Lettere Al Futuro

21 gennaio 2010

Non si scrivono più lettere ai figli

E’ da un po’ di tempo che questo blog langue. Sinceramente me ne dispiace molto anche se ad un certo punto della sua vita di questo blog, io stessa, che credevo nella sua utilità, l’ho tradito. Mi sono fatta un altro blog. Un luogo dove ero libera di “cazzeggiare” e di farmi “seghe mentali”, passatemi i termini un po’ gogliardici, ma li trovo giustificati perchè attinenti all’argomento. Non con questo intendo dire che fosse sbagliato o che ci fosse un intento criminale nell’avere un altro blog, solo che i risultati sono stati una magra soddisfazione personale che non era condivisibile.
Avere un altro blog tutto mio mi ha portato distante da questo tema che comunque e reiteratamente sento importante: la comunicazione con i figli, ma non solo, con essi anche la comunicazione col mondo giovanile e con chi ne viene continuamente a contatto.
Lettere al Futuro è nato come punto di incontro tra persone diverse che avevano voglia di confrontarsi sul tema educativo e percettivo giovanile, ma sicuramente l’ambizione era più ampia ed era insita proprio negli strumenti scelti: un blog e la lettera. Il blog è lo strumento più libero, giovane e immediato per raggiungere i destinatari del messaggio, ossia il “messaggero alato” di antica tradizione. La lettera il sistema più classico, diretto e personale di comunicazione.
La nostra ambizione arrivava a tale livello da farci pensare che a questi messaggi ci sarebbero potute essere delle risposte, degli “avvisi di ricevimento” e se non proprio così almeno un minimo di scambio di opinioni.
In effetti qualcosa si è mosso, ma la formula si era trasformata in “scambio di opinioni tra autori”. Una forma di dialogo piuttosto chiusa e dai risultati dubbi. Mi prendo la mia parte di colpe. Gli argomenti erano sfiziosi (tipo: l’aborto, la fede, l’eugenetica, ecc.) per aprire uno strenuo dibattito anche se poi, alla fine, è diventato uno scontro fra due fazioni che ad onor del vero, mai e poi mai hanno saputo dialogare. Per ovvie ragioni non desidero rinfocolare, per esacerbare gli animi, gli argomenti già trattati, discussioni avvenute tra adulti, pur se permeati di buone intenzioni, ma di poco costrutto. Oggi prendendomi la mia responsabilità sulla virata del temi trattati, continuo nel convincimento che in questo tempo e in queste condizioni la necessità di comunicare con i nostri figli e i giovani in particolare sia di vitale importanza. Non voglio fare del moralismo e non intendo autoeleggermi quale rappresentante di una categoria superiore che elargisce insegnamenti nei confronti di un’altra categoria inferiore e non qualificata ad insegnare molto a sua volta. Rifiuto questo pregiudizio perchè sarebbe una posizione assurda e fuori luogo. Se i nostri figli sono il nostro futuro e i giovani sono gli uomini di domani, vorrei capire chi deve imparare cosa e cosa deve essere insegnato o imparato.
Io credo, nella mia illusa passione, che ci sia molta strada da fare per poter ricominciare a scrivere “lettere” ai nostri figli, lettere che possano venire lette, discusse e conservate. Lettere che possano avere un minimo di risposta. Comunicazione che ci rendano migliori in un mondo che migliore non è. Un mondo reale che è quello che è e che dobbiamo prima leggere, analizzare, valutare e poi se possibile accettare.
Inutile dire che ho come sempre bisogno di aiuto. L’aiuto di chi come me crede nell’impegno e nella condivisione che assieme a una buona dose di capacità empatica e di fortuna, può arrivare a raggiungere lo scopo.
Con tutta la mia buona volontà
Ross

P.S. Avevo buttato giù queste idee poco prima di assistere in TV al video con il dialogo di una ragazzina di 17 anni, studentessa liceale, che con termini appropriati e tono disinvolto offriva al suo “possibile utente” l’uso del suo corpo in cambio di ricariche telefoniche, regalini e magari qualche mancia finalizzata all’acquisto di un IPhone.

