. A volte me lo chiedo: cosa gli abbiamo lasciato? Ma sono un contemporaneo; fortuna volendo. Quelle lettere erano in forma di prosa. Qui ti ingarbugli in un discorso più arduo. Spero che i tuoi sforzi possano essere rincompensati, almeno per quel poco. 😉

    Commento di Mario — 21 gennaio 2010 @ 16:37 | Rispondi

    • Non ho mai creduto che la lettera in forma di prosa fosse solo un esercizio di scrittura, una lettera ad un padre che non c’è più e con il quale ho avuto un rapporto difficile mi ha portato ad un epistolario privato piuttosto intenso. Ho avuto qualche scambio interessante con pensone che si sono identificate o che avevano bisogno di esprimersi su questo argomento. Non so se è stato utile per gli altri, certamente è stato utile per me.
      Questo mio sforzo non intende rimettere in moto un blog che ormai manca di smalto attorno a cui l’interesse è scemato, sono interessata a rimettere in piedi un luogo di confronto, una fucina di idee, un centro di convergenza dove ognuno può dire e chiedere ciò che vuole, può esprimersi ed incazzarsi se fosse utile e liberatorio, insomma per uno come te che conosce bene l’alchimia che alcuni luoghi possono avere, vorrei creare questa alchimia per poter cambiare un po’ questa realtà in cui il merito non va a chi lo merita davvero e la considerazione non è di pertinenza a chi è sostanza invece di chi è apparenza.
      Sì, lo so che fa parte della mia eterna illusione 🙂 non ho ancora imparato a mettere via i miei sogni
      Ciao Ross

      Commento di rossaura — 21 gennaio 2010 @ 19:22 | Rispondi

  2. Come vedi anche questa volta le prime risposte ti sono arrivate, da adulti da chi come te crede che le lettere possano essere un mezzo di apertura e di dialogo con i giovani.Noi tutti siamo convinti di poter creare un punto di confromto con i giovani, ma come hai ben analizzato, il confronto avviene solo fra adulti.Queste lettere forse non sono mai “pervenute” a loro, sono state scritte perchè noi avevamo e abbiamo bisogno di scriverle, forse perchè i nostri figli ed i giovani in genere sono così lontani e diversi da noi che non troviamo altro modo per rapportarci.
    Ti sembrerà strano non poter arrivare a loro,o almeno a gran parte di loro, ma anche se sono la generazioni di internet, non sono riusciti a creare un collegamento fra la vita virtuale e la vita reale, non sono riusciti a cogliere il potenziale di arricchimento, conoscenza globale e confronto che poteva arrivare attraverso questo mezzo di comunicazione.
    Nelle discussioni rimangono ai margini, quasi che il confronto non li riguardasse, anzi se le discussioni diventano più animate ti guardano come un extra terrestre, perchè nulla merita uno scontro.Ti chiederai perchè allora credo in questo progetto di collaborazione-confronto, ma come sai credo che ogni goccia possa creare un grande oceano, e poi se riusciremo a scrivere lettere in cambio di ricariche telefoniche, chissà che non riusciremo a telefonare gratis e aver così più confronti.

    Commento di annuska — 21 gennaio 2010 @ 19:48 | Rispondi

    • Sarà che come dice Martina più sotto siamo degli inguaribili grafomani, ma ritengo necessario il tentativo, almeno quello, di comunicare in qualche modo con il nostro “futuro”.
      Da parte mia, nell’ambito famigliare, ho sempre tentato di parlare con mio figlio, anche se apparentemente lui ha sempre mostrato di ascoltare poco e di non dare risposte o meglio avvisi di ricevimento. Eppure io lo so che molti messaggi sono arrivati. Se non altro per il solo fatto che l’ho sentito pronunciare intere frasi che io avevo formulato molti e molti anni prima. Salvo comunque avermi sempre rimproverato di quell’evidente atteggiamento didattico che ho sempre avuto nei suoi confronti. Educare non è facile, lo si fa in molti modi. Meglio con i comportamenti. L’esempio è determinante, ma lo è anche uscire dagli schemi e dai ruoli. Per dire con una metafora se si parla con un bambino piccolo ci si deve mettere alla sua altezza pur essendo dei genitori. Non è bello fare i “grandi” ma è anche vero che i nostri figli devono confrontarsi anche con un mondo di adulti e pertanto meglio con un mondo di genitori adulti, che qualche volta riescono a tornare bambini o ragazzi 🙂
      Come sai non ho troppa difficoltà a rapportarmi sia con i bambini sia con i giovani, credo si tratti di empatia e anche di memoria selettiva, credo che tutti dovremmo prestare attenzione e cura verso il mondo giovanile, anche se a volte ci sembra un mondo incomprensibile e i nostri sforzi ci appaiono inutili. Posso solo dire che in un ambiente attento crescono figli curati, non posso dire sempre, ma almeno quasi sempre.

