Lettere Al Futuro

18 marzo 2010

Lettera ad una figlia che aspetta un bambino

“Sei tanto giovane. Sei troppo giovane!” Queste sono state le stupide parole che ho pronunciato quando con aria casuale mi hai detto: “Mamma volevo dirti che aspetto un bambino.” All’inizio mi è mancato il fiato e poi sono uscita con quella stupida frase che per te non ha alcun senso. Ci ho messo una vita a creare quel rapporto speciale che mi ha reso tua amica, anche se non proprio confidente. Ora mi gioco tutto in due secondi. Mi sento spaventata e scema. E’ sempre stato così. Ti ho seguita nei tuoi primi passi con un’apprensione immotivata. Tu nel mondo ci sapevi andare, tu non tremavi a vivere quanto tremavo io nel vedertelo fare. Ma sei così piccola, amore mio. Non bastano i tuoi venti anni a fare di te una donna.  Ti guardo e vedo  il tuo corpo da bambina, i tuoi sottili capelli che imbiondiscono al sole, la mascherina di lentiggini che sottolineano quel tuo sguardo luminoso color verde mare. Guardo l’espressione imbronciata della tua bocca infantile e le tue gote arrossate dall’emozione del momento. Ecco il segno che avevi solo una calma forzata e che non eri così serena come mi avevi dato a vedere. Piccola mia. Cuore mio. Vedo il tuo corpo oggi così puro, così pulito…ma domani tutto cambierà, domani sarà tutto diverso. Come faccio a dirti che un bambino cambierà la tua vita da sogno in realtà? Avrai la forza di affrontare il mare in burrasca? Perché lo sai che la vita promette sempre burrasca vero? Vorrei dirti: “Ripensaci piccola”. Ma dico solo: “Papà lo sa?” Tu mi guardi con quell’aria di superiorità che prendi sempre  quando mi vuoi far capire  che sono un po’ tarda di comprendonio. Certo che tuo padre già lo sa e che è gia tuo alleato. E’ sempre stato così da quando sei venuta al mondo. Sei nata e lui era già tuo. No, non temere. La mia non è gelosia, ho sempre amato chi ti ama e non importa se ti ama più di quanto ama me. Anche questo è essere madre. Lo imparerai anche tu. “Sei felice?” Tu chini la testa e arrossendo mi rispondi di sì. Allora ti prendo tra le braccia commossa. Sei la mia bambina, la mia donnina. Ti accarezzo i capelli che odorano di pulito. Sento nell’aria un odore famigliare, come di borotalco… mi riporta indietro nel tempo… Anch’io ero felice quando aspettavo te e quando sei nata ho passato tante notti insonni a vegliare i tuoi piccoli malanni di bambina. Ricordo il periodo che stavamo in ospedale ed io e papà temevamo per la tua vita… ma è acqua passata. Ora sei qui e anche noi ci siamo pronti a tutto per te, come sempre. Mi guardi e i tuoi occhi sono due stelle e dici: “Anche Manuel è felice!” Strano, mi ero dimenticata di lui. Anche il tuo ragazzo è tanto giovane, forse anche più di te. Che dire? “Senti, non preoccuparti di niente. Noi vi aiuteremo se ne avrete bisogno.” E Dio solo sa se ne avrete bisogno. Ad un certo punto ti allontani da me. Ti guardo stupita. Tu mi guardi un poco interdetta con quell’aria scocciata, che ti viene quando ti succede un inconveniente che già avevi previsto. Corri agile verso il bagno a vomitare. Inutile dire che la festa è cominciata. Come si fa presto a cambiare la vita quanto c’è un bambino in arrivo.

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8 gennaio 2008

Era il 2004

Filed under: Lettere — cuoremagico @ 07:01
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Era il 2004. Facevo ancora i conti con la mia infanzia e la mia adolescenza tormentate e scrivevo poesie… insomma, “poesie” è una parola grossa: componevo sciocchezze in versi. All’inizio dell’anno, tra gennaio e febbraio, scrissi una filastrocca che di lì a pochi mesi si rivelò profetica.

Seconda ballata del saggio pagliaccio

Era primo mattino,

il sole appena sorto,

nessuno in cammino

sulla strada del porto.

Sul mare verde e blu,

nell’aria rosa e bianca,

non vedevo ormai più

l’ultima stella stanca.

«Questa è ora di magia,

come all’imbrunire

quando il giorno va via:

c’è tanto da scoprire!».

Mi voltai per cercare

chi avesse parlato:

una voce dal mare?

Forse avevo sognato.

«Non guardare lontano

fino all’orizzonte.

Chi ti parla è vicino,

segue le tue impronte».

«Il mio amico pagliaccio!

L’amato cantastorie!»

esclamai nell’abbraccio

«Porti sempre baldorie?».

Trascorsero le ore,

cantando in allegria,

bimbi d’ogni colore

s’unirono per via.

Ballammo e ridemmo

fino a perdere il fiato;

allora ci accorgemmo:

il tempo s’è fermato!

«Spècchiati nelle acque,

mia piccola amica»

mi disse; e poi tacque

la saggia voce amica.

«Non capisco perché»

e mi misi a sedere

«Non so che cosa c’è

di nuovo da vedere».

Ma curiosa mi sporsi

sull’acqua trasparente

e allora mi accorsi,

ed era sconvolgente.

Non era più la mia

l’immagine riflessa,

vedevo una bambina,

non ero più la stessa.

Mi rivolsi di scatto

all’amico pagliaccio:

rideva come un matto

vedendomi in impaccio.

Non c’era più nessuno

dei bimbi accanto al mare;

il clown serio ed arguto

mi spinse a confessare:

«Come sempre hai capito

quello che ho nel cuore:

quel dolore sopito

che segue le mie ore».

Taceva il pagliaccio,

con lo sguardo profondo;

di nuovo sciolse il ghiaccio

che avevo nel profondo.

Piansi come una bimba

stringendomi al suo petto,

piansi tutta la rabbia,

l’inganno e il dispetto.

«Ti ho concesso il tempo

per piangere l’infanzia

che fu tradita un tempo.

Ma ora guarda avanti!

Il corso è ripreso

e non si ferma più:

il tempo che fu speso

non ritorna mai più.

Si sta alzando la luna,

con le stelle intorno,

se vuole la fortuna

sarai madre un bel giorno.

E se non permetterai

che il male ti corroda,

per i tuoi figli sarai

la voce che consola,

colei che sa guidare,

l’amica che consiglia,

colei che più sa amare

la vita che l’è figlia!». 

In ottobre arrivasti tu, mio splendido bambino!

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