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25 novembre 2009

Crisi mondiale e classe dirigente

Filed under: PuntoD'Incontro — annuska62 @ 01:44

Siamo arrivati anche quest’anno alla riunione di fine d’anno per l’analisi delle previsioni di bilancio e  la relazione degli ultimi sviluppi aziendali. Queste  riunioni sono sempre state difficili, ma quest’anno visto l’andamento generale, sapevo che si sarebbe trattato di una giornata alquanto drammatica. Armato di  pazienza infinita, ho varcato la porta carico di tabulati ricoperti da numeri, percentuali  e valutazioni da analizzare e da trasformare in azioni veloci e  decisive per affrontare questa crisi, che ormai da tempo ci sta stritolando.

Nella stanza non c’era la solita aria pesante, presente ormai da mesi,  gli imprenditori e i dirigenti che avevo davanti finalmente avevano una voce ferma, decisa, propria di chi ormai, ha tutta la situazione sotto controllo. Mi sentii quasi rilassato, ora potevo esporre la situazione a delle persone che avevano in mano la soluzione a tutti i problemi aziendali.

Dopo i primi minuti di presentazione però avvertii qualcosa di strano. Era una sensazione che mi metteva a disagio, qualcosa di impercettibile che però non riuscivo ad afferrare. Tutto mi crollò quando, finita l’esposizione, mi arrivarono le soluzione. Allora tutto mi fu chiaro. Non ero in presenza di grandi ed illustri manager, ma in un “meeting di malati di Alzheimer”. Si passò da un tragica realtà, ad un mondo dove nulla aveva più significato, dove l’astrazione e la fantasia avevano liberato i numeri, le percentuali da ogni valore obiettivo, da ogni significato economico.

Devo ammettere che più di una volta ho guardato la porta, pensando ecco qualcuno ora entrerà e mi dirà :”Sorridi, sei su scherzi a parte”, ma nessuno arrivò a risvegliarmi. Senza alcun rimorso assecondai le loro posizioni, ero nel mondo della fantascienza e del fantastico, non volevo assolutamente distruggere quel loro “gioco”. Non mi sconvolsi, anzi sorrisi quando uno di loro mi guardò con aria sognante e mi disse:

“…. , ma Lei che ci fa qui . Vada!!!!”

Uscii, ero dispiaciuto di lasciare il mondo effimero, ma sicuro di quella stanza. Incontrai nei corridoi gli sguardi interrogativi dei miei colleghi, convinti di  farmi rivelare la soluzione finale e decisiva della riunione, ma riuscii solo a dire “E’ fatta !”  Loro pronti ad abboccare, non sapendo cosa dire buttarono li:”Da quando???” Io ormai contagiato da smemoratezza e demenza degne di Dory risposi : “Da quando cosa???????”

Ps. Purtroppo quando la classe dirigente parla abbiamo il nostro bel d’affare per capire il loro linguaggio, sara’ il caso di fare un  bel corso di…….balenese

Breve riepilogo manageriale

(70%….5.000.000 ….no ma l’inflazione, …si ma il costo del lavoro e i ricavi non coprono, si, ma se rivendiamo,….aspettate… direi 200.000 ma potrebbero essere 1.500… se non fosse…. ) Ecco,  è proprio così, se non fosse che tutta questa incapacità ci porterà a perdere il posto di lavoro, vi troverei quasi,quasi …….. divertenti

12 novembre 2009

L’istinto materno e il primo bacio rubato.

Filed under: Lettere,PuntoD'Incontro — annuska62 @ 01:00

-Bouguereau_first_kiss

Dopo mesi di assenza eccomi a scrivere nuovamente, forse qualcuno ha gradito il mio silenzio, ma vedere che questo blog rimaneva immobile senza alcuna novità, mi ha spinto ancora una volta ad uscire allo scoperto, lasciandomi alle spalle un periodo non proprio felice.