      Commento di rossaura — 22 gennaio 2010 @ 12:46 | Rispondi

  3. Pensa che io a tutta questa storia di lasciare delle lettere, o una sorta di serie di scritti, ai miei figli ci avevo pensato qualche anno fa. I miei sono ancora “piccoli”, anche se crescono in fretta, 11 e 14 anni, però trovo adesso ancora più urgente un’operazione del genere alla luce della mia separazione (dolorosa senz’altro per loro) ed alla luce dei loro ultimi cambiamenti così repentini. scripta manent e come sai io sono una grafomane per cui mi ritroverei nel mio ambiente ideale. Per mia figlia io sono l’unico riferimento femminile nella sua famiglia, ovvero non ha nessun contatto significativo con nonne, zie o cugine. Ci sono solo io, e poi qualche amica. Una serie di scritti per quando passerà per la difficile pubertà (che sta gia iniziando alla grande) le darebbero forse (e spero) quell’appoggio necessario all’adolescenza. Mio figlio, con tutti i problemi che ha, avrà bisogno di supporto costante tutta la sua vita. Per lui un rapporto epistolare si renderà ancora più necessario.
    E spero che i suddetti figli li conservino un giorno, questi scritti. Non ho avuto un buon rapporto con i miei, anzi nessun rapporto per essere precisi, ed avrei così tanto voluto una lettera da loro, durante la mia turbolenta adolescenza.
    Non trovo i miei figli lontani… forse perché anch’io sono un po’ adolescente, piccola e minuta, e loro sono già della mia stessa altezza e pronti a superarmi… la mia analoga fisicità si traduce spesso in un’identificazione, forse un po’ eccessiva perché durante l’adolescenza un po’ di sano gap generazionale favorisce la formazione di idee, ribellioni, confronti e costrutti verso la generazione precedente.
    Insomma Ross, grazie dell’appiglio per un’altra interessante discussione. E per aver foraggiato ancora una volta la mia manía ipergrafica 😀 😀

    Commento di Martina — 22 gennaio 2010 @ 01:17 | Rispondi

    • Le tue osservazioni Martina mi hanno fatto ricordare che in momenti topici e difficili della mia vita famigliare ho “abbandonato” sul desktop di mio figlio qualche lettera personale sotto forma di documento word. So che le ha lette, so che ne ha fatto tesoro, senza comunque mai darmi cenno di averle ricevute, magari si soffermava in un bacio più del suo solito. Ho un figlio affettuoso per mia fortuna, ma ha molto pudore delle parole quindi solo le parole scritte e non pronunciate gli arrivano al cuore senza difficoltà.
      Ovviamente il mio post non parla di “lettere” nel senso letterale del termine, ma parla di disponibilità e comunicazione più allargata. Certamente che nel tuo caso in assenza di un vero luogo famigliare e essendo il tuo rapporto così delicato e prezioso per i tuoi figli, è indiscutibile che proporlo in forma scritta e organizzata sia il miglior tramite che hai.
      Io penso che tu non debba stancarti in questo tentativo. Sopratutto in questo momento di difficoltà, dove i tuoi figli stanno elaborando in qualche modo il senso di abbandono che credo si provi quando i genitori si separano. Senso magari ingiustificato, ma sempre una sofferenza a cui non sono preparati.
      Ma ne parleremo più a fondo.
      Ciao Ross

      Commento di rossaura — 22 gennaio 2010 @ 13:06 | Rispondi

      • Ci conto… e spero al più presto 😉
        il senso di abbandono è inevitabile anche se io ho il ricordo del costante desiderio, quando ero adolescente, che i miei si separassero, perché la vita a casa era impossibile dato che litigavano tutto il tempo. La stessa cosa sembra avvenuta con i miei figli, dopo lunghi anni di intollerabile vita “famigliare” è scesa finalmente la calma. E loro sembrano più contenti. Ma chi lo sa con esattezza? Cerco di comunicare con loro il più possibile, è la mia natura e non pesso esentarmici. Sono stata io la prima a verbalizzare con loro l'”ufficializazione” della separazione, cerco in continuazione di farli parlare, di sondare il terreno, di capire i loro reali bisogni. Per questo ho pensato: e se mettessi queste conversazioni su carta (vera o virtuale)? E se li facessi leggere? Come è successo con tuo figlio, forse qualcosa verrebbe assorbita un po’ più in profondità… eppoi, eppoi c’è quel senso di colpa che ovviamente è completamente irrazionale, ma con il nostro inconscio non si scede a patti… la paura di non essere all’altezza di soddisfare tutti i loro bisogni, essendo ancora così giovani. Verbalizzare queste paure di certo aiuterebbe, rapportarmi a loro con l’umiltà di un genitore che ammette di aver fatto degli errori ed è disposta ad accettare i loro, in futuro.
        Ma questa è una conversazione da fare di fronte ad una bottiglia di buon vino 😉

