Lettere Al Futuro

10 gennaio 2016

Nel futuro c’è speranza

Filed under: PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 01:17
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futuro

Marisa oggi ha scritto che provava un po’ di nostalgia per questo vecchio blog che ne ha visto di storie, ma appartenevano ad un tempo lontano, quando il futuro era speranza.

Sara invece la speranza l’ha perduta e non crede più che si possa riportare in vita un blog morto e sepolto da anni di disillusioni.

Io allora ci credevo, lottavo con le parole, lottavo con le convinzioni, faticavo ancora per trovare la mia strada, troppo vecchia ma mai doma. Oggi sono stanca. Guardo il sorriso di quei bambini, ragazzi, donne e uomini che hanno lasciato il nido e che vagolano nel mondo. Sono loro la nostra speranza, sono loro il futuro. Ma io rimango indietro, fatico a capire, sono incapace di intrecciare le fila della realtà che mi circonda.

Gianluca, uno dei miei ragazzi “adottati” nei miei percorsi, il musicista, il poeta, mi ha dedicato il suo ultimo libro scrivendo: “Alla madre che tutti sognano, ad una persona unica e cara, ad una madre, donna magnifica”. Non pensò di meritarmi tanta considerazione. Ho dato poco, e quel poco è solo amore.

Di mio figlio, vivo di più le sue lunghe assenze, le vivo con un senso di calma e di inevitabilità, quanto torna per qualche giorno provo ansia di non potergli dire tutto quello che vorrei, tutto ciò che dovrei e mi sento frustrata è inadeguata. Credo che lui lo capisca, credo di non riuscire a nascondere il mio vivere in apnea quando l’ho vicino e so che deve ripartire. Anche questo è il mio modo di amare, un modo strano e perverso, che non mi consente di esprimerlo, e vorrei potermi scusare, ma non trovo le parole.

Cecilia è la mia figlia adottiva giornalista, anche lei raccolta per via, quando parliamo assieme nel suo viso mi rifletto come in uno specchio. Mi ricorda le mie glorie e tutti i miei errori, le mie fatiche e la voglia di emergere dalla mediocrità e dalla noia. La ricerca della libertà  con la necessità di condividerla con gli altri. Poi ho imparato che per essere liberi bisogna imparare ad essere soli. Lei ancora non lo sa e spero che non lo sappia mai.

Ho altri figli, che ad onor del vero, non sono miei in senso stretto, li amo solo come tali. In questo momento storico così complesso e di difficile comprensione, la speranza è l’unica cosa che io devo a loro. La mia generazione è costretta a non abbandonare la scena, a non mollare la presa, siamo responsabili dei sogni delusi, siamo quelli che sapevano che c’era un sentiero, ma l’abbiamo perduto, si è trasformato in un deserto di sabbia ed il vento tumultuoso ci ha accecato e ha cancellato ogni traccia.

I miei ragazzi non hanno troppo futuro, hanno pochi sogni, poche speranze, si arrabattano per restare a galla, eppure sono belli, hanno sguardi puliti, l’aria saggia di chi ha già visto troppo, ma ancora cieli azzurri da vedere, aria leggera da respirare. Io ho poco da offrire: qualche carezza, qualche sorriso, un abbraccio pronto assieme ad un amore profondo e senza vincoli. Sogno di poterli ancora difendere dagli incubi e dall’amarezza. Sogno di poter cambiare per loro ancora questo mondo e di riconsegnare loro la speranza nel futuro.

Io so bene che non ho questa possibilità, non ho più storia davanti eppure so che molti di loro sanno che se girano lo sguardo mi possono vedere, sanno che hanno qualcuno su cui contare e fare affidamento, sanno che io non tradisco, che ci sono e sono con loro fino all’ultimo respiro. Sanno quello che io non ho mai avuto la possibilità di sapere: che l’amore rimane sempre, anche oltre la vita.