E’ stato il periodo della “scoperta dell’istinto materno”.

Come????? Dopo 13 anni hai  scoperto finalmente l’istinto materno????

Ebbene si, fin dall’inizio mi sono sentita una madre diversa. Mi avevano detto che l’ istinto mi avrebbe ” investita” fin dal primo momento, o al massimo qualche giorno dopo, invece mi sono ritrovata con questa fagottina che sentivo gia’ una persona a se stante, indipendente, decisa, che non aveva bisogno assoluto di una ” madre felina “. Così per giorni, ho cercato nel suo sguardo di neonata, nel suo odore da latte, in ogni piega della pelle, nei suoi vagiti qualcosa che risvegliasse il mio istinto materno, ma purtroppo nulla. Io ero la madre, lei la figlia neonata-adulta.  Non voglio sembrare cinica, io l’ho amata, l’ho seguita, mi sono scontrata con lei senza però dipendere dall’istinto, infatti quello non c’era e non l’ho più cercato.

Eppure dopo 13 anni, in seguito ad un suo problema di salute, eccomi all’improvviso ingrovigliata, in un istinto materno che non mi lasciava neppure respirare. Il terrore che qualcosa potesse  “toccarla” o togliermela per sempre, mi  ha fatto quasi impazzire. Come una tigre in gabbia, ho affrontato visite ed esami, ho aspettato i risultati senza dormire e senza nutrirmi continuando con lei una vita fatta di scherzi , scaramucce e tanto amore, e senza farle respirare la mia angoscia,

Ora che tutto è passato, l’istinto non mi ha più lasciato. Fa parte di me.

Guardo negli occhi la mia bimba già donna, sarei pronta ad innondarla d’amore, vorrei proteggerla ogni istante, ma so che devo lasciarla vivere,  so che devo farmi da parte, per farla sbocciare, farla diventare quello che vuole, la farfalla che sempre ha sognato di diventare, proprio adesso che è il tempo dei primi baci rubati.

P.s. Biri: Vola farfalla è il tuo tempo ( quando vuoi, io ci sarò).

25 settembre 2009

L’importanza di essere in due (dedicata ad Annuska)

Filed under: AngoloRelax,Canzoni,Lettere,PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 09:11

Veramente a fare i conti noi saremmo in cinque. Siamo numerosi. Succede in qualche famiglia. Io e te siamo le sorelle. Un po’ mamme e un po’ amiche di questo altro mondo maschile. Oggi però che è il tuo compleanno devo, per forza, perchè ormai troppo tempo è passato, ringraziarti di essere la mia sorellina. Le cose non si capiscono subito. Prima eri troppo piccola. Poi crescendo ti sei data da fare per uscire nel mondo. Da timida ragazzina a donna ironica e colta. Io ero grande e dovevo pensare a te. Oggi sei grande e sei tu a pensare a me. Gran bella cosa quando si cresce, mi guardo bene dal dire: quando si invecchia, di trovare una spalla così vicina su cui poter contare. Abbiamo affrontato insieme molte prove. Ti credevo delicata, facile da spezzare ed eri una roccia. Ti credevo fragile , ed ero pronta  a difenderti  dalla vita e tu ti sei trasformata in un cavaliere impavido pronta a combattere al mio fianco. Che dire? E’ bello avere una sorella. E’ importante avere qualcuno con cui parlare, per raccontare anche le cose più stupide. E’ determinante sorridere di noi e degli altri, anche quando la vita ci prova. Riscalda il cuore sapere che sei a tiro di telefonata. Che su di te posso sempre contare.  Riscalda il cuore sapere che hai un grande cuore. E’ dolce sapere che basta solo una mezza parola e già sappiamo cosa fare.E poi oltre tutto mi hai dato Biri che adoro. Anche un pò figlia mia. Questa  non è cosa da poco non ti sembra? Ora vorrei anche parlare del fatto che mi piace anche quello che scrivi e quello che pensi, essere sorelle non vuol dire pensare alla stessa maniera, ma tra noi  anche questo ha un senso pur se non potevamo saperlo,  non era previsto nel libro della vita. Ricordo i nostri momenti: quando ti preparavi alla maturità e dicevi di essere tranquilla e saltavi dalla sedia quando i toasts uscivano cotti dal tostapane. Ricordo il tuo esame, io dietro a fare il tifo per te e tu lì a vincere la tua timidezza e la tua paura. Ricordo quando portasti quella sera il ragazzo dal sorriso bellissimo, l’ho saputo subito che era dei nostri. Ricordo la nascita di Biri e il tuo coraggio. Ti vedo al telefono ad annunciare una notizia funesta che non avrei mai avuto la forza di dare. Ancora ti penso a fare anche la mia parte, quando ero lontana e non sapevo che avrei dovuto e voluto tornare. Io e te una forza. Tu una forza più di me.

