Lettere Al Futuro

28 maggio 2015

Ti ricordo come eri…

Filed under: Canzoni,lettera,Poesie — annuska62 @ 00:30

Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno.

Eri il berretto grigio e il cuore in calma.

Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.

E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima

…..(P. Neruda)
Vorrei poterti sentire ancora ….
Play it again S.

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29 maggio 2012

Quel ragazzo con la chitarra.

Filed under: Canzoni,lettera — annuska62 @ 23:50

Quando ti ho conosciuto ero una ragazzina e come tale mi “innamorai”. Eri un uomo divertente, ironico, critico, certo non bello, ma grazie alla tua dialettica ed a quella chitarra che ti portavi sempre appresso sapevi conquistare il mondo (soprattutto quello femminile). Ho conosciuto molte tue compagne, ti ho visto iniziare storie importanti per poi vederti sprofondare nel  lavoro.

Sapevo che la tua vita era il sindacato e la politica l’unica vera compagna di vita, ma questo era il tuo ” fascino” e questo il  limite per chi non ti capiva. Ci siamo persi per un pò di tempo, e poi ritrovati sulla strada. Abbiamo riso di quelle serate trascorse tra amici, abbiamo riso a crepapelle per il più sfigato dei Capodanno trascorso assieme, abbiamo parlato delle nostre nuove vite, abbiamo parlato di nuovi sogni da inseguire e di un nuovo modo di far politica. Ho percepito nelle tue parole una solitudine profonda, forse dettata da vecchie sconfitte e delusioni, ma i tuoi occhi mi dicevano che avevi ancora la forza di lottare. Pensavo di aver ancora molto tempo per confrontarmi con te, di avere altre occasioni per ridere e per crescere grazie a te. Ora so che l’ultimo abbraccio scherzoso che ci siamo dati sarà l’ultimo e la sensazione di essere stata “tradita” per sempre non mi lascerà facilmente.

Ciao Sandro

15 aprile 2011

Innamorato della Palestina

Filed under: adulti,comunicazione,DemocraziaAlFuturo,giovani,lettera,politica — annuska62 @ 09:02

Innamorato dalla Palestina

I tuoi occhi sono una spina nel cuore
lacerano, ma li adoro.

Li proteggo dal vento
e li conficco nella notte e nel dolore
cosi la sua ferita illumina le stelle,
trasforma il presente in futuro
più caro della mia anima.

Dimentico qualche tempo dopo
quando i nostri occhi si incontrano
che una volta eravamo
insieme, dietro il cancello.

Le tue parole erano una canzone
che io tentavo di cantare ancora,
ma la tribolazione si era posata
sulle fiorenti labbra.

Le tue parole come la rondine
volarono via da casa mia
volarono anche la nostra porta
e la soglia autunnale
inseguendo te,
dove si dirigono le passioni ….
I nostri specchi si sono infranti
la tristezza ha compiuto 2000 anni,
abbiamo raccolto le schegge del suono
e abbiamo imparato a piangere la patria.

La pianteremo insieme,
nel petto di una chitarra;
la suoneremo sui tetti della diaspora
alla luna sfigurata ed ai sassi.

Ma ho dimenticato,
oh tu dalla voce sconosciuta !
Ho dimenticato,
è stata la tua partenza
ad arrugginire la chitarra,
o è stato il mio silenzio ?

Ti ho vista ieri al porto
viaggiatore senza provviste … senza famiglia.
Sono corso da te come un orfano
chiedendo alla saggezza degli antenati:
perché trascinare il giardino verde
in prigione, in esilio, verso il porto
se rimane, malgrado il viaggio,
l’odore del sale e dello struggimento,
sempre verde?

Ho scritto sulla mia agenda:
amo l’arancio e odio il porto,
ho aggiunto sulla mia agenda:
al porto mi fermai
la vita aveva occhi d’inverno,
avevamo le bucce dell’arancio
e dietro di me la sabbia era infinita!

Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolce del miele
scriverò “sei palestinese e lo rimarrai”

Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.

Palestinese vivi, palestinese morirai.

MAHMUD DARWISH

Caro Vik, queste sono le parole che ti ho dedicato per il  tuo compleanno, e con queste parole voglio salutarti e ringraziarti  per tutto quello che hai fatto

Un uomo di pace non si può ne’ assassinare, ne’ annientare perchè è così grande la forza del suo pensiero, che schiaccerà per sempre i suoi assassini 

                                                   RESTIAMO UMANI!

13 aprile 2011

L’insostenibile crudeltà della vita

Filed under: lettera — annuska62 @ 00:44

Erik Orsenna

“Il cielo

 ci aveva sopraffatti con la sua tempesta.

 E al cielo spettava

porre riparo

permettendoci di volare”

Quando ho saputo della tua morte ho solo aggiunto: “Questa volta ci sei riuscito!”

Credo di aver sempre saputo che quella telefonata sarebbe arrivata, che quello sarebbe stato l’epilogo della tua esistenza, quindi non sono rimasta sorpresa, ma solo annichilita dal dolore.

Per un momento mi sono fermata a pensare quali parole non dette, quali azioni avrebbero potuto persuaderti a non farlo, ma la convinzione che ogni persona deve essere libera di vivere e morire come desidera, mi ha fatto desistere da una inutile sequenza di monologhi.