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4 dicembre 2011

Venezia e la Palestina

Filed under: comunicazione,DemocraziaAlFuturo,politica,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 22:38

A Venezia dal 2/12/2011  sarà presentata la mostra Disorder Post Traumatic Stress i bambini disegnano il conflitto

organizzata dal gruppo RESTIAMO UMANI CON VIK

Sarà un’ occasione per non dire   “IO NON C’ERO, IO NON SAPEVO” (Egidia Beretta Arrigoni)

28 novembre 2011

29/11/2011 Giornata Internazionale di solidarietà con la Palestina

Filed under: comunicazione,DemocraziaAlFuturo,politica,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 16:51

Una nuova iniziativa del gruppo Restiamo Umani con Vik e Ca’ Tron Città Aperta

VENEZIA

         TRIBUTO A VITTORIO ARRIGONI

22 novembre 2011

GIORNATA ONU PER I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE

Filed under: DemocraziaAlFuturo,politica,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 14:02

Sabato 26 novembre 2011 a BULCIAGO (LECCO) –  Programma                        

GIORNATA ONU PER I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE

Campagna ponti e non muri Pax Christi Italia – Associazione per la Pace

ASSETATI DI GIUSTIZIA

acqua e vite rubate da Gaza alla Valle   del Giordano

ricordando Vittorio Arrigoni

sabato 26 novembre – Bulciago (Lecco)

PROGRAMMA

Mattino

ore 9.30 accoglienza. Saluti e presentazione della giornata.

ore 10.00 – 13.00

L’acqua rubata nella Valle del Giordano

Tra colonizzazione, furto della terra e dell’acqua: cos’è oggi la splendida Valle del Giordano?

LUISA MORGANTINI già vicepresidente Parlamento europeo

Testimonianze

ñ Una carovana contro il muro dell’acqua CINZIA THOMAREIZIS Comitato italiano Contratto mondiale sull’acqua

ñ Boicottare per r-esistere STEPHANY WESTBROOK attivista BDS

ñ Espropriazione e sfruttamento. Rapporto B’TSELEM Gruppo GIOVANI JABBOK

Dibattito

ore 13.00- 14.30 Pranzo presso l’oratorio di Bulciago

Pomeriggio

ore 14.30 – 17.30

Acqua dolce e acqua salata a Gaza.

Vivere e sopravvivere sotto embargo

La solidarietà viene dal mare: i pescatori di Gaza e la Freedom Flotilla

MARIA ELENA DELIA coordinamento italiano Freedom Flotilla

Testimonianze

ñ Vittorio, uomo di terra e di mare. Di Gaza EGIDIA BERETTA ARRIGONI

ñ Una Striscia contaminata dalla terra all’acqua GIUDITTA BRATTINI Gazzella Onlus

ñ La controinformazione di Vittorio. Quando l’occupazione punta al silenzio MARCO BESANA

ñ Parole in dramma. L’orrore quotidiano nella denuncia di Vittorio. Con la voce degli AMICI DI VIK

Dibattito

Conclusioni previste per le 17.30

INFORMAZIONI: assetatidigiustizia@gmail.com AGGIORNAMENTI:   www.paxchristi.it

DOVE A BULCIAGO-LECCO, scuola elementare don Lorenzo Milani, via Roma 1.

COME ISCRIVERSI Inviare i dati personali a

assetatidigiustizia@gmail.com

ALL’ACCOGLIENZA verranno chiesti 5 euro per contributo organizzativo e per la CARTELLINA

IL PRANZO E’ possibile prenotare entro il 20 novembre via mail il VASSOIO-PASTO CALDO che si pagherà all’accoglienza (8 Euro) e che verrà servito nei locali dell’Oratorio. Qui è possibile anche consumare il proprio PRANZO AL SACCO.

COME ARRIVARE. Bulciago è facilmente raggiungibile sia in auto che in treno (Milano centrale – Lecco – stazione di Cassago-Nibionno-Bulciago). La sede del Convegno è a 10 minuti dalla stazione.

EVENTUALE PERNOTTO. E’ possibile contattare direttamente: www.lavillaciardi.com oppure www.hotelarrigoni.it

5 luglio 2011

La notte della rete – Diretta streaming


Online video chat by Ustream

27 gennaio 2011

Per non dimenticare e non giustificare l’olocausto

Filed under: DemocraziaAlFuturo,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 23:23

L’olocausto degli ebrei:

Se anche a una sola generazione mancasse il suo Giusto

“la sofferenza degli uomini avvelenerebbe persino l’anima dei neonati e l’umanità soffocherebbe in un grido”

“Talora è vero, il cuore vorrebbe scoppiare di dolore. Ma spesso anche, e specie di sera, non posso fare a meno di pensare che Erny Levy, morto sei milioni di volte sia ancora vivo, in qualche posto….”  Schwarz-Bart

Proprio perchè non  sappiamo dimenticare, 

proprio perchè non accettiamo il negazionismo,

proprio perchè non accettiamo il razzismo

noi non possiamo dimenticare e tollerare un nuovo olocausto!