Insomma oggi 25 settembre 2009, oltre a farti i miei auguri di buon compleanno e di un felice futuro volevo dirti che io ho capito quanto è importante essere in due ad affrontare le burrasche della vita e di questo ti sono grata. Certamente ti sarò grata se, oltre alle burrasche, ci daremo da fare per trascorrere insieme anche i momenti di serenità e gioia. Che la vita ci conservi e conservi a lungo tutti quelli a cui vogliamo bene.

Con affetto Ross

23 settembre 2009

Cara Amica

Filed under: Canzoni,Lettere,PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 07:47

Rosanna

è triste svegliarsi al mattino e pensare che tu dormi ancora. Non è naturale. E’ duro saperti su quel letto dove un sonno infido non ti lascia spazio ai pensieri ed ai sogni. Ma davvero non sogni? Davvero non senti chi ti tiene la mano? O forse c’è solo quel filo di tepore che ti lega al mondo. Quello è il tuo filo d’Arianna. A quello sei legata. Ti tieni stretta a quel capo sottile e cerchi di trovare la strada per ritornare. Certo sai che il mondo al di là di quel varco ti aspetta, assieme all’affetto, al calore, ai sorrisi di chi ti vuole bene. Io oggi mi accorgo che il risveglio mi è naturale, che sono fortunata per una cosa da nulla, una cosa di tutti i giorni. Che posso pensarti, posso decidere di venire a trovarti stasera, assieme agli amici. Posso cantarti sottovoce la canzone che tu ci avevi promesso. Cantarla con la mia voce debole ed incerta e sperare di sentire ancora la tua voce che mi sostiene. Chiamarti a noi per darci una mano. Per riportarci il dono del canto e del sorriso ancora, insieme. Per ridarci  la profondità di un respiro, quel fiato che ci hai tolto quando quella notte i tuoi occhi si sono assentati un poco dalla vita.

Rosanna, amica mia, sentiamo la tua mancanza, la sentiamo con dolore e nostalgia. Non essere avara dei tuoi sorrisi dolcissimi. Riportaci la gioia e la voglia di fare cose insieme. Siamo qui tutti un po’ sgualciti ad aspettare il tuo ritorno. Non farci attendere. Prendi quel filo e tira. Noi siamo al di là di quel varco. Ascolta le nostre voci che ti chiamano. Ritorna al sole e riportaci il sole. Nulla è più uguale nell’attesa.

Io ci sarò

Ross

9 giugno 2009

Io ricordo Enrico

Filed under: DemocraziaAlFuturo,giovani,politica,PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 09:01

enrico

11 giugno 1984

Dopo pochi giorni è nato mio figlio. Era troppo vivo il ricordo di Enrico. Ci avevo pensato. Il nome glielo avrei anche dato, ma mi pareva troppo. Mi pareva indelicato.

Mi ricordo quel milione di persone che aveva affollato,in quel giorno di sole, le strade di Roma. Gente semplice, gente importante. Amici, conoscenti e popolo. Il rosso dominava. La commozione era forte e chiudeva le gole in silenzi imbarazzati.