Il silenzio calato  fra noi amici, ci lascia ancorati ad una solitudine infinita. Nessuno ha pù parole, nessuno le vuole usare, (non ti sono servite, ora non ci serviranno)

Quale oscuro male è stato per te la vita, non hai saputo proteggerti, non hai saputo combatterla, ti ha travolto e tu l’hai lasciata fare. Avrei potuto darti le mie armi, avrei potuto darti la mia corrazza, ma non avresti saputo che fartene, non volevi essere un guerriero, volevi solo una esistenza più semplice, senza compromessi, forse senza conti da pagare.

Questo non lo dico per criticare, e neppure per giudicare, ma solamente  per accettare !

Il mio è un saluto nato dal silenzio, in contrapposizione all’urlo assordante della tua morte, è un saluto che non so narrare, ma che ho ritrovato in alcuni monologhi-canzoni nell’ultimo libro di Benni :

“E io di voi scordarmi non posso

Dentro un tramonto feroce e rosso

Dentro un cielo di sangue e vino

Ascoltate come sembra il primo

L’ultimo accordo che io imparai

Io non voglio, non voglio morire

E a morire non riuscirò mai”

27 gennaio 2010

Viaggio dentro – Lettera al Futuro

Cara mamma e caro papà
So che qui mi leggerete. Ognuno per conto proprio. Ognuno a modo proprio. Per ritrovarmi in questo spazio incerto e ignoto che è la rete. Spero solo che non lo farete con occhi che sono solo occhi. E’ allora non posso che tranquillizzarvi. Certo qui è Africa. Qui è l’altro mondo.
Come saprete vi scrivo da questo “slum” della periferia di Nairobi, nella zona di Kasarani, a pochi chilometri a est di Kariobangi. Una città di 180.000 abitanti che non è nemmeno una città. Solo una banlieue; poco più. Il nome kikuyu “Korogocho” significa “confusione”. E quella “confusione” regna sovrana. Nemmeno qui, tra le baracche e la miseria, si è tutti uguali. Farete fatica a capire ma qui è ricco chi ha le scarpe; chi riesce a rubare un boccone di pane.
Vi scrivo affacciato ad una finestra con vista sulla vita e sulla sofferenza; sul volto più duro e avaro del dolore. Una finestra che non ha vetri che trattengano e così entrano tutti i rumori della strada e della disperazione. Non da una finestra normale. Da questa miseria inaudita che non lascia respiro. Per questi uomini che vivono ogni attimo della morte; nati solo per morire, come se fosse un semplice appuntamento. Padre Antonio è vicino a me. Niente mi ha mai insegnato altrettanto. E non ci sono parole bastanti.
Niente è come sembra e nulla pare vero. Di sangue e rabbia mi sento pervaso, ma non di sconfitta. Tra le tante lingue che si affollano i giovani bantu mi narrano lo swahili con le mani e gli occhi. E noi, per alcuni di loro, siamo l’unica speranza. Occhi immensi che hanno il pudore di dire grazie, occhi ancora orgogliosi, occhi che sanno inventarsi sorrisi meravigliosi. Siamo tutto e la loro patria e la loro casa e il loro riscatto. Non ho mai avuto tanto in cambio di così niente perché tutto non mi sembra abbastanza. E mi sento vigliacco e colpevole delle mie fortune. E mi sento immensamente grato del loro più piccolo gesto, anche del solo allungarmi una mano. Amo infinitamente questi piccoli guerrieri tristi. La collana di conchiglie che uno di loro mi ha regalato come fosse la cosa più preziosa. Il morso di pane che un altro ha spezzato; con le mani sporche.
Questo popolo non popolo che vive rifiutato nei rifiuti e tra i rifiuti. Se questa pare letteratura mi scuso; è solo vita. Vita che scorre e che noi non crediamo più. Il volto più duro della vita, dove persino la pietà è un bene troppo di lusso. Bisogna venire qui per conoscere la miseria. Dire non hanno niente qui vuol dire che non hanno proprio niente. Come faccio a spiegarvi? Non mi avete mai fatto mancare nulla. Io posso tornare; ho già in tasca il biglietto. Loro invece non possono che aspettare. Eppure qualcosa mi mancava. Forse proprio questi esseri umani d’ebano che sono stati guerrieri e sono solo ombre. Cercavo di capire. Cercavo non un uomo ma cosa, e quell’uomo l’ho cercato; in questi luoghi.
Cara mamma, non essere in apprensione per me. La notte ha i rumori della notte. Ti viene da stare sveglio ad ascoltarli. E’ come se tutto il mondo parlasse qui. E tutto ha un suo fascino, anche se lancinante. Sono loro stessi a proteggermi, da loro; da tutto. E’ qui che, davanti a tanto strazio, solo e nudo, mi sono sentito vivo come non sono mai stato tanto vivo, né altrettanto in compagnia. Io, così protetto, non sono mai stato abbastanza io. Spero riuscirete a capire.
Vostro figlio

lettera scritta e messaci gentilmente a disposizione da Mario Dal Gesso di “E’ solo un blog”

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