 

L’olocausto  dei palestinesi

O rosa al di la’ del tocco del tempo
e dei sensi!
O bacio avvolto nei veli di tutti i venti:
Sorprendetemi con un sogno:
Che la mia follia indietreggi da voi.
Indietreggiando da voi per potervi
avvicinare, ho scoperto il tempo.
Avvicinandomi a voi per potervi
allontanare, ho scoperto i miei sensi.
Tra l’avvicinamento e l’allontanamento
Vi e’ un sasso della grandezza di un sogno.
Esso non si avvicina,
esso non si allontana.
Tu sei il mio paese ed io non sono un sasso.
Per questo non amo affrontare il cielo,
Ne’ moriro’ per livellarmi al terreno,
ma sono uno straniero,
sempre uno straniero” – Mahmud Darwish,
Salmo 9.

9 ottobre 2010

Io ci credo ancora, la nostra ribellione è ….. MANIFESTAZIONE!

by Biri

 

 Possiamo ancora credere ai cambiamenti?????

Io penso proprio di sì!

Proprio ieri si è svolto, in tutte le città d’Italia, uno sciopero studentesco dove, solo in Veneto, hanno manifestato oltre 40.000 studenti, che scendendo in piazza, hanno protestato contro i tagli alla scuola e alle terribili conseguenze createsi. La decisione sulla mia presenza o meno a questa manifestazione è stata presa assieme a delle amiche. Discutendone, è venuto fuori che a nessuno importerà nulla se noi facciamo sciopero, poichè nulla cambierà mai. A questa loro affermazione non ho potuto che obbiettare dicendo: “Perchè proprio noi, che siamo il futuro di questo mondo, come d’altra parte dicono sempre tutti, dovremmo sottostare a un governo e a delle leggi ingiuste che a poco a poco ci tolgono il diritto allo studio? Solo continuando a lottare per i nostri diritti potremo vincere le nostre battaglie!  ”

La nostra decisione allora è stata unisona: presenza, costanza e ribellione. 

Ci siamo presentate puntuali alla manifestazione e aggregandoci alla nostra scuola, abbiamo cominciato a manifestare.

Devo dire che lottare, per risolvere le nostre problematiche, non solo ti fa sentire forte, ma anche libera: la tua voce, aggiunta a tutte le altre, ti rimbomba dentro e la convinzione di essere nel giusto cresce. La soddisfazione nel vedere che oltre a te, tanti sono gli studenti che protestano, mi fa pensare che il cambiamento ci potra’ essere. Immagino, che grazie  a noi, a quelli che poco prima, molti definivano “scarti” della socetà,

il mondo possa diventare migliore.