Anche quella volta avevamo un grande Presidente, il più grande. Fumava la pipa e aveva visto una lunga vita. Lui ci ricordava la resistenza. Lui era commosso come tutta l’Italia.

Sono passati 25 anni. Mio figlio avrà 25 anni fra qualche giorno. Non si chiama Enrico solo perchè ho voluto che nessuno dei due si confondesse con l’altro. Oggi ricordo e penso se con lui a parlare a questo popolo disperso e avvilito, ci sarebbe potuto essere tanto scoramento. Avremmo avuto da subire ancora questa sconfitta di idee e valori.

La risposta io ce l’ho. Forse è solo un’idea balorda.  Forse è solo voglia di credere che la Storia avrebbe potuto essere diversa. Oggi quella storia me la racconto in silenzio, nei miei pensieri. Quella storia è andata perduta. Oggi è buio che promette il baratro. Quella invece  è fatta di sole e di bandiere che sventolano orgogliose del loro colore rosso. E’ fatta di popolo che fatica ma che sorride perchè sogna un futuro di pane e lavoro. E’ fatta di una moralità e correttezza che non lascia dubbi e che non cerca la via facile agli interessi personali. E’ fatta di comprensione e di progetti che raccontano anche la storia degli altri.

Ho visto il mio ragazzo, che non sa perchè non dovrebbe sapere, con le lacrime agli occhi a guardare il video del tuo funerale. Io riguardo ogni tanto il video del tuo ultimo discorso e non riesco mai ad arrivare alla fine. La tua fine, la nostra fine.

Io ricordo Enrico e mai come ora rimpiango.

14 febbraio 2009

Pensieri.

Filed under: PuntoD'Incontro — mt70 @ 09:03

Certe giornate iniziano in un modo e poi, senza un perchè, ti ritrovi a leccarti le ferite, e a scoprire che a metterci il dito sopra i lividi fanno ancora male, e anche tanto.

E allora pensi che l’armatura che vedi quando ti guardi allo specchio è di carta stagnola, e ti guardi con un sorriso beffardo, senza pietà.  Combatti con una lancia spuntata, e ti rimane solo la voglia di comprendere chi è come te. Tutti fuggono il dolore, non esistono eroi.

12 febbraio 2009

Io vivo in un paese di cui mi vergogno. E’l’Italia.

Filed under: politica,PuntoD'Incontro — unblogindue @ 13:22

Qualche giorno fa ascoltavo alla radio il programma “Condor”, su Radio Due, e i conduttori hanno chiesto agli ascoltatori se vivessero in un posto di cui si vergognano, a causa del suo nome.

Hanno chiamato gli abitanti di Bastardo, di Sesso, e via così. Ad un certo punto giunge un messaggio che dice:

“Io vivo in un paese di cui mi vergogno. E’ l’Italia.”

I conduttori non hanno potuto far altro che concordare, perché in questi giorni il nostro paese ci ha dato molto di cui vergognarci.

Avevo deciso di non scrivere niente in merito al caso di Eluana Englaro, per molte ragioni. Per rispetto, soprattutto. Ora però, a distanza di alcuni giorni dalla conclusione della vicenda, non riesco più a tacere.

Nonostante ormai si sia detto di tutto, molto più di quanto fosse necessario, ancora ci si accapiglia, ancora si ignora il desiderio di silenzio espresso dalla famiglia, ancora qualcuno si permette di strumentalizzare la vicenda.

Anche io, come l’ascoltatore di Condor, mi vergogno profondamente di essere italiana.

Mi vergogno per questo paese che muore ammantato da un velo di falsa moralità, che si lascia portare alla deriva da uomini indegni che ogni volta riescono a sembrare più stupidi di loro stessi.