        Commento di Martina — 22 gennaio 2010 @ 19:38

  4. certe volte mi fa paura vedere cosa c’è nel nostro quotidiano….vedo servizi di gente che si fa di ogni sorta di droga nei modi più disparati e che poi fan fessi i genitori in vari modi e mi kiedo: “e se domani sarà mio figlio? Come farò ad evitare tutto questo? Se dopo aver dato tutto quello che io penso di poter dare questo non sarà abbastanza? Per scongiurare il peggio? Per non farmelo riportare a casa da una volante in un sacco nero, che dovrò fare? Pedinarlo?…O pregare?” Ho visto anche io il servizio di quella ragazzina…è SCONVOLGENTE…vendersi per avere…prostituirsi per avere un telefonino all’ultimo grido o una ricarica che altrimenti sarebbe stata negata dalla madre… io ho un maschietto ma mi sono anche detta …e se mio figlio abusasse di una situazione del genere? Se cercasse i favori di una ragazza così debole da vendersi pur di avere un simbolo che gli permetta di integrarsi nel “branco” delle ragazze “in”? Spero di crescere un ragazzo FORTE e determinato senza complessi di inferiorità da dover colmare con scorciatoie tristi e approffittando di altri…. ma se scoprissi una cosa del genere non saprei da che parte cominciare a RESETTARLO! Al diavolo il lavoro… il tempo a loro bisogna< dedicarlo senò ti trovi con dei problemi che non riesci più a gestire…e comprometti chi saranno e il loro futuro!

    Commento di Sonokoangel — 24 gennaio 2010 @ 01:39 | Rispondi

  5. Cara Sonoko, è proprio per questo che ritengo importante creare un punto di ascolto e di confronto. Essere genitori ed essere soli e la cosa più difficile che si possa vivere e purtroppo nelle difficoltà ci si trova soli sopratutto in questa società che non fa della solidarietà un valore primario.
    Quando si diventa genitori lo si è per sempre o almeno fino a che non si diventa vecchi ed egoisti (ma non succede mica a tutti 😉 ) si trema per i propri figli dal giornoche nascono in poi. Educare non è una scienza perfetta, ad ogni bambino si deve applicare un sistema diverso, molto spesso una mamma lo capisce e lo fa, non esistono ricette o libri che ne parlano e non tutti i figli nascono adatti ad una vita resposabile e autonoma. E’ normale preoccuparsi, ma non è giusto sobbarcarsi di tutte le responsabilità per le scelte dei figli, bisogna crescerli insistendo su alcuni punti che secondo me sono : l’autodeterminazione, la responsabilità di diventare migliori, il coraggio di difendere le proprie idee, la necessità di avere delle idee proprie, il rifiuto ad accettare regole e preconcetti solo perchè appartengono alla maggioranza, la necessità di essere liberi e di vivere in una società libera e giusta. Sono principi che non ho messo in fila per ordine di priorità, ma sono da tenere presente anche quando si stringe un bambino al seno ed è giusto dargli latte e amore responsabile e maturo. Prima o dopo il cordone ombelicale si taglierà definitivamente e un ragazzo saprà che deve andare, ma anche che può sempre tornare e dopratutto dove può tornare.
    Ma ne parleremo se hai voglia. Già una volta ho postato un tuo commento e se ne avrai voglia lo rifarò, puoi rilanciare e chiedere al web qualche conforto di idee. Auguri per il bambino e buona fortuna
    Ross

    Commento di rossaura — 24 gennaio 2010 @ 17:43 | Rispondi

  6. […] sono partigiano), scrive un bel post. Tra il serio e il faceto ma non è una eccezione. Le capita non raramente. Allora cosa ci faccio io qui se non una piccola osservazione. Ci veniamo tutti a divertirci, per […]

    Pingback di Cazzeggiando « E' solo un blog — 27 gennaio 2010 @ 05:43 | Rispondi

  7. […] ho tenuto malamente due blog, uno tenuto a più mani con presunti intenti “didattici” Lettere al Futuro e questo mio povero blogghino ho avuto modo di “conoscere” molte anime affini, che ho […]

    Pingback di Sono anime senza pelle, i blogger « L’Altra Metà del Cielo — 27 gennaio 2010 @ 22:08 | Rispondi


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