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

18 marzo 2010

Lettera ad una figlia che aspetta un bambino

“Sei tanto giovane. Sei troppo giovane!” Queste sono state le stupide parole che ho pronunciato quando con aria casuale mi hai detto: “Mamma volevo dirti che aspetto un bambino.” All’inizio mi è mancato il fiato e poi sono uscita con quella stupida frase che per te non ha alcun senso. Ci ho messo una vita a creare quel rapporto speciale che mi ha reso tua amica, anche se non proprio confidente. Ora mi gioco tutto in due secondi. Mi sento spaventata e scema. E’ sempre stato così. Ti ho seguita nei tuoi primi passi con un’apprensione immotivata. Tu nel mondo ci sapevi andare, tu non tremavi a vivere quanto tremavo io nel vedertelo fare. Ma sei così piccola, amore mio. Non bastano i tuoi venti anni a fare di te una donna.  Ti guardo e vedo  il tuo corpo da bambina, i tuoi sottili capelli che imbiondiscono al sole, la mascherina di lentiggini che sottolineano quel tuo sguardo luminoso color verde mare. Guardo l’espressione imbronciata della tua bocca infantile e le tue gote arrossate dall’emozione del momento. Ecco il segno che avevi solo una calma forzata e che non eri così serena come mi avevi dato a vedere. Piccola mia. Cuore mio. Vedo il tuo corpo oggi così puro, così pulito…ma domani tutto cambierà, domani sarà tutto diverso. Come faccio a dirti che un bambino cambierà la tua vita da sogno in realtà? Avrai la forza di affrontare il mare in burrasca? Perché lo sai che la vita promette sempre burrasca vero? Vorrei dirti: “Ripensaci piccola”. Ma dico solo: “Papà lo sa?” Tu mi guardi con quell’aria di superiorità che prendi sempre  quando mi vuoi far capire  che sono un po’ tarda di comprendonio. Certo che tuo padre già lo sa e che è gia tuo alleato. E’ sempre stato così da quando sei venuta al mondo. Sei nata e lui era già tuo. No, non temere. La mia non è gelosia, ho sempre amato chi ti ama e non importa se ti ama più di quanto ama me. Anche questo è essere madre. Lo imparerai anche tu. “Sei felice?” Tu chini la testa e arrossendo mi rispondi di sì. Allora ti prendo tra le braccia commossa. Sei la mia bambina, la mia donnina. Ti accarezzo i capelli che odorano di pulito. Sento nell’aria un odore famigliare, come di borotalco… mi riporta indietro nel tempo… Anch’io ero felice quando aspettavo te e quando sei nata ho passato tante notti insonni a vegliare i tuoi piccoli malanni di bambina. Ricordo il periodo che stavamo in ospedale ed io e papà temevamo per la tua vita… ma è acqua passata. Ora sei qui e anche noi ci siamo pronti a tutto per te, come sempre. Mi guardi e i tuoi occhi sono due stelle e dici: “Anche Manuel è felice!” Strano, mi ero dimenticata di lui. Anche il tuo ragazzo è tanto giovane, forse anche più di te. Che dire? “Senti, non preoccuparti di niente. Noi vi aiuteremo se ne avrete bisogno.” E Dio solo sa se ne avrete bisogno. Ad un certo punto ti allontani da me. Ti guardo stupita. Tu mi guardi un poco interdetta con quell’aria scocciata, che ti viene quando ti succede un inconveniente che già avevi previsto. Corri agile verso il bagno a vomitare. Inutile dire che la festa è cominciata. Come si fa presto a cambiare la vita quanto c’è un bambino in arrivo.

15 febbraio 2010

INCONTRO

Filed under: buone intenzione,Canzoni,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 01:35

Quando mi avvicinai, mi accorsi che non era molto cambiata.

 I lunghi capelli rossi si agitavano nel vento della notte, mentre guardava sognante la città passarle accanto.

Mi sembrò normale avvicinarmi velocemente e baciarla sulla guancia: “Ciao, è una vita che non ci vediamo, come stai?”

Lei mi guardò imbarazzata. Lo sapevo, nonostante la nostra storia fosse finita da tempo, provai un po’ di gioia nel vederla arrossire e fissarmi a lungo silenziosa

Avrei voluto stringerla a me, avrei voluto sprofondare nella sua lunga chioma come avevo fatto tante volte,  ma avevo paura di perdere per sempre questo incontro.

Le raccontai la mia vita degli ultimi anni,  mentre lei incuriosita ricercava inutili dettagli.

Mi avvicinai sempre di più, sentivo il suo alito caldo ed il suo profumo sul mio viso.

Quanto tempo senza di lei, senza la sua ironia, senza i suoi sorrisi ammiccanti, senza il suo sguardo incuriosito.

Senza pensarci le afferrai la mano e cominciai a riscaldarla.

Quel contatto la fece sussultare e la vidi arrossire, mentre continuavo a parlare per non farla sentire  in imbarazzo.

Era impressionante, come tutto fosse rimasto immutato nel tempo.

Ero sempre più eccitato per quella attrazione che provavamo entrambi.

La città scorreva sotto di noi,  il momento di separarci era sempre più vicino, ma io potevo fermare il tempo.

La sua testa reclinata all’indietro, i suoi occhi ormai due verdi fessure, il  mio corpo ormai incollato alla sua figura,  le aveva tolto ogni visuale.

Il suo mondo ero io, tutto attorno a noi era scomparso. La fissai negli occhi, il suo lungo collo reclinato e la voglia di baciarla si impossessò di me.

Lei con un sorriso smaliziato e divertito, si scostò elegantemente da me, si liberò dalla mia stretta e con fare imbarazzato mi disse :”Scusa, ma sai con l’età non ci vedo molto bene e se mi stai troppo vicino non riesco riconoscerti!”

Rimasi  impietrito, l’incanto era rotto.

Arrivò a destinazione,  mi salutò velocemente chiedendomi  il nome. Non risposi.