Mi vergogno per un paese che non riesce a rispettare i diritti dei suoi abitanti, che non riesce a vedere tutte le differenze che lo animano, che pretende di ingraziarsi il favore dei potenti schiacciando sempre i più deboli.

eluana Mi vergogno per la profonda ignoranza dei miei connazionali, che sembrano aver perso ogni residuo di capacità critica, che si lasciano imbottire la mente da politici che manipolano e strumentalizzano ogni avvenimento e lo girano a loro favore. Mi vergogno perché pare che tutti abbiano perso l’abilità di mettere in discussione le cose dette dai potenti, perché tutti “si bevono” quelle che viene detto senza battere ciglio.

Mi vergogno perché dei personaggi di infimo livello, che si permettono di sedere nelle maggiori istituzioni della Repubblica, si fanno beffe di noi e pontificano su temi che raramente capiscono, di cui non sono in grado di stimare l’importanza. Persone a cui non affideremmo le nostre piante sono in grado, con la loro estrema ignoranza, di condizionare e rovinare le nostre vite, o quel che ne resta.

Mi vergogno perché un politico, un uomo, un padre, si è permesso di dire che Eluana era in grado di generare un figlio. Certo, il fatto che fosse priva di coscienza e quindi la procreazione potesse avvenire solo a seguito di una violenza non ha nemmeno sfiorato la sua mente. Questo è solo il frutto della sua delirante visione sulle donne, che sono solo contenitori: del pene prima, del figlio poi.

Discutendo con mio padre, che ha superato la sessantina e che ne ha viste di ogni colore, mi rendo conto che in me, che ho solo 25 anni, serpeggia un senso di delusione e di disincanto pari al suo, se  non maggiore. E questo è un male.

In questi giorni, non ho problemi a dirlo, ho veramente sofferto. Non solo per la cappa di malumore che regnava, ma anche per le innumerevoli discussioni in cui mi sono trovata. In ognuna di queste ho contato fino a 100 prima di rispondere, ma arrivata a 50 già mi sentivo esplodere.

Quello che mi ha ferita di più è vedere che le persone con cui parlavo avevano una visione della realtà assolutamente distorta, derivante solo dal bombardamento mediatico e televisivo. Persone che credono che Eluana sia stata condannata a morte, che sia stata uccisa, che ora chiunque si trovi nelle sue condizioni stia rischiando la propria vita.

Se solo aveste utilizzato un po’ del vostro tempo per informarvi meglio avreste compreso che non è affatto così, che nessuno invierà plotoni di boia nei corridoi degli ospedali per uccidere chi versa in stato vegetativo.

In un paese civile, ciò che l’Italia non è, ognuno di noi dovrebbe essere libero di decidere cosa fare della sua vita.

Ciò non toglie che la vita sia ciò che di più importante abbiamo, “sacra” per i cattolici. Sbaglia chi crede che i non cattolici dispregino il valore della vita. Io, personalmente, non credo in Dio, ma ciò non mi impedisce di attribuire un valore primario alla vita. Ecco, quella di Eluana non era vita e, nella mia visione ideale del mondo, lei aveva la libertà di decidere cosa fare di se stessa.

Ma qui no,in questo paese che crede di essere civile, io non posso disporre di me stessa. Posso disporre di tutto, dei beni materiali, dei pensieri, delle idee, ma non dell’unica cosa che possiedo davvero: il mio corpo.

Sono condannata al volere della politica che ha deciso che non potrò mai, in nessun caso, rinunciare all’alimentazione e all’idratazione. A mani estranee che violeranno la mia intimità quando non potrò ribellarmi.

Spero di non ritrovarmi mai in condizioni così gravi, ma se succedesse, per carità, portatemi in Olanda.

Ma quale verità, quale religione????

