Lettere Al Futuro

19 novembre 2010

” Scarpette rosse ” da ricordare e mai dimenticare

Filed under: Senza categoria — adriano49 @ 22:36

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AUSCHWITZ II –

C’è un paio di scarpette rosse

 

C’è un paio di scarpette rosse

numero 24

quasi nuove

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

“Schulze Monaco”

c’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buchenwald

più in là c’è un mucchio di riccioli biondi

di ciocche nere e castane

a Buchenwald

servivano a far coperte per i soldati

non si sprecava nulla

e i bimbi li spogliavano e li radevano

prima di spingerli nelle camere a gas

c’è un paio di scarpette rosse

di scarpette rosse per la domenica

a Buchenwald

erano di un bimbo di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi?

Bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa che piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero 24

per l’eternità

perché i piedi dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse a Buchenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano suole

 Joyce Lussu

 

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7 commenti »

  1. Quanti piccoli e grandi oggetti lasciati a Buchenwold, per un immenso dolore.
    Grazie di averceli ricordati caro Adriano
    Un abbraccio
    Ross

    Commento di rossaura — 20 novembre 2010 @ 15:55 | Rispondi

  2. Avevo questa drammatica poesia nell’Antologia delle Superiori e non l’ho mai dimenticata perchè non si può dimenticare questo buco nero dell’Umanità…

    Commento di Adriano — 21 novembre 2010 @ 00:34 | Rispondi

  3. Abbiamo il dovere di ricordare e fare ricordare( anche se non riesco a trovare il nesso fra l’Umanità e Razzismo)

    Commento di annuska — 22 novembre 2010 @ 21:14 | Rispondi

  4. Toc toc, si può?

    Passeggiando di qua e di la per le vie del web, mi sono imbattuto fra le righe di questo interessante blog.

    Scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fu Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

    Al che mi chiedo: ti va di arricchire la mia scatola di latta con le tue idee e semplici storie?

    Spero di ricevere tue notizie e che la vita ti sia gaia.

    Commento di Josè Pascal — 26 gennaio 2011 @ 18:12 | Rispondi

    • Caro giovane Josè Pascal,ti ringrazio per le tue belle parole e per l’entusiasmo dimostrato verso nuovi orizzonti senza dimenticare il passato … ; per la richiesta invece, di arrichire la tua …scatola di latta devo con rammarico,per molteplici fattori,rispondere negativamente anche se l’offerta è piacevole,ma devi capire e forse noterai che il mio impegno sul web e su questo blog è diventato raro ;se, un domani avrò più tempo da dedicare e anche più voglia di partecipazione sarai da me interpellato. Ringraziandoti ancora ti auguro tante cose belle inviandoti i miei più sinceri saluti. Adriano S.

      Commento di adriano49 — 30 gennaio 2011 @ 22:45 | Rispondi

  5. Grazie a te per aver risposto.
    ti auguro una buona settimana

    Commento di Josè Pascal — 31 gennaio 2011 @ 09:53 | Rispondi

  6. Ho 32 anni, mi hanno fatto leggere per la prima volta questa “poesia” quando andavo alle scuole elementari…
    Sarò andata in quarta o forse in quinta elementare credo…
    Ne rimasi letteralmente sconvolta e da allora il ricordo di quelle scarpette rosse non mi ha mai più lasciata..
    Non riuscivo a fare altro se non piangere…
    Ero anche io una bimba…
    Io che fino a quel momento piangevo per uno schiaffo o per una sculacciata, mi ritrovavo a sapere che bimbi come me e molto più piccoli di me erano stati BRUCIATI VIVI…
    Perchè poi? Solo perchè EBREI…
    Ma che significava?
    E se fossi stata anche io ebrea…e se invece di nascere nell’81 fossi nata nel 41..sarei stata anche io bruciata viva come uno di quei bambini di 3 anni…forse tre anni e mezzo?
    Anche se piccola non riuscivo che a non pensarci…
    Poveri bimbi mi dicevo…
    Vedersi legati sulle lettighe dei forni col fuoco acceso..
    Bruciare a poco a poco e non poter far nulla se non strillare…
    e strillare e strillare…e strillare fino alla morte
    Io non riuscivo a capire il perchè di tutta quella cattiveria e di tutto quel dolore e di tutto quel male ma quei bimbi che lo vivevano sulla loro pelle che potevano capire? Non erano anche loro bimbi come me?
    Da allora anche se sono passati più di 20 anni non c’è giorno che non rivolga loro un pensiero d’affetto sentendomi quasi in colpa di non poter fare null’altro se non tenere vivo il loro ricordo sempre e per sempre nel mio cuore

    Commento di emilia carotenuto — 25 marzo 2013 @ 01:09 | Rispondi


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