La verità mi  sembrò inaccettabile, non mi aveva riconosciuto.

La guardai scendere leggera pronta ad essere inghiottita dalla notte.

Il mio orgoglio di maschio era stato stritolato dalla sua presbiopia.

La odiai, o se la odiai.

Lei  allora si girò di scatto,  mi sorrise scherzosa, lanciandomi  un lunghissimo bacio.

Solo allora capii , da quel suo sorriso malizioso, che lei sapeva chi fossi e che l’aveva sempre saputo.

27 gennaio 2010

Viaggio dentro – Lettera al Futuro

Cara mamma e caro papà
So che qui mi leggerete. Ognuno per conto proprio. Ognuno a modo proprio. Per ritrovarmi in questo spazio incerto e ignoto che è la rete. Spero solo che non lo farete con occhi che sono solo occhi. E’ allora non posso che tranquillizzarvi. Certo qui è Africa. Qui è l’altro mondo.
Come saprete vi scrivo da questo “slum” della periferia di Nairobi, nella zona di Kasarani, a pochi chilometri a est di Kariobangi. Una città di 180.000 abitanti che non è nemmeno una città. Solo una banlieue; poco più. Il nome kikuyu “Korogocho” significa “confusione”. E quella “confusione” regna sovrana. Nemmeno qui, tra le baracche e la miseria, si è tutti uguali. Farete fatica a capire ma qui è ricco chi ha le scarpe; chi riesce a rubare un boccone di pane.
Vi scrivo affacciato ad una finestra con vista sulla vita e sulla sofferenza; sul volto più duro e avaro del dolore. Una finestra che non ha vetri che trattengano e così entrano tutti i rumori della strada e della disperazione. Non da una finestra normale. Da questa miseria inaudita che non lascia respiro. Per questi uomini che vivono ogni attimo della morte; nati solo per morire, come se fosse un semplice appuntamento. Padre Antonio è vicino a me. Niente mi ha mai insegnato altrettanto. E non ci sono parole bastanti.
Niente è come sembra e nulla pare vero. Di sangue e rabbia mi sento pervaso, ma non di sconfitta. Tra le tante lingue che si affollano i giovani bantu mi narrano lo swahili con le mani e gli occhi. E noi, per alcuni di loro, siamo l’unica speranza. Occhi immensi che hanno il pudore di dire grazie, occhi ancora orgogliosi, occhi che sanno inventarsi sorrisi meravigliosi. Siamo tutto e la loro patria e la loro casa e il loro riscatto. Non ho mai avuto tanto in cambio di così niente perché tutto non mi sembra abbastanza. E mi sento vigliacco e colpevole delle mie fortune. E mi sento immensamente grato del loro più piccolo gesto, anche del solo allungarmi una mano. Amo infinitamente questi piccoli guerrieri tristi. La collana di conchiglie che uno di loro mi ha regalato come fosse la cosa più preziosa. Il morso di pane che un altro ha spezzato; con le mani sporche.
Questo popolo non popolo che vive rifiutato nei rifiuti e tra i rifiuti. Se questa pare letteratura mi scuso; è solo vita. Vita che scorre e che noi non crediamo più. Il volto più duro della vita, dove persino la pietà è un bene troppo di lusso. Bisogna venire qui per conoscere la miseria. Dire non hanno niente qui vuol dire che non hanno proprio niente. Come faccio a spiegarvi? Non mi avete mai fatto mancare nulla. Io posso tornare; ho già in tasca il biglietto. Loro invece non possono che aspettare. Eppure qualcosa mi mancava. Forse proprio questi esseri umani d’ebano che sono stati guerrieri e sono solo ombre. Cercavo di capire. Cercavo non un uomo ma cosa, e quell’uomo l’ho cercato; in questi luoghi.
Cara mamma, non essere in apprensione per me. La notte ha i rumori della notte. Ti viene da stare sveglio ad ascoltarli. E’ come se tutto il mondo parlasse qui. E tutto ha un suo fascino, anche se lancinante. Sono loro stessi a proteggermi, da loro; da tutto. E’ qui che, davanti a tanto strazio, solo e nudo, mi sono sentito vivo come non sono mai stato tanto vivo, né altrettanto in compagnia. Io, così protetto, non sono mai stato abbastanza io. Spero riuscirete a capire.
Vostro figlio

lettera scritta e messaci gentilmente a disposizione da Mario Dal Gesso di “E’ solo un blog”

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