Filed under: PuntoD'Incontro — annuska62 @ 01:42

bolle

Alcune sere fa, mentre ascoltavo attentamente  mia figlia che  parlava della Rivoluzione Copernicana , di Galileo Galilei, e della  Santa Inquisizione, una serie di domande senza risposta hanno imbrigliato la mia mente. Mi chiedo, rileggendo  il passato ed il presente della storia dell’uomo che sembra ripetere all’infinito gli stessi errori, ed orrori, com’è possibile che nel 2009 ci siano ancora persone convinte di detenere la verità’ assoluta. E’ possibile che essere religiosi, deve per  forza coincidere con l’impossibilità di essere sfiorati dal dubbio? Io ho avuto un’educazione cattolica, ho seguito fino alla cresima corsi di catechesi, e fu proprio in quegli anni che qualcosa in me cambiò , fu la consapevolezza, che ad ogni domanda che ponevo, la risposta era una certezza , una verità assoluta, e fu proprio il dubbio ad  interrompere la mia fede, ed affossare  per sempre  il mio credo religioso.

Presi in prestito dalla religione alcuni concetti che elaborai,  e che porto con me ancora adesso

ama e rispetta il prossimo tuo come te stesso, e

 non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Partendo da questi due semplici presupposti mi sono trovata con uno spiccato senso della libertà e con una forte propensione a dissentire, quando qualcuno tenta di limitare la libertà altrui. Il mio dissenso, diventa qualcosa di più quando penso che gli insegnamenti di Cristo quali amare il prossimo,la pietà, il perdono,il sacrificio per gli altri, l’amore per la vita, e saper accettare la morte,sono stati manipolati a tal punto che oggi assisto attonita a dei” veri fedeli” sostenitori della pena di morte, sostenitori della purezza della razza, pronti a incarcerare, allontanare o addirittura bruciare chi non è come loro, rifiutare una cura o un pezzo di pane a chi non e’ suo pari, pronti a sparare per difendere la “propria roba”, pronti alla guerra per salvare i propri interessi. Ecco è a queste persone che mi rivolgo, uomini convinti di avere Dio dalla loro parte, persone che amano la vita, chi vi da il potere di iniziare una nuova crociata, quando siete i primi ad affossare e sotterrare  i principi fondamentali della  religione.

Chi vi da il diritto di decidere per gli altri, della vita altrui. Vi definite  unici difensori della vita, ma forse avete solo una paura fottuta della morte. Chi ama la vita rispetta ogni cosa, uomini. animali , natura, e per nulla al mondo cercano di violentarla, ne cercano di limitare la libertà altrui.

Ho la vaga sensazione, che non e’ l’amore per la vita che vi spinge verso il fondamentalismo di  unica verità assoluta , ma la rabbia, il rancore verso una vita che non vi ha visti fautori del vostro destino, sempre assoggettati al voler altrui, sempre pronti ad asservire senza  discutere, senza porre dei divieti ma facendoveli imporre.  Per questo vi chiedo di  fermarvi a riflettere un momento e riprendere in mano la vostra vita e i vostri credi.

Non lo chiedo per me , ma lo dovete al vostro Dio, che si e’ sacrificato per salvarvi .

23 gennaio 2009

Ho semplicemente cercato il nome Lisa in you tube

Filed under: AngoloRelax,Canzoni,PuntoD'Incontro — rossaurashani @ 19:03

Guarda che bella sorpresa!  Quando ho inserito il tuo nome cara Lisa in you tube, mi è uscito questo video.
Ti dedico questa canzone che s’intitola casualmente “Angel”  nome che in questi giorni va per la maggiore 😉 e che è cantata da non so chi (forse Rihanna) , ma che c’entra con il nome Lisa Lavie (nome che si può leggere anche Lisa La Vie ossia Lisa La Vita).
Lo spirito della ragazza è frizzante a dir poco, canta in modo straordinario e sopratutto mi ricorda tanto una mia amica che non è mai stanca e sempre sorridente.
Chi sarà?
Cara Lisa tanti e tanti auguri per il tuo compleanno e mi raccomando rimani sempre come sei, non sopporterei di doverti cambiare video e anche canzone, è toppo per i miei anni e le mie capacità informatiche 😀
Ti voglio un sacco di bene
Ross

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